Sull’orlo di una crisi di nervi

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Un italiano su tre soffre di attacchi di panico prima di affrontare una prova importante. Il motivo? La paura di essere giudicati. Strategie per non abbassare la guardia e vivere meglio

Adriano Celentano rifiuta da tempo proposte straordinarie che arrivano dagli Stati Uniti per il terrore di prendere l’aereo. Kim Basinger si è chiusa in casa per quattro mesi per la paura improvvisa degli spazi aperti. Barbra Streisand interrompeva spesso le sue esibizioni per forti crisi di panico. Paura, ansia e angoscia non colpiscono però solo i vip. Anzi. Un italiano su tre ha vissuto nella sua vita almeno un attacco di panico. Ci sono persone, e non sono poche, che hanno delle vere e proprie crisi di paura prima di affrontare qualsiasi prova. Studenti angosciati prima dell’esame, impiegati che si fanno sopraffare dalla soggezione durante una riunione con il capo e persino manager estremamente a disagio nella comunicazione con i loro subalterni. Venditori, professori universitari e addirittura speaker professionisti che hanno paura di parlare in pubblico.

Ma la cosa bella è che, vinto l’impasse iniziale, gli studenti superano l’esame, gli impiegati ricevono i complimenti dal capo, i venditori fanno presentazioni eccellenti, gli artisti ricevono applausi e gli sportivi sbaragliano gli avversari. Ma nonostante il successo, la volta successiva l’ansia torna a farsi sentire, uguale o anche più forte di prima.

Tutte queste situazioni hanno come comune denominatore la paura di essere giudicati dagli altri, di fare una brutta figura e sembrare ridicoli, o peggio, apparire degli inetti. Il colloquio, la riunione, la presentazione, perfino una telefonata importante vengono percepiti come pericoli, di fronte ai quali la mente e il corpo mettono in moto una serie di reazioni di difesa, che si traducono nei sintomi della crisi d’ansia che precede la prova.

Come riconoscerli? Tremore, sudorazione, brividi, tensione muscolare, difficoltà respiratorie, tachicardia e palpitazioni, disturbi gastrointestinali, capogiri, senso di affaticamento, pensieri negativi.

Anche se ciò accade sporadicamente, solo in determinate situazioni e con esiti comunque favorevoli, non è il caso di abbassare la guardia. Si possono sì trovare dei metodi “pronto soccorso” per superare la crisi momentanea, ma è sempre necessario indagare da dove nasce il problema.

Trascurare simili attacchi di paura con il facile alibi del «sono fatto così, sono timido, mi lascio prendere dall’emozione» può innescare un meccanismo di cronicizzazione dell’ansia. Chi soffre di questo disturbo può arrivare a provare un estremo disagio in situazioni normali come mangiare o bere in un luogo pubblico, rivolgere la parola a qualcuno o svolgere un qualsiasi compito quando si sente osservato, anche quando nessuno si cura di lui e del suo operato. Il sociofobico, è dunque un “perseguitato immaginario”, che ha sempre l’impressione che tutti lo guardino, pronti a giudicarlo. Nel caso del colloquio, del prendere la parola a una riunione o una presentazione, e nel caso delle performance artistiche o sportive è invece più appropriato parlare di “ansia da prestazione” che si fonda sul timore di una défaillance. Qui la minaccia è reale e non immaginaria, ma le regole per liberarsene sono le stesse. Anzi, proprio perché si combatte con un nemico che ha un nome e una faccia, si possono adottare tecniche mirate.

L’ansia sociale, che si stima affligga dal 3 al 16% della popolazione, insorge normalmente nell’adolescenza e, se non trattata, tende a protrarsi per tutta la vita, con livelli di gravità e manifestazioni variabili da persona a persona. Il punto cruciale è la paura di esporsi al giudizio e alla critica altrui, il timore di fare cose che possano creare imbarazzo e di essere quindi derisi o rifiutati. Che cosa si nasconde dietro il problema? Bassa autostima, estremo perfezionismo, traumi psicologici, paura del fallimento, di non essere all’altezza delle situazioni, insicurezze antiche. Si possono fare tante ipotesi, ma solo uno specialista è in grado di formulare una diagnosi esatta e indirizzare verso la terapia adeguata. Il disturbo, infatti, si può curare facilmente con una combinazione di trattamento farmacologico e psicoterapico, anche quando è presente da lungo tempo.

In un recente studio si è osservato che il 60% dei soggetti ha risposto positivamente alla cura nono-stante presentassero una grave fobia sociale da più di dieci anni. Ma se non si corre ai ripari, l’ansia sociale può diventare una compagna di vita pericolosa, che porta all’alcolismo (il bicchierino per darsi coraggio) al consumo di droghe, all’evitare occasioni sociali, alla rinuncia a opportunità professionali, all’isolamento e alla depressione.

Le pillole più efficaci contro la timidezza patologica sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, famosi per il trattamento della depressione), gli IMAO (inibitori delle monoaminossidasi, che hanno però effetti collaterali che obbligano a restrizioni dietetiche) e i RIMA (inibitori reversibili delle monoaminossidasi). Parallelamente ai farmaci, gli specialisti prescrivono una terapia cognitivo-comportamentale, che punta al trattamento diretto del sintomo, a correggere i pensieri negativi («non ce la farò mai») o disfunzionali («non posso fare il ridicolo») e a mettere la persona in grado di affrontare le situazioni di confronto temute. Per raggiungere questo obiettivo, si usano tecniche di sensibilizzazione, che sottopongono la persona a stimoli ansiogeni di crescente intensità mentre gli si associano pensieri positivi e sensazioni di rilassamento.

E comunque, anche a chi ritiene di essere semplicemente un soggetto “eccessivamente timido o emotivo”, gioverebbe un ciclo di sedute di psicoterapia per liberarsi del problema una volta per tutte. Così un corso di tecniche di rilassamento (yoga, training autogeno, meditazione…) è utile per imparare a dominare la crisi di panico quando si scatena. Succede infatti che alcune persone si impongano di calmarsi e distendere i nervi, senza però riuscirci. La conseguenza è che nel tentativo di rilassarsi si agitano ancora di più, e lo esternano inconsapevolmente. A quel punto, sì che appaiono goffe e ridicole, mettendo a rischio la buona riuscita della loro performance e facendo, questa volta davvero, la tanto temuta brutta figura.

cos’è il dap

quell’improvviso tuffo al cuore

Arriva senza preavviso, a volte si presenta in situazioni del tutto normali, come al tavolo di un ristorante, alla guida dell’auto, mentre entriamo in un negozio. L’attacco di panico (DAP) dà vampate e sudorazione. I sintomi, in dieci minuti, raggiungono la massima intensità. Poi se ne vanno, lasciandoci spossati. Quel che è peggio, però, è l’ansia anticipatoria: in pratica, la paura di nuovi episodi di panico spinge a evitare le situazioni associate agli attacchi. Così si evitano i ristoranti, la macchina,  i negozi affollati. L’ansia deve essere curata proprio perché finisce per limitare l’esistenza e le opportunità che potrebbero aspettarci dietro l’angolo.

nervi in fumo

Sull’orlo di una crisi di nervi, evitate di accendervi una sigaretta. Pare infatti che il fumo possa fungere da elemento scatenante inconscio di un attacco d’ansia. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Henry Ford Hospital di New York, studiando cinquemila fumatori e non. Il rischio di sviluppare crisi ansiose con difficoltà di respirazione (tipico fiato corto) è quattro volte maggiore in chi fuma rispetto a chi non lo fa o ha smesso. I fumatori incalliti, infatti, non avvertono più a livello conscio il senso di soffocamento che provoca una boccata di fumo, sensazione che invece si prova con le prime sigarette. Se la persona è incline a sviluppare attacchi d’ansia, il falso allarme di soffocamento che riceve inconsciamente aspirando il fumo, farebbe scattare la molla che dà il via alla crisi.

io penso positivo

alcuni “strumenti” utili per fronteggiare l’attacco quando si presenta

Mettete a fuoco l’interlocutore. Non focalizzate la vostra attenzione su di voi e le sensazioni del vostro corpo, ma concentratevi su chi vi sta di fronte e su quello che dovete dire.

Non pensate male. Cacciate dalla mente tutti pensieri catastrofici «non ce la farò mai, penseranno che non valgo niente» e sostituiteli con un mantra positivo: «ce la posso fare… ce la faccio… ce la farò».

L’onestà paga. Ammettete che siete “emozionati”. Gli altri se ne accorgeranno lo stesso e voi vi toglierete la preoccupazione di dover nascondere il vostro imbarazzo.

Un amuleto in tasca. Molti studenti che tremano di fronte all’esame sostengono che un sistema curiosamente efficace è quello di portare con sé un talismano, che può essere un oggetto portafortuna, o la stessa camicia o abiti del colore indossato a una prova superata brillantemente. Sarà…

Gocce e caramelle. Se già sapete che l’ansia vi farà “girare la testa”, tanto da temere lo svenimento, masticate tre o quattro mandorle caramellate. Anche una terapia con i fiori di Bach può essere utile nel gestire un attacco di questo tipo.

Cristina Galullo, Millionaire 4/2005

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