Te li do io i soldi

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Dedicato a chi vuole avviare un’attività in franchising e non ha il denaro per partire. Viaggio alla ricerca del finanziamento ideale. Dai parenti alle banche. Dagli istituti di credito privati a Sviluppo Italia

Voglio avviare un’attività in franchising: chi mi dà i soldi? Soldi per affittare o acquistare un locale, soldi per sistemarlo e attrezzarlo, soldi per pagare la fee d’ingresso al franchisor, la merce, i servizi (formazione, pubblicità…). Le prime fonti di finanziamento, in genere, sono parenti e amici. Ma spesso si ricorre alle banche. Molte elargiscono ai correntisti cifre contenute entro i 30 mila euro, ma gli interessi richiesti sono alti (circa l’8%). «I prestiti personali, anche quelli delle finanziarie, possono convenire quando si prospetta un business con investimenti contenuti e buona redditività. Qualcosa che permetta un ritorno in tempi brevi dell’investimento» afferma Luca Fumagalli, consulente franchisor e master per l’Italia di The Original Poster Company.

E’ possibile anche ottenere mutui o fidi bancari, concessi solo se l’aspirante imprenditore è considerato “solido”, ovvero se ha dei beni a garanzia del prestito. In ogni caso, la banca analizza attentamente il business plan, per valutare il rischio d’impresa.

Se l’idea piace, il mutuo è erogato e l’interesse si abbassa fino al 3,5-4%.

Nel mondo del franchising, ci sono agevolazioni in più. Caso esemplare è quello di UniCredit Banca (tel. 051 640.4427, giorgio.canino@unicredit.it), che ha creato nel ’99 il “Servizio Franchising”, per fornire soluzioni finanziarie alle reti. «Siamo in grado di riservare ai nuovi affiliati alle reti convenzionate un accesso facilitato al credito bancario, entro dieci giorni dalla richiesta del franchisee. I finanziamenti coprono il 60-70% degli investimenti di start up e hanno durata in linea con quella del contratto di affiliazione» spiega Alberto Giovannelli, responsabile dello sviluppo nuova clientela di UniCredit Banca. «Abbiamo finanziato mille nuove attività. I nostri esperti commerciali e creditizi valutano il “valore” della formula che consente alla banca di stimare l’importo di credito accordabile al franchisee in fase di start up, quindi in assenza di bilanci o dati storici economici» spiega Giovannelli. Anche il franchisee è analizzato, prima del finanziamento. «Deve avere le caratteristiche di solvibilità richieste dal sistema bancario (assenza di protesti…), ma per l’importo del fido calcolato non sono richieste garanzie reali. Se è già imprenditore, invece, si analizzano anche i dati economici dell’attività svolta».

Ma i buoni progetti in franchising non convincono solo gli istituti di credito privati. Anche lo Stato si è fatto conquistare dal sistema “affiliazione”, riconoscendolo come un valido mezzo di avviamento d’impresa, tanto da destinare 150 milioni di euro, con l’ultima Finanziaria, all’aiuto dei nuovi franchisee. Della concessione dei finanziamenti, si occupa Sviluppo Italia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa, dal 2001 (anno in cui è stato varato il Regolamento di attuazione del D.Lgs 185, che al Titolo II regolamenta le agevolazioni per il Lavoro Autonomo, la Microimpresa e il Franchising). Dopo circa tre anni di stallo, per motivi politici e di ristrutturazione interna, dal 2004 Sviluppo Italia è partita a pieno ritmo su un doppio fronte: da una parte vaglia franchisor che chiedono di essere accreditati, dall’altro analizza aspiranti imprenditori, cui può concedere agevolazioni finanziarie fino a 100 mila euro. I finanziamenti a tasso agevolato e a fondo perduto coprono anche il 100% degli investimenti. Ci sono inoltre contributi a fondo perduto per le spese di gestione. «Sviluppo Italia a oggi ha ricevuto oltre 850 domande e approvato 95 progetti. Abbiamo stipulato convenzioni con 17 franchisor e avviato 60 nuovi punti vendita, per un impegno di spesa che supera gli 11 milioni di euro» afferma Massimo Caputi, amministratore delegato di Sviluppo Italia. I tempi per accedere ai finanziamenti non dovrebbero superare i tre mesi. L’accesso è limitato a disoccupati e non include imprenditori.

Questo potrebbe indurre qualcuno a cercare escamotage, tipo intestare la nuova impresa a un familiare disoccupato, mentre l’imprenditore vero sta dietro? «C’è una legge che stabilisce quali siano i requisiti formali di chi accede alle agevolazioni. Inoltre è il franchisor stesso che fa una verifica su chi si propone e, già dal primo incontro, è lui che interpreta e valuta le competenze. Per questo molti progetti di aspiranti franchisee sono bocciati. Dunque l’escamotage, se anche ci fosse, non avrebbe possibilità di durare a lungo» conclude Caputi.

che cosa fare in pratica

Requisiti: Per ottenere un finanziamento da Sviluppo Italia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa, bisogna essere maggiorenni, non occupati da almeno sei mesi, residenti in aree svantaggiate (elenco su www.territori.sviluppoitalia.it) e affiliarsi a un marchio tra quelli qui sotto.

I marchi: Beghelli, www.beghelli.com

Biolab, www.biolab.it

Bricofer, www.bricofer.it

Bucalo, www.mediconf.it

Buffetti Business, www.buffetti.it

Cannella, www.cannella.com

C’Art, www.c-art.it

Enel.si, www.enel.it

EsseDi Shop, www.essedi.it

Gastone Immobiliare, www.gastone.it

Genius Point, www.geniuspoint.it

Intrage, www.intrage.it

Kasanova, www.kasanova.it

Mail Boxes Etc., www.mbe.it

NaturaSì, www.naturasi.it

Play Planet, www.playplanet.it

Tuo Discount, www.gruppotuo.com

La domanda

Per richiedere i finanziamenti di Sviluppo Italia, compilare la domanda disponibile sul sito www.sviluppoitalia.it e inviarla alla Funzione Franchising, presso: Sviluppo Italia – via Boccabelli, 30 – 00143 Roma.

 

io ce l’ho fatta così…

«Avevo 19 anni quando ho presentato la richiesta di finanziamento a Sviluppo Italia. Oggi, a 22, ho il mio negozio di informatica» racconta Elettra Rubele, affiliata Essedi Shop di Anzio (RM). «C’è voluto l’aiuto della mia famiglia, che ha anticipato soldi, e un iter burocratico stressante, ma ne è valsa la pena. Sviluppo Italia mi ha dato la prima tranche di denaro nel gennaio 2004. Ho aperto a marzo. Ho ricevuto tutto l’importo che avevo preventivato con il mio business plan: circa 87 mila euro, in parte a fondo perduto, in parte da rendere in sette anni all’1%. Sviluppo Italia paga anticipatamente anche le spese di gestione del primo anno (25 mila euro). Ma solo dopo la presentazione delle fatture quietanzate. La cifra mi ha fatto comodo per pagare l’Iva (circa 19 mila euro) e la prima fornitura di merce (30 mila)».

INFO: tel. 06 9848216.

Silvia Messa, Millionaire 1/2005

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