Tipi da spiaggia

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C’è chi ha portato un angolo di Marocco in Liguria. Chi punta tutto sulla notte. Chi offre solo sushi. E chi ha messo una vasca idromassaggio nella sabbia. Risultato? un business che rende. Ecco come si avvia uno stabilimento balneare

Aprire una spiaggia e diventare ricco? Si può, anche in Italia. Dopo Ibiza e Saint Tropez, i litorali nostrani sono diventati il centro della movida estiva. E si distinguono già dal nome esotico. I più in? Essaouira, Twiga Club, Papeete Beach, Hot Lounge… Niente di più lontano dai vecchi “Bagni Marinella”. Eppure siamo in Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Sicilia. Accanto ai top, migliaia di piccole attività balneari con tutti i numeri in regola. Le cifre del settore: 6.500 imprese, 60 mila addetti, 1,5 miliardi di euro il fatturato annuo. Un business a prova di crisi? Sì, perché si rivolge a consumatori di tutte le età, anche stranieri. Le opportunità sono molte, anche per chi non rischia in proprio. Nuove professioni stanno diffondendosi sempre più, come i direttori di stabilimento, responsabili della gestione dell’impresa “spiaggia”, e gli ispettori, che si occupano della supervisione di tutte le attrezzature, dalle docce ai quadri elettrici. Ma la fortuna bacia chi rischia sul nuovo. Gli stabilimenti del 2004 sono lontani anni luce da quelli a conduzione familiare, tanto in voga fino agli anni ‘80. «Le strutture di accoglienza moderne – spiega Renato Papagni, presidente della Federazione italiana imprese balneari – sono più flessibili alle esigenze di un turismo giovane e improntato al mordi e fuggi. La formula più diffusa per le nuove aziende infatti è quella della “spiaggia libera attrezzata”, in cui il noleggio delle sdraio non è obbligatorio per il pubblico, perché l’attività si basa sull’offerta di servizi». Come avviene presso l’Hot Lounge di Riccione (RN, tel. 0541 641254), spiaggia aperta 24 ore al giorno che può ospitare fino a 500 persone. «Abbiamo un edificio centrale dedicato alla ristorazione – spiega Pasquale Bray, il titolare – ma dal tramonto in poi creiamo tante zone diverse, per l’aperitivo o la zona dance, innalzando una tenda bianca. Ovviamente, qui si balla tutta la notte».

Ma come si apre una spiaggia? Due le strade. La più semplice è anche la più costosa: consiste nel pagare la buonuscita al titolare di uno stabilimento già esistente, per acquisire la concessione demaniale dell’arenile. I prezzi? «In generale, si paga il doppio o anche il triplo del fatturato aziendale annuale» spiega Papagni. Più accessibile la strada dei bandi pubblici, indetti dalle varie Regioni a scadenze purtroppo irregolari, in cui sono messe a disposizione le aree demaniali non ancora sfruttate. «In questo modo, è possibile avviare una spiaggia di cinquemila metri quadri con 100 mila euro, che comprendono l’allestimento di un piccolo chiosco e l’acquisto di 300 lettini e ombrelloni» dichiara Papagni. Le attrezzature si possono acquistare presso le fiere di settore come Balnearia. Importante la pianificazione del lavoro: la stagione inizia in maggio, ma ci vuole circa un mese di lavoro per organizzare tutto, dalla pulizia della spiaggia all’ingaggio di quelli che una volta si chiamavano bagnini. Oggi sono “assistenti bagnanti”, hanno conseguito un brevetto di soccorso e guadagnano 1.300 euro netti al mese. Sono finiti i tempi dell’improvvisazione. Per chi è alle prime armi, la Confesercenti (www.confesercenti.it) organizza corsi di formazione a 360 gradi, per insegnare modelli di gestione, strategie di marketing e normative. «Il titolare di una spiaggia è un vero e proprio manager, che ha a che fare con istituzioni diverse: Comune, Regione, Demanio, Asl, Capitaneria di porto, vigili, Nas» commenta Papagni. Altre difficoltà? Alcune imprevedibili, come il tempo atmosferico. Bastano due-tre settimane di pioggia per compromettere il fatturato. Per ovviare alle spiaggie chiuse di giorno, c’è chi ha già pensato a sfruttare la notte. Iniziative del dopocena, concerti in spiaggia, serate a tema saranno il trend della prossima stagione. Senza contare la ristorazione. Le iniziative al bordo del mare hanno quasi sempre successo. Se non fai errori grossolani nel menu, basta la posizione a fare il tutto esaurito. Una storia modello? Quella di Clandestino Sushi Bar (www.madonninadelpescatore.it/clandestino.html) alla Baia di Portonovo (AN): un locale di 12 metri quadri dedicato al sushi all’italiana. «E’ il classico bar da spiaggia, con una particolarità: la sera, si mangia pesce crudo» spiega il titolare Moreno Cedroni. Ma da dove arriva il guadagno di una spiaggia? Le attività sulla sabbia, dalla lezione di acquagym alla ristorazione, rappresentano il 50% del fatturato di uno stabilimento, mentre l’altra metà è costituita dal noleggio di sdraio e ombrelloni, variabili dai nove euro giornalieri in Calabria e Sicilia fino ai 21 in Liguria e Toscana. Qualche cifra indicativa? Una spiaggia di cinquemila metri quadri, in cui lavorano otto persone e dove c’è un chiosco per la ristorazione, fattura 80 mila euro circa a stagione e ne impiega 40 mila per coprire le spese. Ma c’è chi fa cifre a più zeri. Trovare un’idea forte su cui puntare può far decollare da subito gli affari. E’ il caso di Essaouira Lounge Beach (www.essaouira.it), una spiaggia situata tra Albenga e Alassio (SV), ma comparsa su tutti i media nazionali. «L’idea azzeccata è stata puntare sull’etnico, dalle cabine alla ristorazione. Il primo anno, nel 2002, Essaouira era in versione Marocco. Poi nel 2003 è stata la volta del Kenia» racconta il titolare Paolo Viglino, ex-commercialista passato al business del mare, ora impegnato nell’apertura di un’altra spiaggia, tutta giocata sull’arredamento vintage. «Per il 2004? Tutto sarà rinnovato ancora una volta: ogni fine stagione, vendiamo tavoli, sedie, divani e lettini per offrire una suggestione sempre nuova» spiega Viglino. Chi entra a Essaouira rimane folgorato da un ambiente unico, che non ha pari negli altri stabilimenti della zona. Eppure, Viglino ha fatto tutto da solo, seguendo un’idea di business precisa e diversa dalle altre: grande atmosfera, molta musica, tante feste a tema. Fatturato? Più di 300 mila euro a stagione.

Sempre sull’originalità punta il modaiolo Panasia Beach (tel. 0942 23170) di Taormina (ME), buttando quattro immensi divani direttamente sulla spiaggia, mentre il successo del Bau Bau Village di Albisola (SV), spiaggia dedicata ai quattrozampe, sta nell’aver individuato una necessità di mercato non ancora soddisfatta. Dichiara la titolare Elisabetta Dall’Orto: «Quella che era partita come un’area di otto ombrelloni, in breve tempo ha assorbito tutto lo stabilimento già esistente, pari a quasi quattromila metri quadri».

Chi vuole aprire una spiaggia dedicata al fitness può ispirarsi al Papeete Beach di Milano Marittima (RA, www.papeetebeach.com), che ha installato sulla sabbia una vera e propria palestra e una piscina. E per chi passa da Marina di Pietrasanta (LU), l’attrazione sulla battigia è il Twiga Club (www.twigaclub.it), ideato dal giornalista Paolo Brosio, l’imprenditore Flavio Briatore e l’allenatore Marcello Lippi. La loro presenza nel ristorante e nella discoteca dei bagni è più che sufficiente ad attirare Vip e una nutrita folla di curiosi. «Ma il Twiga si distingue anche per l’arredamento – spiega l’organizzatrice Francesca Tana – che, a differenza delle altre spiagge, è in stile coloniale: abbiamo lettini in legno, tappeti persiani, tettucci in paglia, tende arabe». Chi noleggia una tenda ha a disposizione un telefono con cui ordinare i pasti, oltre alla musica in filodiffusione. Gli affari? Devono andare bene, tanto che gli organizzatori preferiscono non svelare nemmeno i prezzi di ingresso…

in costume sulla Senna

Nel 2003 è stato un successone. E quest’anno ci sono tutti i presupposti per fare il bis. Il Lungosenna di Parigi è stato attrezzato con tende a strisce, sabbia e 300 sdraio. Risultato: la cosiddetta “Paris Plage” (qui a fianco), un chilometro di marciapiede che dà l’impressione di essere al mare. Numerose le attrazioni di contorno: dal torneo di pallavolo, ai concerti notturni, ai bistrot all’aperto, fino agli ambulanti che intrattengono il pubblico con spettacoli improvvisati. Costata un milione e mezzo di euro, Paris Plage ha raccolto sovvenzioni da molti sponsor e ha rappresentato una buona soluzione per chi non poteva permettersi l’estate al mare. Unico inconveniente: le acque della Senna non consentono la balneazione… INFO: www.paris.fr/FR/actualites/paris_plage

Maria Spezia, Millionaire 4/2004

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