Eucardia, la startup per i malati di cuore, vince il Premio Marzotto

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Foto di Davide Bartolai

300mila euro per la startup che ha sviluppato un dispositivo innovativo per l’insufficienza cardiaca.

Un’idea rivoluzionaria, in grado di migliorare la vita di chi soffre di insufficienza cardiaca, la competenza di un cardiochirurgo e la «follia imprenditoriale» di una figlia. Ecco le carte vincenti di Eucardia (foto di Davide Bartolai), una startup innovativa cresciuta tra Modena e Milano, che, alla sesta edizione del Premio Gaetano Marzotto, si è aggiudicata l’ambito Premio per l’Impresa: 300mila euro più un percorso di affiancamento con CUOA. I fondatori di Eucardia sono il professor Roberto Parravicini, cardiochirurgo di Milano e ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia, e la figlia Francesca.

Com’è nata Eucardia?

«Tutto nasce tra 2013 e 2014 dall’idea, poi brevettata, di mio padre, cardiochirurgo di Milano, che ha operato più di 10mila persone tra Italia e Stati Uniti. Ha inventato un dspositivo rivoluzionario. Per svilupparlo ho pensato di creare una startup. Vengo dal mondo dell’editoria e della comunicazione, ma ho sempre avuto lo spirito imprenditoriale. Nel team, fin dal primo giorno, c’è anche il Ceo Marco Bottaro e la project manager Caterina Turrisi».

Come funziona il dispositivo e perché è così rivoluzionario?

«L’insufficienza cardiaca è una malattia cronica e progressiva. Il cuore non riesce a pompare sangue a sufficienza. Quando la malattia è a uno stadio per cui i farmaci non bastano ma non è possibile effettuare il trapianto di cuore, si ricorre a dispositivi di assistenza ventricolare (Vad). I Vad sono invasivi, sono alimentati elettricamente e dipendono da un’unità di controllo esterna, che rende elevato il rischio di sepsi (setticemia). Il nostro Heart Damper non ha bisogno di cavi, batterie o unità esterne. Funziona sfruttando la potenza contrattile residua del cuore. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti, rendendoli autonomi e attivi».

Foto di Davide Bartolai
Foto di Davide Bartolai

Come impiegherete le risorse offerte dal Premio Marzotto?

«Per quanto riguarda i servizi di affiancamento dobbiamo valutare il percorso da seguire insieme alla Fondazione CUOA. Il premio in denario invece ci servirà per proseguire con la ricerca. Sottoporremo il dispositivo alle prove fisiche meccaniche di durata. Dobbiamo dimostrarne efficacia e sicurezza, e proseguire con i test, prima di presentarci al mercato degli stakeholders della sanità. I 300mila euro ci permettono di prendere una pausa anche dalla raccolta di fondi che è una delle principali preoccupazioni di ogni startup».

Avevevate ricevuto altri investimenti?

«Sì, in tutto abbiamo raccolto un milione di euro da investitori privati e venture capital».

Che cosa insegna la vostra storia?

«Per farcela serve un’idea davvero rivoluzionaria. In più, nel nostro caso, abbiamo unito la competenza di mio padre e la mia follia imprenditoriale. Le cose belle succedono, l’importante è non autolimitarsi, non mettersi paletti, pensando che sia impossibile raggiungere il tuo obiettivo».

Info: www.eucardia.it

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