Unicorni e altre stranezze: le nuove parole delle startup

Negli anni il glossario economico si è sempre arricchito di nuovi termini, e se fino a poco tempo fa la parola “unicorno” era relegata a qualche racconto fantasy, oggi è parte integrante del vocabolario delle startup.

La crescita delle aziende può essere suddivisa in fasi e, a seconda del valore economico che assume, guadagnarsi una sorta di titolo d’onore. Ma andiamo con ordine.

Il termine unicorno fu inventato nel 2013 da Aileen Lee, founder di Cowboy Ventures, un fondo di venture capital. Il fondo iniziò ad utilizzare la parola per descrivere tutte le aziende valutate per più di un miliardo di euro, la parola ebbe una tale popolarità al punto di essere utilizzata da tutti gli operatori del settore. Negli ultimi anni il termine si è evoluto assumendo più sfumature e dando vita ad ulteriori neologismi:

 

Unicorn

La versione primordiale, il neologismo che ha dato inizio a tutto.

Il traguardo a cui la maggior parte della startup ambiscono, in Italia uno degli ultimi esempi è Scalapay, con l’ultimo round da 497 milioni di dollari chiuso a febbraio 2022. La prima startup a diventare unicorno in Italia fu Yoox, e-commerce fondato da Federico Marchetti.

 

Minicorn

Vengono definite Minicorn tutte le aziende che sostengono dei costi superiori al milione di euro. Hanno le potenzialità per diventare unicorni, ma necessitano di alcuni miglioramenti.

 

Soonicorn

Il nome lascia poco spazio all’immaginazione, “soon to be unicorn”, con il potenziale per diventare unicorno a breve (soon).

I Soonicorn società che principalmente finanziate da un Angel Investor o da un venture capitalist che procedono ai finanziamenti osservandone le potenzialità all’interno del mercato di riferimento.

 

Decacorn

Con il termine Decacorn ci si riferisce alle stratup con una valutazione che supera i 10 miliardi di dollari, come la stessa parola ci suggerisce: dieci volte unicorno. Essere Decacorn è un primato, esistono infatti solamente 15 aziende decacorn in tutto il mondo, 10 di queste sono americane.

 

Hectocorn

Coincide con la dimensione più grande che una startup può assumere. 100 miliardi, questa la valutazione necessaria per potersi definire un Hectocorn, gli esempi sono pratici e conosciuti da tutti: Apple, Google, Microsoft, Meta, Oracle, Cisco. Non startup comuni ma vere e proprie eccezioni alla regola.

Un insieme di status cha va al di là delle semplici definizioni, ma che contribuiscono all’arricchimento di un linguaggio economico ormai più colmo di inglesismi.

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