Bending Spoons acquista Evernote

751

Dopo oltre vent’anni di alti e bassi, Evernote fa il passaporto italiano e punta alla ripresa del mercato con nuove tecnologie.

 

Evernote, l’App per prendere appunti e gestire le attività, è stato acquistata da Bending Spoons, lo sviluppatore di App con sede a Milano. La novità è stata dichiarata in un post sulla redazione di Evernote, in cui il CEO, Ian Small, ha affermato che Bending Spoons assumerà la proprietà di Evernote in una transazione che dovrebbe concludersi all’inizio del 2023. «Per Evernote, questa decisione rappresenta un passo strategico in avanti nel nostro viaggio per diventare un’estensione del tuo cervello» ha scritto Small. «La collaborazione con Bending Spoons accelererà la fornitura di miglioramenti tra i nostri team, offerte professionali, personali e gratuite».

L’amministratore delegato di Bending Spoons, Luca Ferrari, ha affermato che Bending Spoons, applicherà le sue “tecnologie proprietarie” a Evernote per “aumentarne l’utilità” e “rafforzare la sua portata”.

«La nostra missione in Bending Spoons è quella di avere un impatto positivo e duraturo sui nostri clienti, sui nostri compagni di squadra e sulla società in generale. Ogni giorno, milioni di persone in tutto il mondo si affidano a Evernote per organizzare la propria vita. In quanto tale, Evernote si adatta perfettamente al portafoglio di Bending Spoons e siamo lieti di poter servire la sua vasta e fedele base di clienti».

 

La fine di un’epoca durata 20 anni

Nata nel 2000, Evernote è stata per vent’anni un software di gestione di appunti, diventando nel tempo un vero e proprio sostegno per la memoria di molti di noi. Il percorso di Evernote, però, non è certo stato tra i più lineari. Fondata dall’imprenditore russo-americano, Stepan Pachikov, Evernote è partita sviluppando un software di riconoscimento della grafia per Windows e un app per prendere appunti ritagliando pezzi di testo direttamente dal web. Nel 2007, sotto la guida del CEO Phil Libin, ha spostato poi la sua attenzione da Windows al Web, focalizzandosi anche sugli smartphone e sul Mac. Una strategia apparentemente vincente, almeno fino al 2010, quando Evernote ha cominciato a raccogliere centinaia di milioni di dollari aumentando il proprio capitale di rischio e accogliendo all’interno della compagine sociale attori come Sequoia, Meritech Capital e la società di media giapponese, Nikkei.

 

Fin qui tutto bene direte; il servizio web, infatti, nei primi 3 anni ha acquistato 11 milioni di utenti arrivando a una valutazione di quasi un miliardo di dollari. Peccato che dal 2015 però, le cose abbiano cominciato a vacillare. Il COO nominato nel giugno 2015, se n’è andò dopo pochi mesi. Nel frattempo, Libin strinse partnership con marchi di beni fisici come Moleskine e Pfeiffer, lanciando linee di accessori con marchio Evernote che però non sono andate come previsto.

 

A luglio 2015, l’ex dirigente di Google Glass O’Neill sostituì il CEO di Evernote, licenziando al contempo il 18% del suo personale, chiudendo ben 10 degli uffici globali. Infine, nel 2018 Evernote tagliò molti dei suoi alti dirigenti, dando la guida dell’azienda nelle mani di Small, ex CEO di ToxBox. La strategia, che in parte ha funzionato, portò Evernote a raggiungere 100 milioni di dollari di entrate e oltre 250 milioni di utenti, ma, nonostante ciò, non è riuscita a tenere il passo di concorrenti come Notion, il quale si è concentrato maggiormente su un modello freemium incentrato sul consumatore.

La fine di quest’era si conclude oggi, con un’acquisizione da parte di Bending Spoons, che si pone l’obiettivo di riportare Evernote a cavalcare il mercato come ha già fatto in passato.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteIl valore aggiunto del Business Process Outsourcing
Prossimo articoloPNRR: la grande sfida parte dalla digitalizzazione