Cecilia Nostro, co-founder di Friendz e imprenditrice a 27 anni

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Dal posto fisso in una multinazionale alla scelta di avviare una startup innovativa, che dà lavoro a 20 persone. Età media: 23 anni.

A soli 27 anni Cecilia Nostro, giovane imprenditrice piemontese, è tra le 100 donne più influenti del settore digital in Italia. Nel 2015 ha fondato Friendz, insieme ad Alessandro Cadoni e Daniele Scaglia. Una startup valutata 2 milioni di euro e un’app che mette in contatto grandi brand e persone comuni. Funziona così: l’utente riceve istruzioni per partecipare a una campagna pubblicitaria online. Posta una foto sui social e riceve crediti da spendere online, in base al numero di like e commenti.

Che cosa ti ha spinto a fare impresa a 25 anni?

«Sono cresciuta in un paesino vicino Alba. Ho studiato Economia a Torino. Dopo la triennale ho deciso di partire. Volevo imparare bene l’inglese per poter seguire un master. Così sono stata un anno a Londra. Poi mi sono iscritta a un double degree internazionale, in Svizzera e Sud America (Argentina e Brasile). Ho sempre seguito i corsi di imprenditoria, perché per natura mi sento più vicina all’imprenditore che al manager. Vengo da un territorio in cui c’è un grande tessuto imprenditoriale. E il viaggio in Sud America mi ha davvero ispirata. Ho conosciuto tanti ragazzi con grinta, passione, il fuoco delle startup negli occhi».

Hai lavorato anche come dipendente?

«Sì, tornata in Italia ho trovato lavoro in una multinazionale, ma è stata un’esperienza brevissima. Non mi sentivo portata per quell’ambiente. Sono una persona energica, lì mi sentivo limitata. Avevo la sensazione che stessi sprecando le mie energie. Così mi sono iscritta a un corso di imprenditoria (Innovaction Lab). Lì, a un aperitivo, ho incontrato Alessandro, ingegnere gestionale, e Daniele, ingegnere industriale. Ci siamo trovati subito in sintonia. Io mi occupo di relazioni, vendita alle aziende e partnership».

Com’è nata l’idea?

«Mi ha sempre appassionato il digital marketing, l’uso dei social nel business, per le aziende che vogliono comunicare. Su Facebook ci sono 800 milioni di persone che ogni giorno postano foto e involontariamente raccontano un brand. D’altra parte anche le aziende hanno bisogno di allargare il reparto marketing a persone che possano distribuire contenuti di qualità in modo spontaneo. Ecco da dove nasce l’idea».

Come l’avete finanziata?

«Abbiamo ricevuto 90mila euro da un business angel che ha investito sull’idea. In quel momento avevamo solo una presentazione in power point. Poi abbiamo chiuso un round di investimento di 300mila euro da Triboo (azienda leader nel settore digital)».

E i primi clienti?

«La promozione è stata davvero incredibile. Sono stata mesi a spiegare il valore di ingaggiare persone comuni. Cercavamo i responsabili del marketing delle grandi aziende ovunque. Ci appostavamo nei parcheggi, agli ingressi delle aziende, andavamo a eventi dove sapevamo di poterli incontrare. Abbiamo venduto la prima campagna prima ancora di averla realizzata. Avevamo venduto un’idea. Ci siamo messi subito al lavoro per realizzarla. La ricerca di utenti invece è stata molto più spontanea. Promuovevamo Friendz sui social. E una cosa su cui abbiamo puntanto fin da subito è stato il Customer care. Rispondiamo sempre, giorno e notte. Siamo arrivati a 100mila utenti. La crescita è stata veloce, anche più di quanto potessimo immaginare, e dopo tre mesi abbiamo cercato creativi e sviluppatori. Anche i nostri processi di selezione sono stati “disruptive”».

In che modo?

«La prima volta, al posto del colloquio, abbiamo organizzato una festa e dei giochi di ruolo per vedere la capacità dei candidati di reagire alle situazioni e interagire con gli altri. La selezione si è conclusa in una escape room. La seconda volta abbiamo organizzato una caccia al tesoro per le vie di Milano. Il nostro segreto è innovare in ogni processo. Ogni azienda deve essere unica. Solo così crei coesione. I dipendenti si sentono parte di un progetto, di una storia, condividono la nostra stessa passione».

Da chi è composto il team?

«Oggi Friendz ha 20 dipendenti, età media 23 anni. Lavoriamo e viviamo tutti insieme nella stessa casa. C’è un bellissimo clima. Io, Daniele e Alessadro vogliamo dare un esempio di passione e dedizione. Lavoriamo a un sogno. Il cervello non si spegne mai. Abbiamo dipendenti supertalentuosi. Loro credono nelle nostre capacità e noi abbiamo la responsabilità di tenere sempre il ritmo. È come avere una macchina veloce: dobbiamo essere all’altezza di guidarla, fare quindi i conti con investitori, costi, fatturato».

Da dove arrivano i guadagni?

«Vendiamo campagne pubblicitare alle aziende (anche attraverso centri media). Gli utenti invece ricevono dei crediti che possono spendere su siti di e-commerce nostri partner. Ma per la community quello che conta di più non è il guadagno, ma il fatto di essere parte della grande campagna di una grande azienda, di essere creativi e far parte di un gruppo. Sono soprattutto donne, tra i 30 e i 35 anni. Da gennaio a oggi abbiamo ricevuto 1,5 milioni di foto. Ci arriva una foto ogni 4 secondi. E puntiamo a chiudere il 2016 con 1 milione di fatturato».

Progetti?

«Siamo stati a Londra e a San Francisco (dopo la vittoria al Wind Business Factor) per vedere se c’è la possibilità di portare il servizio all’estero. Probabilmente il prossimo anno faremo un test sul mercato ispanico, in Spagna e Sud America. E poi cerchiamo nuovi modelli da sviluppare, altri prodotti da vendere. Perché non vogliamo essere una moda del momento. Per esempio, adesso realizziamo anche ricerche di mercato, per diversificare il business».

Che consigli daresti a una donna che vuole fare impresa?

«Le consiglierei di esaltare le proprie caratteristiche. Per avere successo, non dobbiamo assomigliare agli uomini né dobbiamo entrare in competizione con loro. Noi possiamo portare un valore aggiunto in certi campi e lo stesso possono fare loro. Ci completiamo. Quindi crea un valore, specializzati in quello per cui sei portata. Non scegliere il corso di ingegneria se preferisci studiare comunicazione. Sii ineguagliabile in quello che vuoi e sai fare. A tutti dico che non bisogna avere paura di fallire o paura di dover combattere con i genitori per spiegare che la vostra non è una strada pazza, ma solo una strada alternativa. Un’impresa crea valore e dà grandi soddisfazioni. Sento dire spesso che in Italia non c’è l’ecostistema. Non è vero. Anche qui ci sono investitori e talenti. Gli input dall’estero sono importanti. Ma anche in Italia si può innovare. Dobbiamo crearlo l’ecostistema».

 

Info: www.friendz-app.com

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