Come fare soldi con internet senza capirci nulla – Parte 1

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La Rete è un’enorme opportunità per tutti. Costi contenuti, poche competenze tecniche, basta un’idea (ma deve essere geniale). Da un blog al crowdfunding, dalle community a eBay: ecco tutte le strade per mettere a frutto il Web

Internet: è boom. La web economy raggiungerà, entro il 2016 nei Paesi del G20, un valore di 4.200 miliardi di dollari, il doppio di quanto registrato a fine 2010 (fonte: Boston Consulting Group e Google). Il 45% della popolazione mondiale sarà online.

Tre i motori propulsori di Internet: la crescita della Rete nei mercati emergenti, la diffusione dei dispositivi mobili (in particolare degli smartphone) e l’uso sempre più intensivo dei social network.

Nessuna società o nazione può permettersi di ignorare questo sviluppo. Tutte le forme di business dovranno trasferirsi verso il digitale, fenomeno globale e votato alla partecipazione. Internet è un’enorme opportunità, un mercato dai costi di accesso contenuti, alla portata anche dei piccoli. Può essere sfruttata da aziende, liberi professionisti, consulenti, formatori, ma anche da chi non ha un lavoro. Non sempre sono necessarie competenze informatiche, ci vogliono strategie, tempo e relazioni sociali.

Nel grande mercato di Internet conta soprattutto l’idea. Se questa è buona, gli strumenti per realizzarla si trovano più facilmente. Che la Rete sia con voi!

Il social network che condivide i ricavi

Opportunità di guadagno arrivano dal nuovo social network www.chime.in, creato da UberMedia. Grazie al revenue sharing (condivisione dei ricavi), gli utenti più attivi e autori delle pagine più di richiamo per gli sponsor avranno una parte degli introiti pubblicitari.

Quando sono offerti soldi, puoi ottenere un livello di professionalità che non trovi quando il denaro non è coinvolto.

Spiega l’Ad di UberMedia. Anche su YouTube (www.youtube.com) si riceve un compenso se i propri video hanno una buona audience. Ma per guadagnare, occorre un altissimo numero di visualizzazioni. E un gran lavoro.

Fai il salto con le community

È una delle realtà più dinamiche e interessanti della Rete. Ma come si crea una community? «Non si crea, si intercetta» spiega l’esperto

Giampaolo Colletti, esperto di media digitali, ci spiega il fenomeno:

La community prende varie forme (blog, web tv, videoblog, fan page…) e rappresenta un anfratto sulla Rete in cui le persone con ambizioni, passioni e attività simili, trovano interlocutori capaci di accrescere il loro entusiasmo con la forza della condivisione.

Il concetto richiama la teoria delle tribù espressa dal guru del marketing Seth Godin, secondo il quale la popolazione è segmentabile in molti gruppi a partire dai loro interessi. Ma attenzione, una community non si crea, ma si intercetta. Si cerca cioè di capire quali anime diverse si annidano in Rete. Parlando di community, vengono in mente quelle create dalle grandi aziende, specie in occasione dell’uscita di un prodotto.

Ma le community non si riducono a questo. Anzi, crearne una solo per vendere è un errore. La parola d’ordine è condivisione, il business viene dopo. E le community servono a piccole e grandi imprese, alle associazioni e ai gruppi di interesse. Ma anche ai singoli e a tutti quanti puntano a creare un brand di se stessi

prosegue Colletti. Cosa fa una buona community? Deve ascoltare, informare, divertire, invitare alla condivisione, essere creativa e tempestiva nelle risposte. Guai, invece, alla comunicazione unidirezionale o finalizzata unicamente a obiettivi commerciali.

Un ottimo esempio è www.grey-panthers.it, una community dedicata agli over 50. Qui si vendono dei prodotti, ma si dà spazio a molti altri contenuti e servizi. La vendita, insomma, va bene, ma solo se fa parte di un progetto molto più complesso. E la strada da seguire è quella di passare dagli effetti speciali di siti tecnologici agli “affetti speciali”, cioè a un maggior spazio dedicato alle affinità tra gli utenti

prosegue Colletti.

Professione community manager

La professione di chi crea e anima le community è sulla cresta dell’onda.

Servono competenze, più sul fronte della comunicazione d’impresa che non su quello della tecnologia. Un bravo community manager si deve focalizzare sui bisogni del gruppo di riferimento e studiare una comunicazione verticale. Ma è ottimo anche l’imprenditore che si mette in gioco in prima persona e racconta la sua storia

dice Colletti. Da leggere: Web storytelling. Costruire storie di marca nei social media, di Joseph Sassoon, Franco Angeli, 17 euro. Secondo Page Personnel (www.pagepersonnel.it, multinazionale di ricerca personale) la richiesta di community manager è cresciuta del 100% nell’ultimo anno. Requisiti: competenze di marketing, informatiche, conoscenza dell’inglese e buone attitudini da problem solver. Con due anni di esperienza, si possono guadagnare 25mila-30mila euro lordi all’anno.

 

Queste sono solo alcune delle occasioni che la rete mette a disposizione per far soldi. Nel prossimo articolo parleremo di e-commerce, blog e e-bay.

Lucia Ingrosso

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