Come le startup combattano l’Isis: Telegram blocca 78 canali dei terroristi

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La battaglia all’Isis si combatte anche online. Telegram, App di messaggistica stile Whatsapp, ha bloccato 78 canali in 12 lingue riconducibili all’organizzazione terroristica. La notizia viene dal fondatore dell’app, scaricata da oltre 60 milioni di persone nel mondo. Si chiama Pavel Durov, ha 30 anni, è stato ribattezzato lo Zuckerberg russo, ha vissuto in Italia  e ha una bellissima storia da raccontare. L’abbiamo pubblicata su Millionaire di settembre. La riproponiamo qui.

L’infanzia a Torino e il ritorno in Russia. Lo Zuckerberg russo, così come è stato ribattezzato dalla stampa,ha vissuto la sua infanzia in Italia, a Torino, dove il padre, Valery, insegnava filologia. Il ritorno in Russia coincide con la nascita della passione per il Web trasmessagli da suo fratello, Nikolai, programmatore e matematico. A 11 anni inizia a creare i primi giochi, come una versione originale del Tetris e un gioco di strategia, sviluppato con suo fratello, ambientato nella Cina antica. Nel 2006, mentre studiava linguistica a San Pietroburgo (è laureato in filologia come suo padre), un amico, Vyacheslav Mirilashvili, gli mostra Facebook, in quegli anni ancora limitato agli studenti delle università americane. Per Paul è amore a prima vista. L’amico lo finanzia e lui crea una prima versione di quello che sarà VKontakte (https://vk.com/).

pavel durov 2

La fortuna e gli scontri con Putin.  VKontakte trae beneficio dall’assenza di regolamentazione su Internet in Russia. Si possono scaricare file di ogni tipo, anche coperti dal copyright, film, scrivere frasi contro la classe politica che altrove sarebbe impossibile pronunciare. In poco tempo, il social diventa uno strumento potentissimo e a 22 anni, Pavel ha in mano un business valutato 2 miliardi di dollari. Ma presto le cose si complicano. Il profilo di un dissidente, Alexei Navalny, ha troppi seguaci secondo lo staff di Putin che chiede a Pavel di bloccarlo. Ma, fedele ai suoi ideali sulla libertà della Rete, si rifiuta di farlo. Una mossa coraggiosa che però ha delle conseguenze pericolose: una mattina bussano alla sua porta i servizi segreti armati fino ai denti. Pavel capisce che deve cambiare aria. Intanto, due investitori nell’azienda cedono le loro quote a United Capital Partners, gruppo vicino al governo. Una mossa politica che finisce per estromettere Pavel dal controllo dell’azienda. Decide di lasciare, vendendo il 12% delle quote rimaste nelle sue mani. Un valore di 500 milioni di dollari: «Sarei potuto restare. Ma i compromessi non ti portano da nessuna parte. Non puoi essere felice quando fai qualcosa in cui non credi più» racconta a Bloomberg.

La fuga e una nuova idea. «Durante gli scontri con il governo, mi sono reso conto che mancava uno strumento per comunicare in modo sicuro con mio fratello» racconta  a Mashable sull’origine di Telegram , un’App di messaggistica istantanea. La realizza con suo fratello mentre vive da apolide in giro per il mondo, tra Europa e Stati Uniti: «Telegram è quello che Whatsapp avrebbe voluto essere: è un’App più veloce, funziona su ogni tipo di device, è open source. Ma soprattutto è sicura. I messaggi e i profili posso autodistruggersi. I server sono sparsi per il mondo e sotto diverse giurisdizioni. Così nessun governo potrai mai chiederci dati di un utente». Pavel e suo fratello sono così sicuri della sicurezza dell’App da offrire 300mila dollari a chi riuscisse a hackerare il sistema». Telegram non ha un modello di business («Non metteremo mai pubblicità, non la venderemo a investitori»). Anche se Pavel e il team stanno pensando di realizzare App esterne a pagamento.

Un ragazzo fuori dal comune.  Coltissimo, cita i classici greci a memoria, è vegetariano e buddista. Odia la burocrazia, insofferente alle restrizioni della libertà. È in prima linea per la difesa dei diritti civili. Ha due modelli: Edward Snowden (l’americano che ha rilevato i programmi di sorveglianza del governo statunitense e britannico, al quale ha anche offerto un lavoro). E Neo, personaggio interpretato da Keanu Reeves in Matrix al quale si ispira per la scelta del suo abbigliamento. Dichiara di non essere ossessionato dai soldi. Un giorno ha gettato 5mila rubli (80mila euro) dalla finestra del suo ufficio. «Ho conosciuto ragazzi molto ricchi in Russia, visto i loro yatch, gli aerei privati, le ville. Ma non era quello che volevo per me stesso. I soldi, in fondo, non sono la cosa che ti fanno andare avanti. Sono le idee in cui credi a condurti in cima al mondo».

INFO: https://instagram.com/durov/

Giancarlo Donadio

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