CONTI DI DEPOSITO: il buono, il brutto e il cattivo

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Facili da usare, Non hanno spese e permettono di guadagnare ANCHE IL 3% NETTO. Attenzione, però: oltre ai tassi, valutate la solidità dell’istituto che li offre

A chi dispone di liquidità sul proprio conto corrente le banche offrono sempre più conti di deposito. Consentono infatti di ottenere interessi maggiori rispetto a quelli offerti attualmente da impieghi a breve termine come i titoli di Stato, i fondi monetari e i titoli obbligazionari che scadono entro pochi mesi.

Con i conti di deposito si può arrivare a guadagnare fino al 4,10% lordo all’anno (3% netto).

In principio è stato il gruppo olandese Ing, con il Conto Arancio (quello pubblicizzato con la zucca), a reclamizzare massicciamente questa forma di impiego.

Di cosa si tratta

In pratica, i conti di deposito sono conti che si appoggiano al conto corrente tradizionale e possono essere da questo alimentati con bonifici. Chi ha sul conto corrente liquidità in eccesso la può versare sul conto di deposito per sfruttare il maggior tasso di remunerazione che offre. Così, quando si ha bisogno di liquidità, la si preleva dal conto deposito e la si trasferisce sul conto corrente.

I conti di deposito non hanno spese di apertura né di chiusura. È sufficiente compilare on line il modulo di apertura, stamparlo, firmarlo e inviare per posta alla banca proponente una copia della propria Carta d’identità e del Codice fiscale, oltre a fare un bonifico anche di pochi euro dal proprio conto corrente per essere identificati.

 Quando vale la pena aprire un conto deposito

Fra 30mila euro impiegati al 4% annuo lordo (2,92% considerando la ritenuta fiscale del 27%) e la stessa cifra remunerata allo 0,5% lordo (quanto la maggior parte delle banche remunera i propri correntisti) in sei mesi si può ottenere una remunerazione di 438mila euro oppure di 54 euro. Lo “sbattimento” di aprire un nuovo conto, mandare un modulo e fare una fotocopia della propria Carta d’identità è giustificato (guadagni di 438 euro in sei mesi, 876 euro in 12 mesi), anche perché le condizioni attuali del mercato monetario non offrono rendimenti comparabili (i Bot a 12 mesi offrono attualmente un rendimento netto dell’1,1%).

 Cosa valutare prima

Non fatevi abbagliare dai tassi “civetta”. Ci sono, infatti, banche che promuovono tassi di rendimento elevati ma se si analizza a fondo l’offerta e si leggono tutti gli asterischi si comprende che è solo “cinema”. Un esempio? Qualche settimana fa Allianz Bank proponeva un nuovo conto (Sunshine) che offriva un rendimento lordo del 4,01% (2,93% netto) per giacenze fino a 1,5 milioni di euro. Peccato però che quel tasso del 4,01% veniva applicato solo per i primi due mesi, scendendo successivamente allo 0,5%!

Più complesso è il ragionamento da fare invece riguardo l’affidabilità e la solidità delle banche che garantiscono questi conti. In teoria, si tratta di investimenti sicurissimi e fino a 103mila euro i conti di deposito sono garantiti dal Fondo di tutela dei depositi. Ma di questi tempi molti risparmiatori sono diventati (giustamente) più realisti del Re e preferiscono affidare i propri soldi a banche più solide.

Ma quali sono queste banche?

I risparmiatori più smaliziati guardano soprattutto a due indicatori.

Una banca solida dovrebbe avere il Core Tier (un indicatore di bilancio che misura la solidità di una banca) sopra il 6%, ma soprattutto un coefficiente di solvibilità (patrimonio netto diviso attivo) sopra l’8%. Il secondo indicatore (per quanto rozzo) è il più interessante e dice quanto è elevata la leva finanziaria, ovvero quante volte la banca ha fatto “girare” i propri soldi rispetto al patrimonio. Tanto più è elevato questo numero, tanto maggiori sono i rischi che eventuali perdite e svalutazioni azzerino il patrimonio. E da questo punto di vista banche straniere come Ing o Barclays mostrano indicatori decisamente sopra la media. Ing che propone il conto di deposito più famoso (il Conto Arancio), senza il recente intervento dello Stato olandese, avrebbe avuto una leva di 70 (contro un livello di 12/13 volte massimo che sarebbe prudenziale ricercare in una banca). Un livello decisamente elevato.

Una banca con una leva finanziaria di 50 potrebbe, infatti, essere messa completamente fuori gioco (salvo interventi di salvataggio con iniezione di mezzi freschi) con un tasso di perdita sugli attivi di solo il 2% (sul mensile MoneyReport.it ogni mese viene dato un rating ai conti deposito valutando sia la solidità delle banche sia le condizioni offerte).

Ipotesi certo del tutto teoriche, ma l’intervento massiccio degli Stati a difesa del sistema bancario non è detto che possa andare avanti all’infinito se la crisi economica e finanziaria dovesse ancora precipitare.

Su quali puntare: libero o vincolato?

Detto questo, sfruttare le offerte di alcuni conti deposito può essere un’idea furba per fare i propri interessi a patto di non affidarsi al primo “emittente” che capita. E senza mai lasciarsi “ingabbiare”, evitando di restare investiti oltre i termini delle promozioni quando i tassi di rendimento offerti non sono più così interessanti.

Su quali puntare?

Se non si ha bisogno della liquidità per almeno tre mesi si può aprire un conto di deposito vincolato.

Se si rispetta il vincolo che si è scelto (mantenere la liquidità sul conto deposito per almeno 3, 6 o 12 mesi) si può sapere in anticipo quanto si guadagnerà nel periodo prescelto indipendentemente dalle modifiche ai tassi decise dalla Bce.

Il conto di deposito vincolato attualmente più pubblicizzato è quello proposto da CheBanca! (la banca al pubblico del gruppo Mediobanca): 50mila euro investiti per tre mesi frutteranno 282,5 euro di interessi, mentre vincolati per 12 mesi daranno 1.460 euro di interessi. Stessi rendimenti offerti sui 12 mesi da Banco Santander. Ma con un grosso limite per questo conto: se si ha bisogno di liquidità ci vogliono 15 giorni per riavere i soldi perché non sono consentiti prelievi parziali: se si vuole interrompere il rapporto bisogna prelevare tutto e quindi chiudere il conto e per farlo occorrono 15 giorni. Decisamente più bassi i rendimenti offerti da Iwpower Turbo, il deposito proposto dalla banca on line Iwbank .

Conto libero

Per chi non si vuole impegnare vincolandosi a scadenze fisse è meglio optare per un conto di deposito libero.

Stessi vantaggi di quello vincolato (nessuna spesa di apertura mantenimento e chiusura) senza venir penalizzati in termini di rendimento in caso di dimissione anticipata. Il conto di deposito libero più famoso è il Conto Arancio di Ing: chi investe 50mila euro su Conto Arancio per sei mesi si ritroverà alla fine del periodo un guadagno di 775 euro. In più, chi porta un amico guadagna altri 90 euro. Più solida in termini di banca proponente, e più generosa come rendimento, l’offerta di Banca Carige che con Contoconto.it offre il 3,28% netto per sei mesi fino a 50mila euro di capitale investito. Inferiore invece l’offerta della Sparkasse Italia che fa capo al gruppo austriaco Sparkasse.

Chi aveva sottoscritto qualche mese fa questo conto deposito, quando il tasso offerto era il 3,55% netto, è passato dalle stelle alle stalle… È vero che i tassi sul mercato sono scesi ma la politica applicata da questa banca sembra troppo “furbetta”.

Inferiore come rendimenti la proposta di Banco Santander, il cui conto di deposito rende il 2,55%. Molto interessante invece la proposta di Rendimax dell’italiana Banca Ifis: rende il 2,92% netto. Per impieghi superiori ai sei mesi rende quindi anche più di Conto Arancio e di tutti i depositi vincolati con la possibilità se si ha bisogno di prelevare di avere in pochi giorni i soldi. Inoltre è l’unico conto di deposito che può essere aperto dalle aziende. Come impiego a breve della liquidità aziendale è così quello più flessibile e redditizio.

Roberta Rossi, Millionaire 05/2009

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