Corri cavallo, corri ti prego

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È uno dei pochi investimenti che coniuga la possibilità di guadagnare con il divertimento. Guida all’acquisto di un cavallo da corsa

Sogno, divertimento, guadagno. E anche quel briciolo di imprevedibilità che fa venire i brividi alla schiena. Essere proprietari di un cavallo da corsa racchiude tutti questi elementi. Lo conferma la storia di Alessandro Viani, 67 anni, allevatore del mitico Varenne, il trottatore italiano più forte di tutti i tempi, venduto nel 1996 per 10 milioni di lire e che ha vinto in tutta la sua carriera 10 milioni di euro. O quella della storia dello sceicco arabo Maktoum Al Maktoum, che nel 1983 ha comprato un purosangue per 10 milioni di dollari, che invece non è mai entrato in pista perché andava al rallentatore. E ancora: l’ultimo Prix d’Amerique è stato vinto da Oyonnax, il cavallo meno favorito in assoluto che ha conquistato il primo premio di un milione di euro.

Ma la realtà non è fatta solo di questi casi limite. Il 60-65% dei purosangue corre e vince (cioè si piazza tra i primi tre posti di una gara). E lo stesso vale per l’80% dei trottatori. «Il prezzo di un purosangue inglese si aggira sui 20mila-25mila euro, ma si arriva a punte di 100mila-150 mila» spiega Isabella Bezzera, presidente dell’Associazione nazionale allevatori cavalli purosangue (www.anacpurosangue.com).

Il perché è presto detto. Hanno un pedigree di tutto rispetto, sono secoli che vengono selezionati per essere belli e forti. «Tutti i purosangue esistenti discendono da 80 fattrici irlandesi e cinque stalloni arabi importati in Inghilterra all’inizio del Settecento» ricorda Bezzera. La storia dei trottatori è un po’ più recente. È soltanto da un paio di secoli che vengono selezionati. E il loro prezzo lo dimostra: in media 10mila-15mila euro. A questo costo iniziale vanno aggiunti quelli di mantenimento, veterinario, allenamento, trasporto, assicurazione…

Ma andiamo per gradi. Posto di avere un po’ di disponibilità finanziaria, una buona propensione al rischio e una vera passione per questi animali, dove si acquista un cavallo da corsa? «Si può andare direttamente presso gli allevamenti, ma per un neofita è meglio recarsi alle aste» riprende Viani, oggi presidente dell’Associazione nazionale allevatori cavalli trottatori (www.anact.it). «È qui che si ha la possibilità di spuntare un prezzo migliore e ricevere maggiori garanzie». Le aste si tengono in tutto il mondo da settembre a dicembre. Per i purosangue si va negli Stati Uniti, in Irlanda o in Inghilterra. Per i trottatori in Francia e Svezia. Ma volendo rimanere a casa nostra (ed evitare i costi di trasporto dell’animale), l’asta che offre la migliore produzione di cavalli da corsa allevati in Italia è quella che si tiene a fine settembre a Settimo Milanese. «Due giorni di puro divertimento» interviene Bezzera. «Nella prima giornata si vedono gli esemplari migliori, nel secondo quelli di qualità inferiore. Il consiglio però è di consultare prima il catalogo, per conoscere i dati genealogici e farsi un’idea». Per acquistare un cavallo non occorre costituire una società, basta il Codice fiscale o la Partita Iva. I cavalli che si vendono alle aste hanno un’età che va da 18 a 22 mesi. Sono stati cioè già svezzati e allevati. E sono pronti per iniziare l’allenamento. Dove trovare un bravo allenatore? Sulle riviste specializzate (Trotto Sportsman e Trotto & Turf), per esempio, dove appaiono le classifiche. Poi si può andare a visitare i loro allevamenti. In fondo è lì che il nostro cavallo sarà accudito per molto tempo. «In Italia negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti, tanto che anche in questo campo si parla di Made in Italy. E la nostra produzione è molto ambita anche dagli stranieri». Un mondo affascinante, coinvolgente. Il proprietario ha la possibilità di seguire le fasi dell’allenamento, e partecipare attivamente alla vita della scuderia. «Ci si conosce tutti, si esce a cena, si portano i bambini a visitare i cavalli. È molto divertente, ed è un’occasione per un contatto con la natura» afferma Bezzera. Il costo mensile del divertimento (mantenimento e allenamento incluso) è di 1.000-1.500 euro per i purosangue, 800 euro per i trottatori.

Dopo pochi mesi (a maggio per i purosangue, a luglio per i trottatori) il nostro cavallo è pronto per entrare in pista. «A questo punto iniziano i sogni. È un’emozione vederlo in gara dopo averlo seguito in tutti questi mesi. Tantissime le gare durante tutto il corso dell’anno, in Italia, Inghilterra, Francia. Ma il sogno di tutti è partecipare al Derby. Dove il premio in palio è di 500mila euro». Ma anche in questo campo la “dea bendata” può metterci del suo. E non è detto che il nostro cavallo, magari acquistato a una cifra non indifferente e di cui abbiamo studiato nei minimi dettagli la genealogia, riesca a “correre”. In altre parole, potrebbe rivelarsi un “brocco”. «Se abbiamo acquistato un brocco, possiamo decidere di venderlo agli ippodromi minori, o ai maneggi» spiega Bezzera. «Ma, per fortuna, la maggior parte dei cavalli corre. E se la probabilità gioca a nostro favore, può capitare di aver acquistato un campione».

un investimento che rende?

› I premi in palio per il proprietario di un cavallo da corsa vanno da 2.500 euro per le corse che si tengono negli ippodromi secondari a 500mila euro per il Derby, la gara italiana (si tiene a Roma in ottobre, ndr) in assoluto più importante.

› Nel caso di una gara al galoppo, a questa cifra va aggiunto un premio ulteriore, in caso di piazzamento ai primi posti, che varia tra il 50% e il 100% in più del premio iniziale. Se per esempio il primo premio è di 8mila euro, il proprietario del cavallo vincente ne riceve 12mila. Tolte le percentuali destinate all’allenatore (il 10%), al fantino (5%) o al driver (10%), tali premi entrano in tasca al proprietario del cavallo, al netto di una ritenuta del 4%.

› Un purosangue non partecipa a più di sei-sette corse all’anno, mentre un trottatore corre molto di più, in media ogni 15 giorni.

› Morale: l’investimento in un cavallo trottatore può rendere 20mila-30mila euro all’anno, quello in un galoppatore può rendere molto di più, ma anche parecchio meno. Come avviene con la Borsa. Ma volete mettere il divertimento?

Tiziana Tripepi, Millionaire 3/2010

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