“Così abbiamo creato il traduttore smart che ti aiuta con l’inglese”

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Ludwig team

Un team di siciliani under 35 ha creato un motore di ricerca linguistico per permettere a chiunque di scrivere in perfetto inglese. Si chiama Ludwig. «Il nome deriva da Ludwig Wittgenstein, il filosofo del linguaggio che diceva: “I limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Proprio perché il nostro obiettivo è quello di democraticizzare l’uso della lingua inglese e abbattere le barriere linguistiche».

Grazie a un algoritmo e a un database con milioni di frasi, Ludwig permette di avere la traduzione istantanea e contestualizzata di un termine, verificare la forma corretta di una frase o cercare la parola più adatta da usare in un contesto.

I fondatori della startup sono Antonio Rotolo, ex ricercatore di Archeologia con esperienze in Spagna, Stati Uniti e Germania, Federico Papa, avvocato con un PhD in Public Management tra Norvegia e Olanda, e Roberta Pellegrino, laurea in Scienze cognitive e dottorato alla Wharton Business School di Philadelphia. I tre sono amici dai tempi della scuola. A loro si sono aggiunti Francesco Giacalone, Antonino Randazzo, Francesco Aronica, Salvatore Monello e Daniele Tagliavia. Tutti siciliani.

Com’è nata l’idea?

«Durante il dottorato al Mit di Boston, Antonio cercava un supporto per scrivere in perfetto inglese, secondo gli standard accademici» racconta Federico Papa. «Il traduttore di Google è un contenitore enorme, dove trovi di tutto. Antonio ha pensato a un database con frasi corrette da fonti autorevoli, come paper scientifici, articoli di giornale, testi di letteratura. Tornato in Sicilia ha parlato con me e Roberta, che subito abbiamo condiviso il progetto. Era il 2014».

Come lo avete sviluppato?

«Nessuno di noi sapeva programmare. Abbiamo partecipato a una call for ideas di Telecom Italia. Siamo stati selezionati per un periodo di incubazione e premiati con 25mila euro. Abbiamo creato il team e per più di un anno abbiamo lavorato allo sviluppo dell’algoritmo e della piattaforma. A febbraio 2016 abbiamo rilasciato Ludwig in versione beta».

Sul mercato ci sono altri siti che offrono traduzioni contestualizzate, che cosa vi distingue dai competitor?

«Gli altri siti usano database bilingue, che abbinano testi stranieri alle loro traduzioni. Ludwig si basa su un database monolingue, con milioni di frasi, che utilizza fonti attendibili dal web. È come un enorme corpus linguistico che si arricchisce nel tempo».

Come avete promosso Ludwig?

«Abbiamo investito solo 1000 euro in marketing. Promuoviamo Ludwig partecipando a eventi di settore all’estero, come il Pioneers di Vienna, con pitch in Italia e in giro per il mondo. Anche i media stranieri hanno parlato di Ludwig e questo ci ha dato una grossa visibilità».

Qual è il riscontro fino ad oggi?

«Oggi abbiamo 1 milione di utenti unici al mese, con prevalenza di contatti da Stati Uniti, India e Filippine. E cresciamo del 30% ogni mese. L’app per pc, lanciata sei mesi fa, ha superato i 5000 download. Abbiamo molte visite al sito da paesi inglesi perché lì vivono molti stranieri. Invece nei paesi dove l’inglese non è la prima lingua ufficiale, come le Filippine, c’è una generazione di giovani che vuole saper comunicare in perfetto inglese per affermarsi nel mondo. Sono loro a utilizzare Ludwig».

Qual è il modello di business?

«Al momento i guadagni arrivano dalla pubblicità. Sia il sito che l’app sono gratuiti. Ma, a ottobre, lanceremo una versione premium con funzioni a pagamento. Oggi il 15% degli utenti effettua più di 30 ricerche in un giorno. Ci aspettiamo che saranno quelli stessi utenti a pagare per un servizio illimitato. Non solo. Ludwig nasce come B2C ma oggi siamo in trattative per il licensing della nostra tecnologia nel segmento B2B. Siamo stati contattati da aziende americane e da un gruppo editoriale tedesco interessati al nostro algoritmo per i loro motori di ricerca. L’algoritmo permette di effettuare ricerche accurate e veloci in un database».

Considerando la vostra formazione e le esperienze all’estero, che cosa vi ha spinto a tornare in Sicilia e dedicarvi a una startup tecnologica?

«È una scelta di cuore. Ma non solo. Credo i progetti digitali possano nascere e fare cassa ovunque. Ovviamente se lavori con le nanoparticelle, è più logico che tu stia al Cern di Ginevra anziché in Sicilia, ma il digitale puoi svilupparlo ovunque. Qui il territorio è pieno di talenti, nel campo dell’ingegneria informatica, dello sviluppo software, della programmazione. Vogliamo creare valore in Sicilia e attirare talenti anche da fuori. Abbiamo abbandonato le nostre comfort zone per esprimere tutte le nostre potenzialità in una startup. Una scelta di vita in vista di un futuro in Sicilia, giocato secondo le nostre regole».

Difficoltà?

«Prima avevamo l’idea, ma non un team tecnico. Poi avevamo il prodotto, ma mancavano gli utenti. Per mesi non riuscivamo a superare la soglia dei 500. E non è facile tenere il team unito quando non monetizzi. Oggi, grazie alla mole di utenti internazionali e alla pubblicità, riusciamo a sostenerci».

Consigli?

«Esci dal mondo delle idee e inizia a provare. Sbattici la testa! Di belle idee è pieno il mondo. Devi capire se la tua funzionerà. Individua un problema e trova la soluzione, qualcosa che serva davvero nel mondo reale. Chiediti chi sarà disposto a pagare per quel prodotto o servizio. E soprattutto sii curioso, parla con la gente. Non glorificare la tua idea a priori, ascolta sempre gli altri».

Info: https://ludwig.guru/

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