Da grande farò il formatore

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Lavoro affascinante, ma difficile. Consigli e strategie per diventare (e scegliere) un bravo coach

«La professione di formatore è in grande evoluzione. Negli ultimi 20 anni è aumentata la richiesta di formazione così come la consapevolezza intorno a questo ruolo. In passato, il formatore doveva spiegare che cosa faceva, oggi non è più così» esordisce Carlo Barberis, presidente di Unionformazione. E le risorse non mancano. «In Italia, il denaro pubblico messo a disposizione della formazione ammonta a 15 miliardi di euro, cifra pari all’1,2% del Pil». A essere considerevoli sono soprattutto gli spazi di crescita. «Il nostro Paese è al terzultimo posto in Europa per quanto riguarda la formazione praticata in azienda, peggio di noi solo Bulgaria e Portogallo. Infatti, solo il 32% delle aziende con più di nove dipendenti forma il proprio personale, contro una media Ue del 60%. E il dato è ancor più allarmante se si considera che in Italia la stragrande maggioranza di aziende ha meno di nove dipendenti e che sono le multinazionali con oltre 500 dipendenti ad assorbire il 90% dell’investimento formativo» spiega Pier Sergio Caltabiano, presidente dell’Aif, Associazione italiana formatori.

Formatori non ci si improvvisa

«Ci attendiamo un’impennata di questo settore, nei prossimi 10 anni. Con grosse opportunità di lavoro e business. Ma attenzione: formatori non ci si improvvisa. Ai più giovani, si consigliano corsi di laurea ad hoc come Scienze della formazione (laurea triennale e specialistica, ndr), seguiti da master di specializzazione. Gli altri possono seguire anche strade diverse, come i corsi di qualificazione regionale finanziati dale Regioni. Al momento, non esiste ancora un albo e le barriere all’entrata sono basse» prosegue Barberis.

Un’occasione per entrare nel settore con un investimento contenuto la offre Internet. E i videocorsi sono sempre più gettonati. La formazione, poi, può essere anche un secondo lavoro. Professionisti di molti settori condividono il loro sapere: manager, informatici, commerciali… Un esempio fra i tanti è Alessandro Manitto, autore e sceneggiatore, che a Milano insegna Scrittura creativa. «Oltre a conoscere la materia, bisogna saperla trasmettere in modo interessante e anche divertente. La promozione è fondamentale: io ho realizzato il mio sito (www.alessandromanitto.com) e punto sul passaparola».

Quali investimenti

Se può bastare un piccolo capitale per partire, servono entrate considerevoli per sopravvivere. «Le spese di una società media sono di circa 15mila euro al mese» spiega un formatore milanese. «In un periodo di crisi come questo, le prime spese a essere tagliate sono la selezione e la formazione» spiega Paola Viano, amministratore delegato di Omnia, gestione Risorse umane (www.omnia-gru.it). Le fa eco Caltabiano: «Il 2009 è uno degli anni peggiori, per il settore, in seguito alla crisi economica mondiale».

Anche le aziende più grandi hanno contratto il budget destinato alla crescita professionale dei propri dipendenti. E la concorrenza fra chi offre corsi si è fatta sempre più agguerrita.

Uno sbocco relativamente nuovo è costituito dalla Pubblica amministrazione. Spiega Paola Viano: «La Pubblica amministrazione risente della crisi in modo diverso, non avendo come scopo ultimo quello di produrre profitti. Inoltre, se in passato si limitava alla formazione informatica e all’aggiornamento delle mansioni specifiche del dipendente, oggi invece ha iniziato a occuparsi di risorse umane con approcci non tradizionali».

Ma come si entra in contatto con gli enti locali? «A volte sono loro a chiamarti per svolgere delle attività nell’ambito di progetti per i quali hanno ricevuto finanziamenti» spiega Paola Viano. Altre volte indicono essi stessi gare d’appalto per servizi formativi. Altre ancora, quando si tratta di cifre basse, possono incaricare direttamente un singolo ente di formazione; per queste evenienze è utile iscriversi al loro albo fornitori, se ne hanno uno».

Tempi duri per il Fondo sociale europeo

Negli ultimi anni era diventato il principale strumento per lo sviluppo delle Risorse umane, fosse la formazione dei disoccupati o l’aggiornamento di chi lavora. «Oggi in Italia il Fondo sociale europeo, anziché per la formazione, viene usato come ammortizzatore sociale, cioè per pagare i lavoratori in cassa integrazione» spiega Sabina Bellione, responsabile delle cooperative sociali di Legacoop Lombardia. «È cambiato anche il modo in cui si accede alla formazione: per i disoccupati, per esempio, una volta gli enti di formazione rispondevano ai bandi con uno o più progetti. Oggi invece devono allestire e tenere a disposizione un catalogo di corsi, e sono i singoli utenti a scegliere quello a cui iscriversi. In questo modo, c’è il serio rischio che i corsi non partano per insufficienza di iscritti». Restano invece consistenti le risorse assegnate alla formazione dei disabili, un settore che però richiede competenze specifiche. Quanto alla formazione interna alle aziende, oggi rivestono un ruolo importante i Fondi interprofessionali. Sono finanziati dalle stesse aziende con versamenti all’Inps, e le risorse vengono messe a disposizione attraverso bandi.

Come vincere la sfida

Il bravo formatore deve eccellere in due diversi ambiti: da un lato deve conoscere la materia specifica, dall’altro i metodi didattici. «Sono vincenti i metodi innovativi. Funziona la formazione esperienziale ed emozionale. Così come quella strettamente personale, come il coaching e il counseling» prosegue Caltabiano. «I nostri temi attualmente più di richiamo sono proprio quelli che riguardano la gestione del cambiamento, dell’incertezza e della crisi» aggiunge Anna Calvenzi, titolare della Neosharper (www.neosharper.com), società milanese che si occupa di formazione. «Funzionano molto gli incontri interaziendali gratuiti che noi organizziamo per presentare i nostri metodi, i progetti e i temi più innovativi che trattiamo».

Il profilo del formatore lo delinea Barberis: «Deve essere un educatore, deve saper parlare e possedere doti relazionali. È necessario che si cali nei panni dell’allievo. E come si fa a trovare i clienti? «Di certo non sono loro a correrti dietro! Bisogna avere un piano di marketing, farsi promozione, sviluppare il contatto diretto» afferma Barberis. «Network è la parola vincente. Cioè collegamenti diretti con enti e aziende. E attenzione al risultato: in Italia chi paga la formazione per i propri dipendenti vuole vedere miglioramenti tangibili e riconoscibili» sostiene Caltabiano.

l’ABC per cominciare

Dal pool di esperti intervistati da Millionaire, un decalogo per muovere i primi passi nel settore

1.La formazione. I più giovani dovrebbero seguire il corso di laurea in Scienze della formazione. Gli altri possono scegliere corsi ad hoc, molti anche finanziati (l’importante è che siano riconosciuti).

2. L’esperienza. È anche possibile declinare il proprio sapere professionale nell’insegnamento, facendone un secondo lavoro.

3. Le qualità. Oltre a sapere, bisogna saper insegnare. Fondamentali l’eloquenza, l’empatia e la flessibilità.

4. I soldi. Bisogna mettere in conto almeno due-tre anni senza utili. All’inizio, è necessario investire molto in promozione.

5. I clienti. La concorrenza è agguerrita e le aziende spendono sempre meno in formazione. Per farsi conoscere, bisogna puntare anche su giornate gratuite.

6. Il mercato. È importante capire che cosa vuole il mercato e specializzarsi negli ambiti fra i più richiesti. Attualmente vanno bene informatica, lingue, sicurezza e coaching individuale.

7. Il network. Fondamentale creare collegamenti con enti, istituzioni, associazioni, aziende, addetti ai lavori, decision maker… Necessaria almeno una vetrina su Internet.

8. L’innovazione. Per affermarsi, bisogna proporre nuovi metodi e nuovi linguaggi. Funziona bene la formazione emozionale ed esperienzale. Sì a corsi in cui l’insegnamento si intreccia a momenti di sport, recitazione, esplorazione…

9. L’aggiornamento. Viaggiare, leggere, studiare, frequentare a propria volta corsi, andare all’estero: solo così si resta al passo col mercato.

10. La passione. Alla fine, si afferma chi è un formatore, mentre resta al palo chi fa il formatore.

a chi rivolgersi

Unionformazione, l’associazione sindacale datoriale delle società che progettano, erogano e gestiscono programmi di formazione. Nei primi tre mesi di vita l’associazione ha registrato oltre 300 adesioni.

INFO: www.unionformazione.eu

Associazione italiana formatori, Aif, raggruppa i professionisti del settore. Presente capillarmente su tutto il territorio, conta 2.500 soci e 7.000 simpatizzanti. INFO: tel. 02 48013201, www.aifonline.it

Fondo sociale europeo

La maggior parte delle risorse del Fondo sociale europeo è gestita dalle amministrazioni regionali. È quindi utile consultare i siti delle regioni.

INFO: www.lavoro.gov.it/lavoro/Europalavoro

Fondi interprofessionali

www.fondinterprofessionali.it

Giuliano Pavone, Millionaire 10/2010

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