Dalla Silicon torno in Italia per fare una startup

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A San Francisco lavorava in una delle startup più “hot” della Silicon Valley: Uber, servizio di trasporto privato via App, valutato 15 miliardi di dollari. Ciononostante, ha deciso di tornare in Italia e fare una startup. Tommaso Lazzari, 37enne, originario di Ivrea, è il Ceo di ezTaxi, un’App che aiuta gli utenti a trovare un taxi, accorciando tempi di attesa e spese:

Ho sempre voluto fare l’imprenditore. Ma avevo paura. Ero convinto di non avere la mentalità giusta nel Dna. Allora ho deciso di formarmi: dopo l’Mba a Londra, ho capito che mi mancava ancora della giusta esperienza. Ho fatto domanda per lavorare in Uber a San Francisco. La città pullula di startupper, si respira un’atmosfera positiva, ed è lì che ho trovato la forza di provarci».

Nel 2012 Tommaso decide di tornare a Milano per sviluppare un’idea che cullava da quando abitava a Londra:

Vivevo in una zona non molto servita dai taxi. Avevo sempre difficoltà a reperirne uno, finché non mi imbatto in un’App che facilitava di molto le cose. Allora penso che avrei potuto portare l’idea in Italia, il Paese che conoscevo meglio».

Laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, sceglie di legarsi all’incubatore universitario per trovare i fondi necessari allo sviluppo del suo progetto: 130mila euro per avviare la sua startup:

L’App facilita di gran lungo le cose per un viaggiatore da taxi come me. L’utente si iscrive, l’App lo geolocalizza. Contatta il tassista che conosce la sua posizione. L’utente può poi visualizzare in tempo reale il percorso del taxi in modo da accelerare i tempi. E può pagare la corsa con carta di credito».

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Attiva in 10 città (Milano, Roma, Venezia, Como, Trento, Cagliari, Riva del Garda, Firenze, Pavia e Cremona), l’App è stata scaricata 5mila volte dal lancio sul mercato nell’aprile scorso:

I tassisti cedono una fee sulle corse, circa 90 centesimi. A loro conviene perché non devono sottoporre nessun abbonamento. La fee viene accordata solo sulle corse effettuate. Ci stiamo espandendo soprattutto grazie a loro che sono diventati i primi promoter dell’iniziativa. Arriveremo presto a Messina».

 Quali i maggiori ostacoli che incontri nel fare una startup in Italia?

Dal confronto con altri startupper italiani, noto che sono due le principali: 1) il costo del lavoro alto. Le politiche sul lavoro sono controverse e c’è un’alta tassazione, su un dipendente che prende mille euro, l’azienda spende almeno il doppio. E poi direi come secondo problema, 2) la mancanza di finanziamenti importanti in una fase di crescita. Pochi sono disposti a investire milioni di euro in un progetto. E sono le cifre importanti che fanno le grandi startupper, le case history americane lo insegnano».

Come si diventa imprenditori, quale la chiave?

Lasciandosi aiutare e ispirare dall’ambiente circostante. Chi ha un padre imprenditore ha più possibilità di diventarlo non per una questione di Dna, ma solo perché assorbe una mentalità imprenditoriale. Allo stesso modo, chiunque può acquisire l’indole di chi fa impresa, frequentando spazi di coworking (Uber non a caso apre uffici in coworking), ma anche incubatori, manifestazioni, luoghi in cui può fare Rete, sentirsi meno solo. E soprattutto vincere la paura. Dopo la prima startup diventa tutto più facile».

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INFO: http://www.eztaxi.it/

Giancarlo Donadio

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