Torno in Italia e porto il cibo made in Italy negli Stati Uniti

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Nicholas Figoli, 35 anni, di La Spezia, si è lasciato alle spalle una carriera da manager in una multinazionale, per creare la startup del food EatTiamo, insieme al socio Francesco Pelosi e a un team di giovani, con esperienze di lavoro all’estero e in grandi aziende. EatTiamo seleziona produttori di cibo di qualità in tutta Italia. Li aiuta a vendere all’estero, grazie al web e a un servizio di subscription box che porta l’italian food direttamente nelle case americane. Dopo aver ottenuto un investimento da 200mila euro da due investitori cinesi, EatTiamo ha appena lanciato una campagna di equity crowdunding su Mamacrowd.

Com’è nata l’idea?

«Nel 2013 lavoravo per la L’Oreal a Parigi. Appena sono arrivato in Francia mi sono reso conto di quanto fosse difficile trovare il buon cibo italiano, e a prezzi ragionevoli. Da ligure, trovarmi davanti a un vasetto di pesto a 6,50 euro è stato quasi uno shock! Insieme al team dell’agenzia creativa Sun-Times, abbiamo creato EatTiamo. All’inizio era un marketplace per i piccoli produttori italiani, per valorizzarli e aiutarli a vendere i loro prodotti online, prima in Italia e poi all’estero. Nel 2015 siamo entrati nell’incubatore H-Farm. Abbiamo creato una rete di valore, passando da 5 a 80 produttori».

Poi il modello di business è cambiato…

«Il momento di svolta è arrivato nel 2016. Abbiamo ottenuto un investimento dalla Famiglia Ceretto (50mila euro) e siamo entrati in Food-X, il più importante acceleratore americano in ambito food. A New York abbiamo modificato il nostro modello. Abbiamo scoperto le opportunità del mercato Usa: gli americani vanno matti per le storie del cibo italiano, che noi raccontiamo online puntando sullo storytelling. A New York, Eataly ha più accessi del Moma. Così abbiamo creato una Inc e oggi offriamo un servizio in abbonamento per la consegna a domicilio di food box. Ogni mese consegniamo una selezione di ingredenti italiani di qualità per una cena completa per quattro persone e le ricette per cucinarli. Finora abbiamo raggiunto più di 3000 famiglie americane. E abbiamo una rete di oltre 100 produttori».

Come vi siete fatti conoscere?

«Abbiamo partecipato a molte fiere di settore, ci promuoviamo sui social, puntiamo sulla qualità del cibo, ma anche il packaging conta. Anche i media ci hanno dato visibilità: in un articolo il Wall Street Journal ci ha definito “best italian food box”».

Investimenti raccolti?

«Dopo H-Farm, la Famiglia Ceretto e Food-X, lo scorso marzo abbiamo ottenuto un investimento di 200mila euro da due investitori cinesi. Siamo venuti in contatto con loro grazie al programma Marco Polo di H-Farm. Hanno apprezzato il nostro modello di business innovativo, e la capacità di portare il cibo italiano oltre i confini nazionali. Con l’equity crowdfunding puntiamo a raccogliere altri 250mila euro (la campagna è aperta online, la startup ha raggiunto 72mila euro nei primi 10 giorni). Investiremo soprattutto in comunicazione, per rafforzare la nostra posizione negli Stati Uniti. E, solo in un secondo momento, studieremo il nostro ingresso nel mercato cinese».

Da manager a startupper, ti sei mai pentito?

«Mai, neanche nei momenti di difficoltà. Lasciare il lavoro per creare EatTiamo è stata la scelta migliore che abbia mai preso. Quando fai impresa, tutto dipende da te, sia gli alti, che devi crearti, sia i bassi, che devi essere in grado di gestire. Prima lavoravo come Brand manager di una multinazionale e mi bastava nominarla per avere le porte aperte. Quando avvii una startup, e soprattutto all’inizio nessuno ti conosce, riscopri il valore del contatto umano».

Info: https://us.eattiamo.com
https://mamacrowd.com/projects/210/eattiamo?tab=profilo

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