«Fareste investire i vostri soldi a uno scimpanzé?»

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Jacob Burak, creatore del fondo di investimento Evergreen, è oggi uno degli uomini più ricchi di Israele. spiega a Millionaire i comportamenti vincenti da tenere in Borsa e nella vita

Lei ha dichiarato che troppe informazioni finanziarie distruggono i nostri investimenti, perché?

«Lo dimostrano le ricerche scientifiche. Paul Andreassen, psicologo del Mit, ha diviso un gruppo di studenti in Economia, tutti con buona esperienza di Borsa, in due sottogruppi. Il primo poteva vedere solo la variazione di prezzo delle azioni. Il secondo era esposto a un flusso continuo di informazioni e commenti finanziari che spiegavano nel dettaglio le fluttuazioni di mercato. Risultato: il primo gruppo ha fatto investimenti migliori, perché non era distratto. La sovraesposizione alle informazioni crea una mancanza di attenzione. Invece di focalizzarsi sulla variabile più importante, ossia la variazione del prezzo di un’azione, il gruppo che poteva leggere tutte le notizie agiva e si muoveva seguendo pettegolezzi e gossip. E, muovendosi troppo, sbagliava».

L’eccessivo attivismo quindi fa male ai nostri investimenti?

«Sì. La Borsa punisce chi fa troppa attività. Più precisamente: l’attività eccessiva è il modo più sicuro per danneggiare i risultati. Dietro a questo comportamento, c’è un’eccessiva sicurezza in se stessi e un eccessivo ottimismo. Il fenomeno è noto come l’illusione della conoscenza e basato sulla credenza errata che la fondatezza di una previsione o di una strategia aumenti in proporzione diretta alla quantità di informazioni disponibili».

Quante volte dovremmo guardare il nostro portafoglio titoli?

«Se lo guardassimo una volta l’anno, in 20 anni, noteremmo spesso che avremmo guadagnato 19 volte su 20. Ma nessuno fa cosi. C’è chi controlla il proprio portafoglio tutte le ore, tutti i giorni. Il che determina una reazione sbagliata. Perché quando consideriamo un fenomeno con una frequenza troppo elevata in realtà non stiamo analizzando il fenomeno, ma le sue variazioni. E dal punto di vista emozionale non abbiamo gli strumenti per comprendere la differenza tra “bufale” e  informazioni rilevanti. Chi non fa il trader di professione e si cura della propria salute dovrebbe controllare i propri investimenti una volta alla settimana. Chi è in grado di gestirsi, potrebbe occuparsi di Borsa anche una sola volta al mese. Al contrario si corre il rischio di esporre il cervello a pressioni croniche e sentimenti negativi che determinano danni irreversibili alla propria salute e al proprio patrimonio».

Quindi l’homo economicus si è estinto?

«Non penso. Credo che sia ancora vero che gli individui cerchino di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. E gli investitori sembrano tutti accomunati dall’avversione al rischio. è anche vero che molti di loro sembrano sensibilissimi alle piccole perdite, ma sono indifferenti a piccole percentuali di perdite enormi. Insomma, gli esseri umani non sono razionali: sono emotivi e fragili. Ma se tutti si comportassero in modo razionale, il mercato si fermerebbe».

Perché?

«Per ogni venditore che crede di vendere alto, c’è un compratore che è convinto di comprare basso. Ed entrambi pensano sia un affare».

Lei farebbe gestire i suoi soldi a qualcun altro?

«No. Io gestisco i miei soldi per conto mio. Perché non approvo la strategia a breve termine che viene seguita dalla maggior parte dei gestori. I profitti nella borsa sono influenzati soprattutto dalle decisioni di asset allocation (ovvero che peso dare per esempio all’investimento in azioni, obbligazioni, valute o materie prime nel proprio patrimonio) molto più del comprare e vendere i singoli titoli».

Lei ha detto che le grandi decisioni devono essere sempre prese da uno solo. Perché?

«Le decisioni di investimento dovrebbero essere responsabilità di una sola persona.

I manager che decidono in gruppo gli investimenti sono destinati al disastro, a causa del fattore di responsabilità condivisa. La tendenza degli individui è quella di sottrarsi ad azioni concrete e a responsabilità che in seguito potrebbero imbarazzarli. Il lavoro di gruppo è faticoso. Non tutti vogliono condividere le conoscenze e i talenti. Non solo. Pochi hanno il coraggio di andare controcorrente: hanno paura che se deviano dal consenso in un futuro ne avranno uno svantaggio».

È vero che ci vogliono 10 anni di pratica per eccellere in qualsiasi campo?

«Sì. Lo ha dimostrato Herbert Simon, vincitore del premio Nobel per l’Economia. 10 anni di training intensivo permettono di eccellere in qualsiasi campo, dalla musica allo sport, all’imprenditoria. La regola dei 10 anni è conosciuta anche come regola delle 10mila ore: applicandosi per tre ore al giorno, per 10 anni, si raggiungono buoni risultati. Imprenditori molto ambiziosi dovrebbero tenere presente che hanno bisogno di tempo per eccellere in quello che fanno».

Gli studi che lei ha fatto hanno poi influenzato la sua strategia d’investimento?

«Sì. Il mio orizzonte di investimento si è esteso. Mi sono concentrato meno sul comprare e vendere. Ho preferito titoli da tenere nel cassetto. E ho diminuito tantissimo il mio bisogno di informazioni. Inoltre, i miei studi sono diventati la base per alcune rubriche che scrivo per riviste finanziarie di alto livello e i temi riguardano l’incrocio tra business e psicologia».

Qual è il rendimento di Evergreen, il fondo d’investimento da lei creato?

«Per 11 anni ne sono stato coinvolto e il fondo ha avuto un tasso di rendimento superiore al 19% composto l’anno. Quattro anni fa, nel 2006, ho dato la gestione a giovani partner. Come gli sportivi migliori anche fra gli investitori i più bravi sono i più disciplinati. Per questo l’età anagrafica conta poco».

Identikit

Jacob Burak (foto sotto), 61 anni, figlio di sopravvissuti allo sterminio nazista, è uno degli uomini più ricchi d’Israele. Inventore del fondo di investimento Evergreen, con sede a Tel Aviv, si è ritirato nel 2006. È autore di uno dei libri più venduti nel suo Paese, Ma gli scimpanzé sognano la pensione? (Mondadori 2009), in cui spiega il ruolo che hanno le emozioni negli affari.

Redazione, Millionaire 12/2009

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