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GreenTech, il nuovo trend del settore startup

Il capitale investito nelle startup green cresce del 210%, aumenta la fiducia verso un mondo più pulito

Con il riscaldamento globale in continua crescita e la visione di un futuro sempre più incerto, sembra proprio che il mondo chieda a gran voce l’intervento e la crescita più di startup che si preoccupino di risolvere questo tipo di problemi. Sì, perché è tutto bello finché si parla di innovazione e tecnologie futuristiche, industrie 4.0, robotica e quant’altro, ma la mancanza di preoccupazione nei confronti del pianeta che ci ospita, renderà sempre più difficile pensare di poter arrivare così lontano. Non è azzardato quindi pensare che i nuovi colossi tecnologici saranno startup che si occupano di ambiente.

Il GreenTech, che da anni ormai cerca soluzioni sempre più innovative per ridurre l’emissione di gas e il recupero dei materiali, sembra essere il settore di punta al momento, dimostrando la propria capacità di resistere alle turbolenze del mercato che si sono verificare negli ultimi anni e che stiamo vivendo tutt’oggi.

 

 

Il GreenTech viaggia veloce

 

A partire dal Covid e dall’inflazione, fino all’incrinatura dei rapporti tra Russia ed Europa che hanno portato a una crescente crisi energetica, il settore GreenTech non sembra voler cessare la sua crescita portando un incremento del 210% nella somma di capitali investiti, rispetto al 2020.

Le sottocategorie che rientrano in questi settori, vanno dall’energia, al recupero dei materiali, alle nuove soluzioni per la logistica, fino all’innovazione delle tecnologie per processare i pagamenti elettronici, abbattendo le emissioni, tutti settori che nel 2021 hanno raccolto 87,5 miliardi di dollari, un trend che secondo dati parziali, sembra volersi riconfermare anche nel 2022. È proprio la capacità di resistere a condizioni sfavorevoli di questi settori, ad aver attirato l’attenzione degli investitori i quali, a seguito della crisi energetica dovuta alla dipendenza del Vecchio continente nei confronti della Russia, sperano di poter costruire soluzioni green in grado di rendere l’Europa un continente capace di rifornirsi autonomamente, con un basso impatto ambientale e un minore sforzo economico e operativo.

Crisi climatica e necessità di ridurre i costi, i fattori chiave del prossimo futuro

 

Il mondo dell’industria e quello della politica guardano l’innovazione come possibile cornucopia di soluzioni per far fronte alle sfide nostro tempo, saranno quindi le startup GreenTech a dominare nel prossimo futuro. Solo negli ultimi 7 anni sono nati 78 unicorni in questo settore, anni in cui l’attenzione dell’opinione pubblica verso un mondo più sostenibile è andata sempre a crescere, ma durante i quali ancora non era presente un vasto affollamento di investitori pronti iniettare liquidità nel mercato specifico. Perciò, se solo in questi anni 78 startup green hanno raggiunto il traguardo di diventare unicorni, quanti potranno essere allora gli unicorni che nasceranno nel prossimo futuro?
Approfondendo vediamo che di queste 78 startup: 43 sono le aziende nel settore della mobilità e dei trasporti; 13 nel settore dell’agricoltura, dell’alimentazione e tutela del territorio; 10 nell’industria della meccatronica e della logistica; 10 nella produzione di beni e solo 9 nel settore energetico.

A seguire questo trend, dopo anni di siccità, finalmente anche il mondo del capitale sembra cominciare a muoversi, dopotutto il denaro segue il denaro e l’ambientalismo prospetta grandi ritorni economici per le tasche dei venture capital. Il report di Pwc infatti, individua oltre 6.000 investitori del settore in tutto il mondo, che insieme hanno finanziato oltre 3.000 startup, per un totale di 9.000 round di investimento. Per ora i maggiori hub mondiali sono l’immancabile Silicon Valley, polo e sede dell’innovazione tecnologica, seguita da Londra e Berlino.

 

 

E l’Italia?

 

Anche in Italia il settore comincia a muovere i primi passi, allo stato attuale si possono individuare circa 720 startup italiane che di occupano di temi legati all’ambiente, senza contare i vari spinoff universitari e i progetti del mondo della ricerca. Secondo una ricerca dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), solo le università saranno in grado di sviluppare tecnologie capaci di abbattere fino al 70% il costo dell’energia.

Serve però la ricerca e servono gli investimenti, come afferma infatti Patrick Collison, co-founder di Stripe, durante uno speech sul palco dell’Italian Tech Week, esordendo con: “La nostra risposta alla crisi energetica finora è stata conservativa. Abbiamo ridotto i consumi e cambiato il nostro stile di vita, il che è un bene. Ma sul lungo periodo dobbiamo cercare di capire come risolvere questo problema senza fare eccessive rinunce. La soluzione non può che arrivare dall’innovazione tecnologica. Perciò startup, è il vostro momento. Investitori, fate il vostro ruolo.”

In questo momento, nel panorama italiano degli investimenti, Cdp Venture Capital, il veicolo di investimento in capitale di rischio creato da Invitalia, è pronto a spingere con un asset di 5 miliardi di euro da gestire per i prossimi anni, che contribuirà alla nascita di nuove realtà italiane. Manna dal cielo per l’innovazione italiana e un chiaro invito per le startup. È il momento di innovare, per il mercato e per il futuro del Pianeta.

 

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