In borsa vince la lentezza

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Conta piu’ la costanza dei rendimenti che la speculazione veloce. Chi lo capisce, potrebbe diventare ricco…

Gentile Gaziano,

leggo i suoi consigli da poco e ho avuto modo di apprezzare il suo sito www.borsaexpert.it. Ma sulla teoria che in Borsa si guadagna nel medio-lungo periodo ho qualche dubbio. Ci sono ogni giorno titoli che salgono e “del doman non v’è certezza”. E a me interesserebbe guadagnare velocemente…

Alberto S. – Milano

Gentile Alberto, a franca domanda è doveroso rispondere con la più sincera delle risposte. Personalmente, non sono portato alle “sveltine” in Borsa e i risultati migliori li ho ottenuti col tempo. Con metodo e pazienza. Virtù, purtroppo, poco apprezzate da molti risparmiatori. Il  mercato è grande e se cerca bene troverà chi le prometterà (come a Pinocchio nel Paese degli Acchiappacitrulli) di moltiplicare velocemente i suoi quattrini. Qualcuno in grado di esaudire questo desiderio forse ci sarà (c’è anche chi vende corsi di questo tipo, non tenendosi per sé il “dono”), ma la maggior parte l’aiuterà, anche in buonafede, a bruciare più velocemente i suoi risparmi in un turbinio di operazioni che renderanno più ricco il suo intermediario. La speculazione veloce non è nelle mie “corde” e non ritengo che sia una strada consigliabile per la maggior parte dei risparmiatori in termini di costi/benefici.

Ritengo più importante puntare a lenti e costanti rendimenti (superiori all’andamento del mercato) piuttosto che inseguire il mito dell’operazione veloce.

Molti investitori si ricordano di quando su un titolo hanno messo a segno una performance record: difficilmente però sanno calcolare il rendimento effettivo ottenuto in Borsa negli ultimi 2, 4, 10, 20 anni. Negli investimenti prevale sempre la logica della formica rispetto a quella della cicala: vincono gli accumulatori, perdono gli speculatori, quelli della “botta e via”. Chi vuol diventare milionario (o restarlo) farebbe bene a comprendere il potere del rendimento composto e capire che: riguardo rendimenti di Borsa non bisogna guardare al breve, ma al lungo periodo; occorre puntare a rendimenti superiori al mercato (i cosiddetti benchmark); anche pochi apparenti “punti” percentuali possono cambiare in modo radicale la vostra tranquillità finanziaria.

Facciamo un esempio concreto: 50 mila euro investiti con un tasso di rendimento del 16,16% annuo, in 20 anni, si moltiplicano per venti (e diventano un milione di euro). E non teniamo conto di risparmi messi da parte anno per anno.

Impossibile ottenere rendimenti di questo tipo? No. Posso assicurarvi il contrario.

Pochi lo sanno ma negli ultimi venti anni Piazza Affari è salita del 1.080% circa (indice Comit Performance che tiene conto dei dividendi staccati) con un tasso di rendimento annuo del 13,13% se si fosse investito direttamente, riuscendo a replicare l’andamento di Piazza Affari. E sopportando anche anni durissimi come il 1987 (–30,8%, la performance dell’indice Comit), il 1990 (-23,2%), il 2001 e il 2002 (due anni consecutivi da –23%).

Ottenere un 3% in più di rendimento annuo (ovvero il 16,16%) significa aver trasformato 50 mila euro in un milione di euro invece che 590 mila euro (una cifra comunque non trascurabile). E vale la pena evidenziare come sia quasi incredibile (ma vero) il fatto finanziario che soli tre punti percentuali in più di rendimento annuo siano in grado di determinare una ricchezza aggiuntiva di oltre 400 mila euro. Per questo in Borsa le formiche battono le cicale. Ed è meglio essere lenti che rock. Il  frenetico attivismo ha, infatti, diverse controindicazioni.

La rubrica Question Time è curata da Salvatore Gaziano Millionaire 01/2006

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