Internet delle cose: infinite opportunità per artigiani, innovatori e startup

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Software che gestiscono a distanza un orto, sensori che ti dicono quanto inquinamento c’è in casa, birre che ti raccontano una barzelletta. Non è fantascienza, ma una nuova frontiera del business. In pratica, ogni oggetto della nostra vita, sarà collegato alla Rete e acquistare una seconda vita digitale (hai letto la nostra inchiesta? La trovi su Millionaire in edicola).

Un mercato da numeri straordinari: entro il 2020 saranno 26 miliardi gli oggetti che saranno collegati alla Rete. Un giro d’affari di 1,9 trilioni di dollari.  E c’è chi già fa business come Alessandro Bisignano. 49 anni e un’esperienza nelle più importanti aziende informatiche, Olivetti, Xerox, Hewlett-Packard, lascia per mettersi in proprio e investire nell’Internet delle cose: «Ho capito che c’erano opportunità infinite, la possibilità di migliorare ogni oggetto digitalizzandolo e aprire nuove frontiere» spiega a Millionaire.

É allora che, insieme a due soci, fonda IdOO, una startup che ha ideato un particolare sensore che, applicato agli oggetti (dai vestiti, accessori, fino a una bottiglia di vino), permette all’utente di dialogarci, conoscere la storia del prodotto (come è nato, chi lo ha prodotto, come si utilizza). Certificandone l’autenticità contro la contraffazione: «L’utente avvicina lo smartphone all’oggetto e conosce ogni tipo di informazioni, evita di acquistare prodotti contraffatti. E inoltre, con un particolare servizio offerto da noi, può comunicare direttamente con il brand in tempo reale, ottenere risposte alle sue domande, ai suoi dubbi. E il brand ha così uno strumento unico di fidelizzazione con il cliente. Un canale diretto in cui, per esempio, lanciare nuovi prodotti».

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Consigli a chi vuole investire nell’Internet delle cose?

Pensare a soluzioni semplici, facili da capire e da usare. Investire il proprio tempo per perfezionarla e ottenere feedback dai clienti: noi abbiamo impiegato due anni per testare il prodotto e farlo conoscere alle aziende. E poi lavorare sui benefici. Chiedersi, insomma, se la soluzione ideata ha un valore reale e migliora la vita dei consumatori. Se è una tecnologia fine a se stessa, non funzionerà. Anche se molto innovative. Infine, formare un buon team con competenze diverse: per creare un buon prodotto servono esperti di informatica, design ed elettronica».

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INFO:http://www.id-oo.com/it/cosa-facciamo

 Giancarlo Donadio

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