La borsa delle scommesse è online

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Si scrive betting exchange, si legge Borsa delle scommesse sportive su Internet. Luci e ombre di un fenomeno non ancora regolamentato in Italia

Arriva anche in Italia la Borsa delle scommesse?

La domanda è d’obbligo, perché il betting exchange, come si chiama tecnicamente questo fenomeno nato poco meno di 10 anni fa nel Regno Unito, esiste già nel nostro Paese, ma non è regolamentato. Doveva essere già stato autorizzato, ma siamo ancora in alto mare. E in questo clima di perenne confusione, il business prospera e il consumatore si riempie di dubbi.

Di cosa si tratta

Il betting exchange è un formato di scommessa ideato dal portale britannico Betfair.com all’inizio dello scorso decennio.

Betfair è ancora leader di quel mercato che ha di fatto inglobato il mondo della scommessa sportiva, l’ha trasferito sul Web e poi l’ha tradotto nel Web 2.0. In altre parole, così come esistono e sono utilizzatissimi – specie dai più giovani – software peer-2-peer che permettono di condividere e scaricare infiniti brani musicali e film, allo stesso modo esistono piattaforme come Betfair che mettono in Rete gli scommettitori tagliando fuori i bookmaker e lasciando che ciascuno possa essere puntatore o banco in base alle quote stabilite in tempo reale dallo scambio tra le persone connesse.

Nelle scommesse tradizionali, gli scommettitori effettuano le giocate contro il banco, che raccoglie le puntate. Successivamente, conosciuto il risultato, è il bookmaker che ripartisce la vincita: una parte va ai vincitori e il resto, compresi i margini sulle quote, viene incassato dai bookmaker stessi.
Questi soggetti, in realtà, calcolano margini di norma sufficienti ad ammortizzare gli esborsi e generare profitti, elargendo quote piuttosto basse agli scommettitori.

Anche la trasposizione sul Web del modello tradizionale prevede che i bookmaker mantengano il controllo delle giocate e delle quote. Chi gioca rischia tanto e vince poco, in proporzione.

Betfair ha introdotto un meccanismo che ha cambiato lo schema di gioco, eliminando alcuni difetti ma naturalmente introducendone altri.

Con il betting exchange il banco non esiste più: gli scommettitori si trovano in Rete, uno contro l’altro. Il sito (che guadagna dal 2 al 5% degli utili) fa da garante della presenza dei soldi già versati in anticipo e quando uno vince, la somma gli viene assegnata direttamente, in base alle quote liberamente “contrattate” in tempo reale dagli utenti.

Al massimo se uno propone una quota e nessuno ci sta, aspetta.

Ulteriore elemento di spicco è la possibilità di “bancare” oltre che puntare classicamente. Prendiamo un’ipotetica partita Milan-Inter: si può decidere di puntare su un risultato, oppure di bancare una squadra, che equivale a puntare sulla sua non vittoria. Così lo scommettitore vince in due casi su tre (pareggio o sconfitta), ma vince meno, e se gli capita di perdere, perde di più.

Lo scambio di scommesse diventa un po’ come la Borsa valori: ci sono utenti che rappresentano la domanda (che vogliono puntare, back) e altri l’offerta (quelli che sono disposti a fare il banco, e cioè a bancare, lay).

 

Pro e contro

Cosa ne pensano i giocatori?

Quelli che investono molti quattrini, perché sono ipercompetenti e iperdipendenti dal gioco, hanno un punto di vista uniforme, ben chiarito dall’intervento di uno di loro su un forum di settore.

Betting exchange tutta la vita! Giocare ancora con i siti di scommesse non è più divertente! Oramai sono legalizzati,non puoi vincere, ti seguono, ti pedinano in tutto ciò che fai e se ti azzardi a esser vincente, con loro non giochi più, sei ghiacciato.

In effetti i sistemi come Betfair o Betdaq guadagnano sulle vincite, quindi, eliminando i bookmaker (che trattengono più o meno il doppio), hanno interesse a generare grandi volumi e consentono quote più alte proprio perché prive di mediazione.

Ma tra i “contro” resta da ricordare che è impossibile scommettere se non ci sono altri scommettitori disposti a scambiare una scommessa con te in quel momento e a quelle condizioni.

Il problema magari non si pone per il calcio, ma per gli sport minori (sono a decine) spesso sì. Inoltre bisogna prenderci la mano: il sistema è complesso, di sicuro più dello scambio con un bookmaker tradizionale. E poi è impossibile realizzare scommesse combinate. Senza considerare la quantificazione non immediata dei quattrini che si possono lasciare sul tappeto quando si “banca”: il rischio non è dato dall’importo bancato, bensì dall’eventuale vincita di chi ha puntato. Esempio pratico: se ho bancato una squadra per 10 euro alla quota di 4,34 e la squadra vince (cioè io perdo) dovrò versare 43,40 euro, cioè il profitto netto di chi ha scommesso.

 

(Non) fatta la legge, trovato l’inganno

Mentre in molte zone del mondo il betting exchange prospera e strafattura, in Italia, almeno sulla carta, non è ancora legale. Infatti se si accede al sito Betfair.it, al momento, è consentito effettuare soltanto scommesse tradizionali.

Se invece si tenta di arrivare a Betfair.com compare la schermata di blocco dell’Aams (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) che ricorda: il sito richiesto non è raggiungibile poiché sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per operare la raccolta di giochi in Italia.

La borsa delle scommesse non è ancora utilizzabile da noi. Problemi relativi alla tassazione del gioco e al controllo del sistema stesso in ottica antiriciclaggio. Ai Monopoli, quando chiediamo spiegazioni, ci palleggiano per una giornata fino a dirci che non possono rivelare nulla perché il sistema di autorizzazione è ancora in fase di studio.

Si sa solo che si va nel senso di abbassare la tassazione per prevenire il gioco illegale. E per incamerare quattrini senza farsi fregare dalla tecnologia, naturalmente. Perché la comunità dei tecnoscommettitori non si fa spaventare dalla deregulation italiana e salta il blocco con il più classico tra gli espedienti.

Ogni volta che Aams impedisce l’accesso a un sito tramite un indirizzo, basta aspettare qualche giorno e sono direttamente i titolari del sito a diffondere sui forum per vie traverse un nuovo indirizzo che riporta alla solita pagina d’accesso. Provare per credere: su betting.it si possono trovare con facilità tutti gli aggiornamenti relativi all’ingresso “alternativo” a Betfair.

Intanto in Francia una nuova legge ha detto stop al betting exchange. Il mercato delle scommesse d’Oltralpe è aperto ai bookmaker autorizzati, che versano una quota dei loro guadagni allo sport. Mossa che può sembrare paradossale, ma che intanto ha fatto innervosire i piani alti di Betfair, i quali hanno bollato la norma come “discriminatoria”. E da Parigi hanno risposto: non discriminazione ma prevenzione, visto che in Gran Bretagna il 9,8% degli scommettitori ha sviluppato una dipendenza da azzardo proprio attraverso il betting exchange.

Mister betfair.it

L’impero Betfair nasce una decina di anni fa in Gran Bretagna. La sede centrale è  britannica, mentre quella dedicata ai giocatori internazionali si trova a Malta (per ovvie ragioni fiscali). La costola italiana si chiama Betfair.it, ha sede a Milano e Massimiliano Bancora ne è l’amministratore delegato.

Perché il betting exchange tarda ad arrivare, in Italia?

Questioni fiscali, soprattutto. Il modello di tassazione applicabile è stato rivisto in seguito al decreto pro Abruzzo: prima si dovevano tassare i volumi di scambio e non gli utili, un sistema assurdo rispetto al nostro funzionamento.

Che tipo di giocatore conquisterete?

Gli scommettitori che vorrebbero sistemi molto più evoluti. Il mercato italiano delle scommesse è uno tra i principali in tutto il mondo e comprende sia professionisti della scommessa, che fanno girare anche diecimila euro al mese di giocate, sia i clienti “normali”, che si divertono con poche decine o centinaia di euro.

Volume d’affari previsto?

È troppo presto per azzardare cifre, ma siamo ottimisti.

Gli scommettitori più smaliziati hanno sempre aggirato il blocco italiano di Betfair.com utilizzando i sottodomini e gli indirizzi alternativi che Betfair stessa si premura di divulgare…

Io mi occupo di Betfair.it e non posso parlare per l’attività di Betfair.com. Comunque si tratta di pochi clienti, professionisti che vincono spesso, hanno alti volumi e non sono accettati dai bookmaker tradizionali perché non convengono. In attesa di una regolamentazione specifica, crediamo di rispettare in ogni caso la normativa europea sulla circolazione dei servizi e di poter offrire tutto anche in Italia. Quando finalmente la normativa italiana si adeguerà, tutto funzionerà sul dominio “.it”.

Come siete riusciti a mantenere una posizione di monopolio in questi anni?

Investiamo milioni di euro ogni anno per mantenere la nostra tecnologia all’avanguardia. Riteniamo che un prodotto che gestisce più transazioni di tutte le borse europee messe insieme necessiti di un know-how non indifferente, che rende difficile l’ingresso di operatori con le stesse caratteristiche.
Con il vostro sistema possiamo dire in sintesi che è più facile vincere ma si vince di meno e se si perde si perde di più…

È una semplificazione estrema. Come in Borsa, è auspicabile conoscere per bene quello che si sta facendo. Se sono guidato dal cuore, rischio grosse perdite, come in tutte le operazioni finanziarie.

Alessandro Calderoni, Millionaire 3/2010

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