La Silicon Valley? La creo a Potenza

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Per 15 anni ha lavorato nel mondo dei pagamenti e dell’innovazione. Poi ha deciso di sfruttare esperienza e competenza acquisite per mettersi in proprio. Lui è Antonio Sorrentino, 41 anni di Napoli, fondatore della startup Domec, una Fintech Company con sedi a Milano e Potenza, che propone soluzioni e tecnologie per il mondo finanziario.

Sorrentino ha puntato tutto sulla competenza degli ingegneri informatici del Sud Italia. E la volontà di creare nuovi posti di lavoro in Basilicata lo ha premiato. Domec ha appena ottenuto un finanziamento di 1,6 milioni di euro dal fondo di Venture Capital di Sviluppo Basilicata. Un investimento che gli permetterà di espandersi ancora e procedere con nuove assunzioni.

Come nasce l’idea?

«Domec nasce dalla mia esperienza professionale e dalla voglia di fare impresa e creare lavoro, soprattutto al Sud. Ho sempre lavorato nel settore dei pagamenti ma volevo offrire un servizio nuovo, occupandomi anche di fidelizzazione. Domec si occupa di sistemi di pagamento e Loyalty 3.0 (come le carte fedeltà per negozi). Aiuta le aziende nelle attività di customer engagement: permette di “ingaggiare” nuovi clenti in modo semplice e immediato. Mi sono ispirato a modelli di business stranieri, americani soprattutto. E ho fondato la startup a marzo del 2014».

Come hai sviluppato l’idea?

«Prima ancora di avviare la startup, ho lavorato alla ricerca di investitori e partner. Ho iniziato con un cliente che già conoscevo e ho puntato sul network, sui rapporti di lavoro pregressi. Io e i miei soci abbiamo investito i nostri soldi, circa 500mila euro. Il primo anno abbiamo avuto una perdita di 200mila euro. Nel 2015 abbiamo iniziato a fare profitto, generando un giro d’affari di oltre un milione di euro.

Quali difficoltà hai incontrato?

«Quelle di una piccola azienda che vuole vendere servizi alle grandi aziende. All’inizio c’è un problema di credibilità, una mancanza di fiducia da parte dei grossi clienti che vogliono la certezza di un alto livello dei servizi. Ci sono anche problemi burocratici, con i tempi lunghissimi del Sud, ed economici, perché in Italia ci sono poche agevolazioni fiscali per le startup innovative. Prima di arrivare a Potenza avevo pensato di spostare tutto a Dublino, dove avrei avuto agevolazioni sul costo del lavoro e la pressione fiscale per i primi cinque anni di attività, ma ho deciso di restare in Italia».

Che cosa ti ha spinto a rimanere?

«La voglia di creare lavoro e la competenza dei nostri ingegneri, che sono tra i migliori del mondo. Abbiamo investito sulla formazione e la costruzione del team. E sappiamo che i nostri dipendenti non ci lasceranno. Non è come la Silicon Valley dove gli ingegneri passano da una startup a un’altra. Qui restano e hanno la voglia di lavorare nella loro terra».

Come hai affrontato le difficoltà?

«Con lavoro, sacrificio e tanta voglia di fare. Il team poi è importantissimo, lavoriamo in squadra e siamo cresciuti insieme, senza distinzione di ruoli. All’inizio tutti devono fare tutto. Ora, con la crescita del business e l’aumento delle commesse, assumeremo nuove persone».

Che cosa ha convinto gli investitori?

«Il portafoglio di clienti che già utilizzano la piattaforma (tra questi anche Eataly, Italo e Autogrill), l’esperienza di un team, già conosciuto nel mondo dei pagamenti, le nostre idee, il network creato e i nuovi posti di lavoro a Potenza. In più anch’io ho investito in Domec e il mio aumento di capitale è considerato un’ulteriore garanzia sul buon esito dell’investimento».

Consigli?

«Dalla mia esperienza posso dire che è importante avere dei soci, trovare una persona giusta con caratteristiche complementari a te. Da solo puoi avere momenti di sconforto. In due o più persone trovi la forza e le idee per andare avanti. È finita l’era del posto fisso quindi meglio inventarsi il proprio lavoro. Provaci, non fermarti aspettando che l’opportunità arrivi. Non buttarti giù di fronte alle difficoltà e insisti».

Info: www.domecsolutions.com

 

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