Le startup foodtech che hanno fatto perdere la testa agli investitori

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Agrifooddtech

Si tratta di investitori come Anterra Capital, Agriculture Technology Fund e Astanor Ventures che fanno a gara per investire in startup come Infarm e Ynsect

Nell’economia delle startup giocano un ruolo fondamentale i fondi venture capital, veri e propri attori nel sostegno finanziario e ideologico, capaci di accompagnare le iniziative e trasformarle in realtà sostenibili destinate a generare utili, tutto in linea con un approccio innovativo tanto dal punto di vista delle quanto da quella della spesa.

Da non sottovalutare anche le relazioni e i rapporti che le varie società devono intrattenere, tessendo una rete di contatti utili per la propria attività. Per i venture capital è fondamentale poter avere un rendiconto di quelle che sono le nuove attività che nascono sul territorio, provando a scovare la più produttiva tra loro.

Grande interesse per il settore AgriFoodTech

Uno dei settori in cui si sono registrati i maggiori investimenti è l’AgriFoodTech, secondo il report AgriFoodTech Investment Report 2022. Nello scorso anno gli investimenti registrati hanno sfiorato i 52 miliardi di euro, con un incremento del 85% rispetto al 2020. Negli ultimi anni il settore è cresciuto vertiginosamente, merito anche della struttura variegata su cui può contare. Gli investimenti possono riguardare la filiera agroalimentare, dai processi di produzione e trasformazione del cibo alla vendita al dettaglio.

In Europa tra i fondi più importanti si trovano Anterra Capital e Agriculture Technology Fund, Astanor Ventures che finanzia due startup europee importanti: Infarm e Ynsect. La realtà dei fondi è molto più strutturata negli Stati Uniti, dove si trovano giganti del calibro di New Crop Capital e S2G Ventures, e altri corporate venture capital, tipo Tyson Ventures e Syngenta Group Ventures.

La situazione in Italia

Peter Kruger, presidente di Agrifood-tech Italia e managing partner di AgFood Ventures ha analizzato la situazione dei fondi in Italia: «Da noi la situazione non è certo delle migliori. È vero, ci sono alcune iniziative corporate, come quella del gruppo Barilla, ma riguardano spesso fasi embrionali della vita di una startup. Tendenzialmente, invece, i fondi di venture capital non operano nella fase seed, ma dalla Serie A in poi. In Italia mancano dei veri investitori professionali specializzati nel settore».

In realtà, la situazione inizia a cambiare e ad evolversi: durante lo scorso anno Riello Investimenti ha dato vita a un fondo dedicato all’agritech che si chiama Linfa Ventures, che si pone l’obiettivo di raccogliere 80 milioni di euro. «Una parte di startup italiane rappresenta una buona opportunità di investimento, ma dall’altra si ha un forte gap in termini di capitalizzazione delle startup AgriFoodTech» afferma Peter Kruger. «Altrettanto dannoso è un atteggiamento connotato da un certo autocompiacimento, diciamo così, da parte dei politici e degli operatori italiani».

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