Lo startupper rivoluzionario che dà voce ai sordi

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Inventa un’App che consente a chi è affetto da sordità di telefonare. Oggi Pedius, l’idea di Lorenzo Di Ciaccio, 30enne, originario di Gaeta e romano d’adozione, ha 8mila utenti in 9 Paesi (Stati Uniti, Canada, Italia, Inghilterra, Francia, Spagna, Nuova Zelanda, Australia).

Amico di Millionaire, lo abbiamo intervistato agli inizi della sua avventura, oggi stringe partnership con aziende (Telecom, BNL, Axa, adottano il sistema) e comuni (Andria e Trieste). Recentemente, ha ricevuto il premio Positive Disruptive Award (in occasione dell’Open Summit di Milano) assegnato da Blablacar per idee rivoluzionare con ricadute positive sulla società.

lorenzo di ciaccio

Come sei partito?
«Con un servizio della trasmissione Le Iene di Giulio Golia con Gabriele Serpi (personaggio di riferimento per la comunità di non udenti italiana, ndr). Si parlava di un centralino che effettuava un servizio simile a quello dell’app, ma con spese altissime di personale. Allora mi sono detto: “Ma è possibile che con la tecnologia che abbiamo oggi non riusciamo a realizzare qualcosa di più immediato e a costi contenuti?”»

Come funziona?
«L’app è semplicissima. La persona sorda sceglie un numero dalla rubrica, o una serie di servizi (taxi, hotel, consegne a domicilio) che gli mettiamo a disposizione. Per comunicare scrive un messaggio (stile WhatsApp, per intenderci) che viene inoltrato a un server. Questo trasforma il testo in una voce artificiale che viene indirizzata al destinatario».

Come l’hai realizzata?
«Inizialmente ho investito soldi miei (parte della mia liquidazione). Poi ho vinto Working Capital (grant di 25mila euro). E poi lo scorso anno abbiamo ottenuto un investimento di 400mila euro (Tim Ventures, Embed Capital, Sistemi Investimenti)».

Come guadagna l’App?
«Gli utenti hanno 20 minuti al mese gratis e pagano per i minuti successivi con abbonamenti annuali (da 30 euro). Poi ci sono le partnership con le aziende e i comuni che vogliono adottare il servizio. Lì è previsto un canone annuale, il cui valore dipende dalle dimensioni del bacino di pubblico che hanno».

pedius 1

Ostacoli maggiori in questa avventura da startupper?
«Gli anni più duri sono i primi. La difficoltà maggiore è di far capire a investitori e aziende che nel sociale si può fare business, che i soldi che mettono su di noi sono un investimento, non una donazione. L’ostacolo maggiore è cambiare la mentalità delle persone, un po’ come quando nessuno comprava online perché temeva che ci fossero più truffe che benefici».

Progetti per il futuro?
«Stiamo puntando sull’internazionalizzazione del progetto. Prossimo mercato è il Brasile».

Consigli agli startupper?
«Incontrate subito il vostro pubblico di riferimento, capite il loro bisogno. Noi organizziamo seminari per spiegare il progetto e anche alfabetizzare le persone sulle nuove forme di tecnologia. Parlare con persone che demoliscono la tua idea, non proteggerla da critiche. Formare un buon team. Oggi abbiamo otto persone in squadra. Gli investitori ti diranno: “Quest’idea potrebbe farla qualcun’altra, perché dovremmo scommettere su di voi?”. La qualità delle risorse umane viene prima di tutto».

INFO: http://www.pedius.org/it/

Giancarlo Donadio

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