Marco racconta l’orologio smart che piace in America

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Si chiama Hiris l’orologio intelligente Made in Italy: «Lo indossi e puoi controllare il tuo corpo (movimento, battito cardiaco, temperatura), interagire con la casa (accendere luci, avviare elettrodomestici a distanza) e infine gestire il tuo smartphone (far partire applicazioni). Più altre funzioni, come mixare musica.

«Non hai bisogno di toccarlo: si attiva con i movimenti del polso» spiega Marco Gaudina, 34enne genovese, a Millionaire. Ingegnere informatico, specializzato in robotica e automazione, Marco inizia a fare esperienza lavorando in Siemens come consulente e poi sperimentando nuove soluzioni durante il dottorato presso l’Istituto di Tecnologia (IIT) di Genova.

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Doppio lavoro per fare cassa «I miei futuri soci li ho conosciuti durante il dottorato abbiamo investito 25mila euro di tasca nostra per sviluppare Hiris. Intanto, per fare cassa offrivamo soluzioni hi-tech e consulenza ad altre aziende. Il primo anno abbiamo fatturato poco più di 20mila euro. Poi 84mila euro l’anno successivo e 115mila quest’anno. I guadagni li abbiamo reinvestiti».

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Utilizzo il crowdfunding.  Dopo aver realizzato il primo prototipo, il team partecipa al Ces di Las Vegas, una delle più importanti fiere ditecnologia al mondo e si fa notare dalla stampa (Business Insider li ha citati tra le migliori startup italiane del 2015). «Ci serviva un modo per testare subito il mercato. In una prima fase abbiamo scelto di non cercare investitori, ma clienti. La soluzione più veloce per avere feedback ci è sembrata il crowdfunding: su Indiegogo abbiamo raccolto 84mila dollari.

Le competenze sono fondamentali. Grazie alla campagna vendono i primi 500 pezzi tra Europa e Stati Uniti (prezzo a partire da 200 euro). Oggi sono in trattativa con store online e finanziatori, per aumentare i volumi di vendita: «Se vuoi avvicinarti al settore la prima cosa è conoscere il corpo umano: è lo strumento su cui dovrai lavorare. Poi ci vogliono competenze tecniche (ingegneria informatica, elettronica), ma anche nel marketing e nel design».

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Gli ostacoli maggiori. «Non è facile crescere e trovare persone con un knowhow superiore alla media. E poi c’è il problema dei fornitori. Produrre in Italia, rispetto alla Cina, ti consente di dialogare più facilmente con le aziende, ma comporta una maggiore difficoltà a trovare le componenti di cui hai bisogno, soprattutto perché alcune aziende comunicano poco e male sul Web».

Circle Garage impegna oggi sette persone (tra sviluppatori, esperti di meccanica, elettronica e marketing).

Questo è un estratto dell’inchiesta sulle tecnologie indossabili pubblicata su Millionaire di ottobre 2015.

INFO: www.circlegarage.it

Giancarlo Donadio

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