Musement vince il premio come migliore imprenditore dell’anno

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Abbiamo già parlato di loro: è il team di Musement, la piattaforma che ti fa prenotare mostre, eventi e tour in tutto il mondo. La startup, capitanata da Alessandro Petazzi, milanese, ex direttore generale della divisione tv di Fastweb, si è aggiudicata il Premio L’Imprenditore dell’Anno® (EOY) 2015 di Ernst&Young, l’iniziativa nata negli Stati Uniti, con l’obiettivo di celebrare gli imprenditori che contribuiscono alla crescita dell’economia del loro Paese.

Questo premio giunge al termine di un 2015 ricco di soddisfazioni per l’azienda: ai 5 milioni di euro di finanziamento, alla selezione nell’ambito del Travel Innovation Summit della Phocuswright Conference 2015, grande evento mondiale dedicato all’online travel, a cui partecipano aziende del calibro di Airbnb, Tripadvisor ed Expedia.

Alessandro Petacchi racconta a Millionaire come è nata la sua startup.

 Come è nata l’idea?

«Da una nostra esigenza. Siamo tutti appassionati di mostre d’arte e sapevamo quanto fosse difficile prenotare, comprare biglietti quando vuoi fare un viaggio all’estero. Vai su mille siti, ti perdi sul Web. Ragionando insieme, ci siamo resi conto che esisteva un’App che raccoglie tutti i voli, una con tutti gli alberghi, ma non c’era nulla di simile per le altre esperienze che il turista vuole fare una volta arrivato sul posto. Abbiamo iniziato a lavorarci nel tempo libero. Abbiamo investito 40mila euro, soldi nostri per realizzare una versione beta».

E poi cosa è successo?

«Abbiamo preso i primi accordi con musei e mostre d’arte. Ci servivano numeri e utenti per presentarci agli investitori. 360 Capital Partners, Micheli Associati e Italian angels for growth, sono stati i primi a credere in noi: 600mila euro di finanziamento. Con questi soldi ci siamo dedicati full time al progetto. E siamo passati dai museo ad attività diverse, attività sportive e tour nella natura».

Come funziona?

«L’utente accede all’App e può prenotare tutte le attività tra le 3mila che abbiamo sul sito, 130 destinazioni in 30 Paesi al mondo (Europa, Nord e Sud America). Il sito trattiene una percentuale su ogni transazione, dal 15 al 50%, in media il 25%. Oggi abbiamo 200mila utenti attivi al mese sulla piattaforma. Abbiamo un pubblico soprattutto straniero: vendiamo a francesi, americani, inglesi…».

L’ostacolo più difficile da superare?

«Tra tutti capire come rifornirci di materiale (esperienze da vendere). Non è così automatico chiamare un museo in Peru per inserirlo nella piattaforma e sperare che ti dica subito sì. Il nostro obiettivo era arrivare ad avere 500 esperienze in vendita, oggi ne abbiamo 3mila. Si supera quest’ostacolo con i primi fornitori, loro dicono sì e si crea una sorta di effetto palla di neve. Più rotola, più cresce. Dopo i 25 fornitori è stato un po’ più semplice».

E come avete raccolto 5 milioni di euro?

«Il secondo investimento è sempre più complesso del primo. Bisogna dimostrare di aver fatto bene nel precedente, presentare numeri in crescita. A noi ha aiutato molto che i primi investitori abbiamo ripuntato su di noi. Questo ha rassicurato l’altro partner (P101) che si è aggiunto. È l’ingresso di un nuovo partner ha rassicurato a sua volta i vecchi investitori. Con questi soldi abbiamo assunto personale, siamo in 15 oggi, un team da diverse parti del mondo (abbiamo assunto tedeschi e americani, invertendo il trend che vuole noi italiani sempre con la valigia pronta). Miglioreremo il prodotto e proveremo a espanderci in Asia. L’obiettivo è ambizioso: diventare nel divertimento per i turisti, quello che oggi è Volagratis per i voli o Trivago per gli alberghi».

Consigli agli startupper che sognano un investimento grosso?

«Non farsi invadere dal pessimismo. Non è vero che in Silicon Valley ti riempiono d’oro: è difficile lì raccogliere i soldi quanto in Italia. Con l’aggravante che in America sei un perfetto sconosciuto per gli esperti del settore. Se si ha un’idea valida, bisogna sottoporla alla prova del mercato, prima di chiedere finanziamenti. Power Point e solo presentazioni, non servono. Meglio presentare un prodotto anche se non perfetto con funzioni basilari.  E poi parlare, parlare della tua idea dal vicino di casa, all’amico fino all’esperto del settore. Ed essere pronto a cambiarla. L’idea a volte conta poco.

INFO:  https://www.musement.com/it/

Giancarlo Donadio

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