Nato: un miliardo di dollari per le startup

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La Nato istituisce il suo primo fondo e acceleratore per lo sviluppo di startup per il rafforzamento delle tecnologie nell’ambito della difesa internazionale.

 

La Nato vuole investire 1 miliardo di dollari in startup e per farlo istituirà un acceleratore e un fondo appositi per reclutare aziende innovative in campi come intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie, quantum computing, cybersecurity e spazio. Diana è il nome scelto per l’acceleratore, che altro non è che un acronimo di “Acceleratore di Innovazione nella Difesa per l’Atlantico del Nord”. Il lancio di Diana è previsto per il 2023 e la prima call aprirà ad aprile del prossimo anno, «l’idea è quella di stabilire chi saranno gli innovatori che lavoreranno con noi in tempo per il summit» spiega Phil Lockwood, attuale incaricato a capo dell’unità di innovazione.

Durante la “Nato Edge”, la prima conferenza su tecnologia e innovazione organizzata dall’Agenzia per la comunicazione e l’informazione della Nato, Van Weel, che svolge anche il compito temporaneo di direttore generale di Diana, ha annunciato che: «Diana potrà avvalersi di una rete di 63 centri per test e 9 siti per l’accelerazione. Quella di aprile sarà la prima di tre gare che contiamo di lanciare nel 2023. I temi devono essere ancora decisi. Saranno gli alleati a fornirci gli indirizzi strategici per strutturare le sfide». Tra i centri selezionati dalla Nato, tre saranno italiani; per l’accelerazione è stato scelto l’Ongr di Torino, mentre per i test sono stati reclutati i Centri della Marina militare a La Spezia e il Centro italiano di ricerche aerospaziali di Capua.

L’obiettivo di Diana si concentra sulla volontà dell’Alleanza atlantica di colmare il gap creatosi con altri Paesi come Cina e Russia e assicurare ai Pesi del Patto Nord-atlantico un primato tecnologico. Entro la fine dell’anno verrà nominato il direttore generale di Diana, in attesa del lancio della prima call ad aprile 2023. Mentre, per quanto riguarda i settori che riguarderanno i primi bandi sono ancora in via di definizione, ovviamente l’ultima parola spetta ai 30 alleati.

 

Diana, la versione futuristica e snella dei bandi europei

Diana e il fondo venture sono il tentativo dell’alleanza di distaccarsi dai rigidi processi degli appalti pubblici. Se funzionerà “ucciderà i dinosauri. Altrimenti, sarà considerata un test non riuscito”, ha confidato una fonte interna. Ovviamente, l’industria non può che essere d’accordo. Un miliardo di euro sul piatto in tempi come questi, in cui i tassi galoppano ed è impossibile fare una qualsiasi previsione, è una buona notizia per le imprese della tecnologia.

«Certo, il volume di un miliardo di non è molto, ma stiamo cercando di adattarci alla realtà» spiega Geoană, ex presidente del Senato della Romania, aggiungendo: «Se gli innovatori saranno selezionati da Diana, potranno accedere al nostro denaro e quando saranno maturi, potranno andare sul mercato o dai più grandi fondi di venture capital». La regia del fondo sarà affidata a un consiglio indipendente, composto da nove persone. Tre provenienti dal mondo accademico, tre da quello dei fondi di venture capital e tre dal mondo della difesa.

L’organizzazione al momento ha individuato nove tecnologie emergenti e dirompenti su cui concentrare i suoi sforzi. La prima è l’intelligenza artificiale, su cui è già stata messa a punto una strategia operativa. Dopo vengono dati, autonomia, biotecnologie, motori ipersonici, spazio, nuovi materiali ed energia. E infine il quantum computing, su cui, anticipa il vicesegretario, “stiamo preparando la strategia per aprile 2023”.

«Che lo si consideri vicino o lontano, il quantum computing sta per arrivare, dobbiamo prepararci a essere resistenti per quando quel giorno arriverà» osserva Geoană. «La Nato vuole anticipare le tendenze di lungo termine». Perciò a Diana toccherà guardare lontano.

 

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