Noi, startup italiana a Station F

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Antonino Famulari (a sinistra) e il team francese di GeoUniq.

È stata la prima startup italiana a entrare a Station F, l’incubatore di Parigi più grande d’Europa. Si chiama GeoUniq.

«Parigi è un ecosistema che cresce meglio di ogni altra parte di Europa. Qui trovi casi di successo, startup basate su tecnologie all’avanguardia, capitali, talenti. Non manca niente. E poi c’è Station F, che mette insieme tutte le componenti in un unico, bellissimo, ambiente» racconta Antonino Famulari, ideatore di GeoUniq, società che fa location analytics, ossia analisi di dati sulle abitudini comportamentali (viaggi, consumi, interessi) dei consumatori tramite gli smartphone. Le analisi sono vendute ad aziende di diversi settori, tra cui negozi, agenzie immobiliari, banche, assicurazioni.

Come ti trovi a Station F e come hai fatto a entrare?

«È un’esperienza straordinaria. Siamo entrati nel programma di accelerazione della business School Hec, il cui network ci permette di raggiungere qualunque cliente o partner in Francia in poche ore».

Tutte le startup possono entrare in Station F? Come si fa?

«C’è un processo di selezione. Bisogna scegliere il programma di accelerazione (sono circa una decina) e poi fare candidatura. Noi siamo nel programma di accelerazione di HEC, che è piuttosto selettivo. Il livello delle startup è molto alto».

Come è nata l’idea per la tua startup?

«Ho fatto un dottorato sulle Tecnologie per la protezione della privacy dei dati online al Telecom ParisTech, poi sono entrato in una business school, la Hec. GeoUniq nasce dal mio dottorato L’obiettivo era quello di trovare tecnologie e modelli di business basati sulla valorizzazione dei dati raccolti, nel totale rispetto della privacy. Il progetto ha suscitato l’interesse di quelli che poi sono diventati i co-founder di GeoUniq, due imprenditori con due exit alle spalle».

Dove avete raccolto i primi fondi?

«Il primo supporto economico ci è arrivato proprio da diversi programmi di aiuto all’innovazione del Governo francese. Poi abbiamo fatto un vero round da investitori. A oggi abbiamo raccolto oltre un milione di euro».

Difficoltà iniziali?

«Inizialmente tecnologiche. La tecnologia di tracking rappresenta uno dei nostri asset principali, ma lo sviluppo ha richiesto un duro lavoro per due anni di 7 esperti, 2 PhD
e 5 ingegneri. Infine la trasformazione di questa tecnologia in un prodotto che fosse realmente appetibile ha richiesto altri 5-6 mesi di lavoro molto intenso».

Qual è il vostro modello di business?

«Vendiamo l’analisi dei dati e la composizione del pubblico di luoghi fisici. Il cliente
paga in funzione del numero di punti di interesse (Poi) che intende monitorare, seguire. Tracciamo milioni di device e raccogliamo miliardi di posizioni al mese».

Se fossi rimasto in Italia avresti raggiunto questi risultati?

«Station F ci ha fatto accelerare molto e ci sta facendo incontrare clienti, advisor in Italia,
Francia e Regno Unito. Ma risultati sono ancora tutti da raggiungere…».

INFO: www.geouniq.com

Tratto dall’articolo di Lorenzo Roca “Noi, startup italiana a Station F”, pubblicato su Millionaire di febbraio 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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