Odio online? Un algoritmo ti dice quando è reato

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francesco inguscio startup
Francesco Inguscio

In Italia i numeri dell’odio online sono in crescita, ma c’è chi si mobilita contro l’intolleranza. Francesco Inguscio, 38 anni, founder e Ceo di Nuvolab, acceleratore di startup nato nel 2011, lo scorso ottobre ha lanciato COP-Chi Odia Paga, una piattaforma legal tech che offre supporto legale contro diffamazione, stalking, revenge porn, cyberbullismo, hate speech, veri e propri reati puniti dalla legge.

Il primo servizio già rilasciato permette all’utente di capire se sia stato vittima di un reato. Basta compilare un questionario interattivo e, grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale, si riceve il primo feedback legale. Lo strumento è disponibile gratuitamente, in collaborazione con il Ministero per l’innovazione e la digitalizzazione, che ieri ha anche istituito il “Gruppo di lavoro sul fenomeno dell’odio online”: per tre mesi, 16 esperti di digital si occuperanno di monitorare e analizzare il fenomeno e avanzeranno nuove proposte per contrastarlo.

Com’è nata l’idea di COP?

«Finora, con Nuvolab, avevo aiutato gli altri a realizzare i loro sogni. Era arrivato il momento di creare qualcosa di mio e di farlo in modo “significativo”. Diceva Pitagora: “Da’ vita ai buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle buone regole”. COP è il mio buon esempio. Non sono mai stato vittima di bullismo o discriminazione sul web, ma faccio parte di quella maggioranza che deve battersi per la difesa delle minoranze. Non puoi girarti dall’altra parte. Oggi bastano una connessione e un clic per offendere una persona su Internet, per le vittime invece la difesa è molto più lunga, costosa e complessa. Con una piattaforma digital, si può superare questo squilibrio: anche la vittima può attivarsi online in modo tempestivo».

Come l’hai sviluppata?

cop odio online«La startup è nata quasi per gioco: nel 2017 ho partecipato al bando Siavs (l’acronimo sta per “startup innovative a vocazione sociale”) di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, e l’ho vinto. Ho costituito la Srl a marzo 2018. L’ho sviluppata con l’aiuto dell’avvocato Giuseppe Vaciago e del suo team di legali. Le mie esperienze e relazioni tra Italia e Silicon Valley (Francesco, ex borsista Fulbright Best, ha lavorato in diversi acceleratori della California, ndr), mi hanno permesso di scegliere tra diversi investitori. Oltre Venture, il primo fondo di impact investing in Italia, ha investito 200mila euro».

Hai incontrato difficoltà che non ti aspettavi?

«Avviare una startup innovativa a vocazione sociale è difficile come montare un aereo mentre è in volo. La difficoltà maggiore riguarda il recruiting: è difficile trovare talenti che abbiano competenze tecniche (Stem) e siano motivati. L’altra sfida è cercare di rendere il servizio gratuito per l’utente finale. Di solito le vittime devono sostenere le spese legali, quelle per le perizie tecniche, per raccogliere prove e individuare l’autore delle offese. Vogliamo ridurle a zero, con il sostegno di grandi aziende, istituzioni, innovatori, imprenditori e professionisti che appoggiano la nostra causa». odio

Creare una startup legal tech è una mossa ribelle?

«È ribelle fare una startup legal tech senza essere un avvocato, ma un matematico prestato all’economia. È ribelle, da imprenditore italiano, scegliere di ridurre attività redditizia per dedicarsi a una Siavs, quindi con l’obiettivo di massimizzare l’impatto sociale e non il profitto personale. Ed è ribelle provare a innovare un settore che si basa su regole, usi e costumi che di solito hanno origine da abitudini passate piuttosto che da visioni del futuro».

Come funziona la piattaforma?

«Oltre al feedback legale, altri strumenti saranno rilasciati nel 2020. Sarà una piattaforma b2b: ci rivolgiamo direttamente alle grandi associazioni che rappresentano le minoranze. Anche in fase di beta testing, non testiamo il servizio con l’amico che ha avuto un problema, ma con le associazioni. In breve, con COP, le vittime potranno avere il supporto di avvocati specializzati, richiedere la rimozione degli insulti, le attività tecniche di preistruttoria, fino ad arrivare all’invio di diffide, denunce o querele, in base alla gravità del reato. L’Italia sarà un mercato pilota. Ma l’obiettivo è creare un prodotto digitale scalabile».

INFO : https://chiodiapaga.it

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