Perché le startup falliscono? Lo svela un sito

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Il 90% delle startup fallisce. Per questo è importante capire le ragioni degli insuccessi per trarne le lezioni giuste. Questa è l’idea dietro http://autopsy.io/, un vero e proprio cimitero di startup, con le storie di chi non ce l’ha fatta e gli insegnamenti da trarre.

Lo hanno fondato tre autori, Matthew Davies, Maryam Mazraei, e Niral Patel, titolari dell’agenzia di comunicazione Milc (http://milc.co/). Il sito nasce da un loro fallimento personale, l’avvio di una startup che non raggiunge i risultati sperati ed è costretta a chiudere: «Abbiamo creato un posto dove le persone possono imparare dagli altri. Non c’è nulla di negativo nel nostro messaggio. Scrivono startupper con esperienze negative, ma il focus è sulla lezione che si può trarre dai loro fallimenti» spiegano a Business Insider. Il sito mette in lista più di 115 casi di startup. Online da meno di un mese può già contare su 40mila visite.

Ecco i principali errori di uno startupper secondo il sito.

1. Scarsa conoscenza del mercato. «Abbiamo fallito perché non eravamo esperti del prodotto che stavamo progettando e non avevamo nessuna idea di chi fosse il nostro cliente potenziale».

2.Un team formato male. «Fare le cose da soli può sembrare bello, ma alla fine ti porta a fallire. Noi siamo caduti perché non avevamo un CTO focalizzato sullo sviluppo tecnico del prodotto. Fare da soli non è abbastanza. Serve un vero team» dalla storia della startup Rate My Speech.

3. Scalare troppo presto. «Avevamo 1 milione di dollari in banca, eravamo stati finanziati. Tutto sembrava andare nella giusta direzione. Il nostro errore? Provare a scalare troppo presto, quando non eravamo ancora strutturati. Abbiamo speso soldi in eventi, voli per incontrare clienti potenziali, abbiamo aggiunto persone al team. Tutto troppo presto» dalla storia di RewardMe.

4.Mancata pianificazione. «Eravamo troppo fiduciosi, pensavamo che con le nostre abilità avremmo potuto eseguire tutti i compiti nel minore tempo possibile. Per questo non pianificavamo nulla. Poi le cose sono diventate più complesse e la mancanza di organizzazione e una chiara divisione dei compiti ci hanno ucciso» dalla storia della startup UDesign.

5. No focus. «Volevamo automatizzare ogni oggetto della casa, creare tutto per tutti. Non avevamo individuato la nostra nicchia, non eravamo concentrati su un obiettivo. L’assenza di focus e la voglia di strafare ci hanno condotto al declino» dalla storia della startup Lumos.

INFO: http://autopsy.io/

Giancarlo Donadio

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