Professione Archimede

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Il brevetto torna di moda. Imposte di bollo abolite, ma pratiche più costose. Ecco come diventare ricchi e famosi con una nuova idea…

Il brevetto è da consigliare agli inventori? La risposta di Giuseppe Romano, consulente in materia, non lascia spazio a dubbi: «Sì, anche perché è l’unico strumento che permette di tutelare le loro invenzioni».

Il brevetto è un tema tornato d’attualità grazie alla Legge Finanziaria 2006, che ha abolito le tasse e le imposte di bollo sul deposito delle domande, nonché sul rinnovamento e sul mantenimento dei brevetti stessi. All’indomani della notizia, pare che le Camere di Commercio siano state prese d’assalto da una folla desiderosa di brevettare qualsiasi cosa. Poi la doccia fredda: l’entità delle tasse risparmiate era tutto sommato contenuta (2-400 euro). Ben più elevato, come vedremo, il costo della pratica. D’altro canto, sulla bontà del provvedimento gli addetti ai lavori sono scettici: la norma rischia di attirare in Italia ancor più brevetti stranieri (che già oggi rappresentano il 90% del totale). Non solo, questo vorrà dire il mantenimento in vita dei brevetti per la durata massima (25 anni) e non per i 13-14 anni medi attuali. «Un vecchio brevetto mantenuto per inerzia può bloccare una nuova iniziativa con caratteristiche simili. E dove in passato era richiesto un atteggiamento attivo, adesso la passività può creare danni e bloccare il mercato» sostiene l’avvocato Laura Turini.

Ma come si procede, passo per passo? In primo luogo, bisogna verificare la brevettabilità di quello che si ha in mente. Niente tutela, infatti, per mere idee, principi matematici, sistemi di vendita e metodi commerciali. Il passo seguente è di verificare che quello che abbiamo in mente non esista già. Punto di riferimento fondamentale sono le Camere di Commercio, che danno accesso alla banca dati Simba, che contiene le informazioni su marchi e invenzioni nazionali dal 1980 a oggi. «La prima ricerca è di tipo empirico: on line o sui cataloghi. Quella successiva può essere effettuata su banche dati gratuite come quella presente sul sito www.espacenet.com. L’unico problema è che è in inglese» continua Turini. Un elenco di banche dati, italiane e internazionali con relative caratteristiche, è presente sul sito www.infobrevetti.camcom.it (realizzato da 19 Camere di Commercio e quattro aziende speciali, è ricco di informazioni e riferimenti utili). Ma l’analisi più approfondita sull’esistenza di brevetti simili è quella che viene svolta da un ricercatore, con un costo a partire da mille euro.

A questo punto, ragionevolmente certi che il nostro brevetto non esista già, occorre preparare la documentazione tecnica per la domanda di registrazione, che descriva l’idea e i suoi elementi innovativi. Questo passo è cruciale: una descrizione generica potrebbe portare a una tutela troppo labile del prodotto. Al contrario, una eccessivamente specifica rischia di assicurare una protezione troppo circoscritta. «La documentazione viene preparata in genere dall’inventore insieme a un consulente. E’ possibile anche la via del fai-da-te. L’inventore può documentarsi leggendo le descrizioni di brevetti simili. Il rischio di un vizio di forma, però, è sempre in agguato» precisa Turini.

La scelta del consulente è fondamentale. Per non sbagliare, il consiglio è quello di rivolgersi alle Camere di Commercio provinciali, che hanno un elenco dei professionisti del settore. In ogni caso, è meglio scegliere fra i membri dell’Ordine dei consulenti in proprietà industriali (tel. 02 55185144, www.ordine-brevetti.it) e gli avvocati. Diffidare di chi, più genericamente, afferma di «scrivere brevetti». E qui si affronta la spesa più significativa: «L’importo per una consulenza varia molto, in base alla tipologia, alla complessità e all’area di tutela del brevetto. Si può partire da 1.500 euro per una copertura limitata al territorio italiano, fino ad arrivare anche ai settemila euro di una procedura internazionale particolarmente complessa» spiega Giuseppe Romano.

Una volta che l’idea è depositata, l’inventore è già tutelato, anche se il brevetto arriverà in un paio d’anni. La tendenza sempre più diffusa è quella di tutelare l’idea a livello internazionale, anche se per risparmiare, all’inizio, ci si può limitare al deposito solo in Italia. Si moltiplicano le iniziative di Camere di Commercio ed Enti locali volte a finanziare in particolare la tutela del brevetto all’estero. In genere, però, queste iniziative sono rivolte non ai singoli inventori, ma alle realtà imprenditoriali (anche se piccole e familiari).

Ma, una volta che il brevetto è depositato, che cosa succede? «Molti pensano che ci sia qualcuno che va a vedere gli archivi, alla ricerca di invenzioni da finanziare, ma non è così. E’ l’inventore che deve darsi da fare per cercare di commercializzare la sua idea. Consigliabili la partecipazione a fiere e il contatto diretto con le aziende. Funziona particolarmente tutto quello che è semplice, realmente innovativo e caratterizzato da costi di produzione contenuti» afferma Laura Turini. Prestare invece attenzione sia ai siti vetrina sul Web, sia alla vendita di spazi pubblicitari, in assenza di precise garanzie sulla reale visibilità di queste iniziative.

L’alternativa alla ricerca di un’impresa che metta in produzione la nostra idea è quella di realizzarla in proprio. Naturalmente, in questo caso si affrontano tutti i problemi e le questioni tipici di una start up. «Una delle tendenze in atto è quella di brevettare la propria idea, farla produrre in Paesi caratterizzati da costi più bassi (per esempio, Cina e Romania) e poi, in prima persona, diventarne rappresentanti» osserva Rino Sebastiani, esperto di brevetti e organizzatore dell’Inventor Show (vedi riquadro).

Attenzione, però: il brevetto è niente senza iniziativa. «E’ importante investire tempo ed energie nell’immagine. Attualmente è fondamentale avere un logo, un catalogo, delle immagini da poter inviare anche in formato digitale. Essenziale anche un sito Web, specie per chi si propone all’estero. E ancora: per i “piccoli” sarebbe strategico unirsi e fare rete con inventori che portano avanti business contigui» conclude Cristina Terrusi, funzionario della Provincia di Milano nel settore Attività Economiche e Innovazione.

Per saperne di più

› Lo Studio legale Turini è specializzato in marchi e brevetti. Informazioni di carattere generale sul sito www.ufficiobrevetti.it. INFO: tel. 0587 734379.

› L’Ufficio Italiano brevetti e marchi (Uibm) elabora studi e formula linee strategiche per lo sviluppo di marchi e brevetti. INFO: tel. 06 47055654, www.uibm.gov.it

› Il Salone delle invenzioni, delle tecniche e dei prodotti nuovi di Ginevra (Svizzera) è la vetrina più grande, importante e qualificata. In genere si tiene ad aprile. Ideale per stringere nuovi contatti commerciali.

INFO: tel. 0041 22 7365949, www.inventions-geneva.ch (sito in inglese, francese e tedesco).

› Forzaidea è un portale specifico per chi cerca fondi per finanziare la propria idea.

INFO: tel. 02 48015098, www.forzaidea.it

› La Società italiana brevetti (Sib) è uno studio di consulenza presente a Roma, Milano, Verona, Firenze e Varese.

INFO: tel. 06 695441.

› L’Inventor Show è una manifestazione periodica, che si svolge in Italia e riunisce gli inventori in cerca di visibilità per le proprie idee.

INFO: tel. 0587 734105, www.inventorshow.it

› L’Ufficio brevetti europeo è il punto di riferimento di chi vuole esportare i propri trovati.

INFO: www.european-patent-office.org

Da leggere

Marchi e brevetti. Guida teorico-pratica alla proprietà industriale (con Cd- Rom), autori vari, Finanze & Lavoro, 20 euro; Come depositare brevetti e marchi. Procedure, modelli, registrazioni, convenzioni internazionali OMC, di Giuseppe Rocco, Giuffrè, 23 euro.

Lucia Ingrosso, Millionaire 5/2006

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