Quando il fallimento è colpa dello Stato

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Si chiama Emilio, ha 39 anni e sta fallendo a causa delle Pubbliche Amministrazioni. Non ci credete? Leggiamo insieme la sua storia.

Il paradosso è semplice: lo Stato mi deve oltre un milione di euro, mentre il tribunale di Gela ha dichiarato fallita la mia impresa perché ha accumulato debiti per 37mila euro

Queste le parole di apertura di un articolo pubblicato il 26 luglio scorso sulle’edizione romana di Repubblica.

A parlare è Emilio Missuto, un giovane imprenditore siciliano che ha dovuto chiudere la sua impresa e mandare a casa 15 dipendenti a causa degli innumerevoli ritardi nei pagamenti accumulati nei suoi confronti dalle Pubbliche Amministrazioni. La Cosei, la società di costruzioni edili e industriali di cui è a capo, è stata infatti dichiarata fallita dal tribunale di Gela lo scorso giugno.

A niente è servita una causa avviata nel lontano 2006, per il rimborso di materiale acquistato per la realizzazione dell’argine di un fiume e commissionato dalle Pubbliche Amministrazioni. Somme che ammontano a 300mila euro e che non sono mai arrivate.

Ma Emilio non si arrende e inizia la sua protesta: prima uno sciopero della fame, poi uno della sete e infine si incatena dinanzi al Palazzo di Giustizia. Nulla però, allo stato attuale, si è ancora mosso, nonostante gli abbiano più volte detto che ha ragione.

Quella che vi abbiamo illustrato è solo una delle tante storie di fallimenti in cui, da un lato, lo Stato interpreta la parte del debitore di somme esorbitanti e, dall’altra, quella del creditore che, attraverso Equitalia e altre società di riscossione crediti, strozza i piccoli imprenditori italiani.

Ecco di seguito alcune cifre per comprendere meglio ciò di cui stiamo parlando.

Facciamo due conti

Il 31 maggio scorso, la Banca d’Italia ha pubblicato la sua relazione annuale sul 2011. Nel documento si legge che:

Sulla base di indagini campionarie rivolte alle imprese fornitrici e delle informazioni fornite dagli intermediari finanziari, si può stimare che alla fine del 2011 l’indebitamento commerciale complessivo delle Amministrazioni pubbliche si sia collocato intorno al 5 per cento del PIL

Cosa significa?

Significa che i debiti commerciali tra Pubbliche Amministrazioni e privati ammontano a circa 62 miliardi di euro. Cifre tenute in considerazione anche dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, in alcuni dei suoi interventi mirati a discutere i ritardi di pagamento tra Stato e imprese.

Cosa sappiamo invece del ritardo sui pagamenti?

Il documento di Banca Italia prosegue nella sua analisi specificando che:

sarebbe stata pari a circa 190 giorni, di cui circa 90 attribuiti dalle imprese ad accordi contrattuali.

190 giorni, più di 6 mesi. Situazione che si ripercuote negativamente sul destino delle PMI (piccole e medie imprese) italiane.

Quanto incide il debito delle PA sui privati?

A questa domanda ha cercato di dare una risposta la CGIA di Mestre.

Attraverso un’analisi effettuata dal suo Centro Studi, l ’Associazione Artigiani e Piccole Imprese ha calcolato che:

A fronte di 11.615 imprenditori italiani che hanno portato i libri contabili in Tribunale, circa 3.600 (pari al 31% del totale) lo hanno fatto a causa dell’impossibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze.

Una situazione di emergenza che ha portato la stessa CGIA di Mestre, nella persona del segretario Giuseppe Bortolussi, a lanciare un appello al Presidente del Consiglio Mario Monti.

Non finisce qui.

Secondo una ricerca condotta da Swg/Cna, nell’ultimo anno, il 23% delle aziende ha ricevuto Cartelle Esattoriali da Equitalia. Nel testo si legge:

Paradossalmente, però, circa 240.000 imprese che hanno ricevuto cartelle esattoriali, sono anche le stesse che si trovano in una condizione creditoria nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Ritardi nei pagamenti e stretta del Fisco stritolano le piccole e medie imprese che avvertono sempre di più il peso di un’economia che non intende riprendersi.

Eppure una via d’uscita c’è e risiede all’interno di una Direttiva della Comunità Europea inerente all’iniziativa SBA (Small Business Act) volta a creare delle condizioni favorevoli alla crescita e competitività delle piccole e medie imprese europee.

Quali spiragli per il futuro?

Come abbiamo accennato, una buona notizia potrebbe giungere dal fronte Europeo. Il 16 febbraio 2011, il Parlamento Europeo ed il Consiglio hanno adottato un’importante Direttiva (2011/7/UE) che interviene per regolare la problematica inerente il ritardo dei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

Secondo tale Direttiva e, nello specifico, secondo il paragrafo 3 dell’Art. 4:

Gli Stati membri devono assicurare che nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una Pubblica Amministrazione, il periodo di pagamento non superi i 30 giorni dal ricevimento della fattura o di una richiesta equivalente di pagamento.

Al limite, è prevista una proroga massima di 60 giorni, in particolare, per enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria.

A decorrere dal giorno successivo della data di scadenza, è prevista l’applicazione di una mora il cui tasso d’interesse è stabilito dalla Banca Centrale Europea.

Il 30 marzo 2012, questa Direttiva è diventata obbligatoria per tutti gli stati membri della Comunità Europea (Italia inclusa) che dovranno, entro il 16 marzo 2013, attuare tali disposizioni.

Un’ottima notizia dunque che può far intravedere uno spiraglio per tutte quelle imprese che, dopo la data di entrata in vigore della Direttiva, instaureranno rapporti commerciali con le Pubbliche Amministrazioni.

L’unico problema, ovviamente, riguarda i tempi di attuazione della norma in quanto la Comunità Europea demanda ai singoli governi degli Stati membri la legiferazione necessaria per recepire la Direttiva.

 

 

Quello che abbiamo esposto è solo uno dei problemi che affliggono le imprese italiane. Ma non solo loro. Quando fallisce una pmi, oltre agli imprenditori, sono i dipendenti a subirne le conseguenze. Ce ne siamo resi conto giorno dopo giorno sui giornali, pieni di fatti di cronaca che parlano di gente disperata.

Se sei stanco di questa – come di altre – situazioni di stallo, poi unirti ai nostri Ambassador e raggiungerci a Roma il 13 ottobre (per maggiori info clicca qui). Insieme, vogliamo AGIRE per ottenere un cambiamento.

 

Giuseppina Ocello

(Fonte foto: Utente Flickr Fakelvis)

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