Southworking per lo sviluppo del Meridione

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Southworking

Report di Randstad e Fondazione per la Sussidiarietà: due aziende su tre sono disposte a investire nel sud Italia

Il southworking non è più un concetto astratto ma un vero e proprio modo di affrontare la carenza di lavoro al sud. A sostegno di ciò ci sono diversi dati, partendo dal principale: il 77% delle aziende ha adottato lo smartworking e il 46% è disponibile a progetti di remote working da 2 a 5 giorni settimanali. Con queste basi, il southworking diventa uno strumento per sostenere lo sviluppo del Paese e raggruppare delle competenze non sempre disponibili.

Per questi motivi cresce l’interesse da parte delle aziende italiane verso gli “hub di lavoro” nel sud Italia, ovvero spazi di co-working. Il 61% delle imprese è convinto che l’hub si possa gestire in modo diretto, senza affidarsi ad una società di servizi esterna: di più, due aziende su tre sono disposte a investire nel sud Italia.  A rivelarlo è la ricerca di Randstad e Fondazione per la Sussidiarietà “South working per lo sviluppo responsabile e sostenibile del Paese”.

Southworking come soluzione al calo demografico meridionale

Secondo l’indagine il Sud andrà in contro ad un calo della popolazione nei prossimi anni, al di sopra della tendenza nazionale: difatti entro il 2030, gli abitanti compresi nella fascia d’età che va dai 24 ai 64 anni si ridurrà dell’11%, una cifra superiore rispetto al dato nazionale intorno al 6,7%.

Tra le cause della riduzione della popolazione c’è la nascita di nuovi flussi migratori interni, legati alla ricerca del lavoro qualificato. Al contrario, il nuovo fenomeno del southworking potrebbe contribuire alla crescita del sud del Paese, attraverso la possibilità di lavorare da remoto per aziende che abbiano sede in tutto il territorio nazionale senza dover per forza abbandonare la propria residenza o città natale. 

Secondo le previsioni Istat 2020-2030, le aree in crescita demografica sono situate soprattutto al Centro Nord, mentre al Sud e nelle Isole il tasso di crescita si manterrà quasi sempre negativo se non quasi zero. L’insieme dei fenomeni demografici analizzati comporta in totale una diminuzione di circa 2 milioni e 200 mila persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni entro il 2030, ossia l’intervallo di età che comprende il percorso lavorativo.

 

I profili lavorativi più ricercati

Tra i 112.451 annunci di lavoro al Sud censiti online nel periodo 2019-2021, quelli dedicati a profili con un livello di competenze alto sono 50.126. Nello specifico, si tratta di rappresentanti di commercio (4.054), sviluppatori di software (3.362), segretari con mansioni amministrative ed esecutive (3.001). Gli annunci per figure con competenze medie, invece, si attestano intorno 41.506. Le ricerche puntano ad assistenti alle vendite (6.097), installatori e riparatori di apparati elettromeccanici (2.917) e manutentori di apparati elettronici industriali (2.061).

Circa 20.819 si rivolgono a professioni con skills di altro genere. Il numero di offerte di lavoro sul web cambia drasticamente nelle altre aree geografiche: al nord-ovest, con 617.482 ricerche aperte (43,5%), il nord-est con 482.712 (34%), e il centro con 207.655 (14,6%).

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