Startup: Italiani conquistano Londra con il crowdfunding

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Tre ragazzi brianzoli a Londra per rivoluzionare il crowdfunding, l’innovativa modalità di finanziamenti via Web:

«Il nostro progetto è il primo esperimento di “crowdcommerce” dove le aziende possono finanziare i loro prodotti e venderli sui nostri negozi online» spiega Alessandro Rovati, 24enne, che ha fondato il progetto insieme a Francesco Fumagalli e Francesco Gatti, 23 anni.

Crowdrooster, questo il nome del portale, è piaciuto molto agli inglesi, tanto da vincere una competizione per startup ed essere incubato al Level 39 nella zona “tech” di Londra. Abbiamo raggiunto Alessandro per farci dire di più.

Come è nata l’idea?

Ero a Londra per finire l’università e ho incontrato un amico di infanzia (Francesco Fumagalli ndr) che in quel periodo si era trasferito. Scrivevo una tesi sul micro finanziamento e pensavamo a un’app che consentisse alle persone di finanziare progetti. All’epoca non sapevamo nulla di crowdfunding. Poi ci ha raggiunto Francesco Gatti e con lui abbiamo capito che l’app non era il modo giusto. E siamo partiti con lo sviluppo del sito».

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Come funziona?

L’obiettivo è professionalizzare il crowdfunding. Le PMI che si rivolgono a noi possono avviare una campagna e poi vendere il prodotto su uno store che gli forniamo, così da mantenere il contatto con i clienti/finanziatori nel tempo. Il vantaggio è anche per l’utente che può comprare prodotti innovativi a dei prezzi molto vantaggiosi. Crowdrooster prende il 7% sulla campagna, alla pari dei nostri competitor. Se l’obiettivo non è raggiunto tutti vengono rimborsati».

Perché questo nome?

Rooster è il gallo che la mattina sveglia tutti. Con questa piattaforma puntiamo a “far svegliare” le PMI . A farle capire, in altre parole, che il crowdfunding è un’opportunità immensa».

Come l’avete finanziata?

Ricorrendo ai soldi di parenti, amici e gente abbastanza folle per credere nel progetto. In totale 600mila sterline (circa 724mila euro).

Cosa hai imparato nella tua esperienza di startupper?

Che senza una squadra non si va da nessuna parte. Bisogna trovare sempre cofondatori che riescano a completare le tue lacune. Inoltre, studiare a fondo il settore nel quale si vuole investire per diventare il leader e saperne più dei competitor. Infine, l’importanza degli incubatori: luoghi dinamici dove puoi costruirti un network fondamentale per lo sviluppo futuro del progetto».

INFO: http://www.crowdrooster.com/

Giancarlo Donadio

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