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The Indian Valley: la nuova California delle Startup

Dopo Stati Uniti e Cina, l’India si posiziona terza tra gli ecosistemi startup più grandi al mondo

 

Dopo anni di tentativi, finalmente la Silicon Valley culture è riuscita a uscire dal territorio statunitense, mettendo le proprie radici in altri Paesi. Prima Israele e adesso l’India inaugura un ecosistema che nonostante gli alti e bassi continua ad attirare l’attenzione globale. Dopo Stati Uniti e Cina, l’India diventa ufficialmente il terzo più grande ecosistema di startup al mondo, con oltre 61mila startup registrate.

Per avere un’idea chiara del percorso, è necessario fare qualche passo indietro: già nel 2021 l’India conquistò il record di finanziamenti ottenuti dalle startup, raggiungendo l’ottima cifra di 49 miliardi di dollari; delle startup finanziate poi, 44 hanno raggiunto lo status di unicorno. Ma a cosa è dovuta questa enorme diffusione di startup? Sicuramente i problemi del Paese sono ben noti, dall’elevata densità della popolazione nazionale, alla necessità di creare sufficienti posti di lavoro per un popolo che ogni giorno continua a diventare sempre più numeroso.

“Da un lato l’indice di crescita supera il 6%, dall’altro parliamo di un Paese solo parzialmente industrializzato, che però punta a spostare le tecnologie avanzate, dalla Cina al proprio territorio”, dichiara l’ambasciatore Antonio Armellini, vicepresidente esecutivo dell’Associazione Italia India per la cooperazione dei due Paesi (Aiicp).

Seppur nel 2022 l’indice di crescita si sia leggermente abbassato, registrando un calo del 35% sui finanziamenti emessi alle startup, le stime continuano a restare positive grazie a qualche schiarita. A novembre per esempio, sono stati versati finanziamenti nell’ecosistema delle startup indiane, per un valore di 1,27 miliardi di dollari.

Stando quindi agli ultimi dati diffusi dalla piattaforma di finanziamento StrideOne, il futuro dovrebbe essere altrettanto positivo. Secondo le stime infatti, l’ecosistema avrebbe il potenziale per contribuire del 4-5% al prodotto interno lordo del Paese nei prossimi tre o cinque anni.

 

I rapporti con l’Italia

Lo sviluppo dell’India in termini di startup è rilevante, la maggior parte delle tecnologie e delle innovazioni ormai, sta nascendo all’interno del territorio indiano e proprio per questo diventa necessario creare un rapporto solido con il Paese orientale: “Sul versante italiano l’interesse c’è, ma non è ancora perfettamente messo a fuoco.

La crisi energetica ha fatto sì che molte aziende siano ora frenate dall’idea di esplorare nuovi mercati, poiché ritiene che quella indiana sia da sempre una promessa non ancora attuatasi. Ora tuttavia è realtà, e il rischio nel non esserci è quello di perdere dei treni. – Commenta l’ambasciatore Armellini aggiungendo – Se guardiamo oggi al top delle industrie nei settori di alta tecnologia industriale e della finanza, troviamo molti nomi indiani.”

 

Italy India Innovation Day

Ed è proprio per questo fine, che l’Aiicp organizza annualmente l’Italy India Innovation Day, una conferenza in cui viene selezionato un gruppo di startup e scaleup indiane per presentare tecnologie, prodotti, servizi e soluzioni di interesse per le aziende italiane coinvolte.

Una delle startup in stretti rapporti con l’Italia presente quest’anno, è stata la Ethereal Machines, azienda indiana che si occupa di costruire macchine per aiutare a produrre componenti di ingegneria di precisione in modo più rapido ed economico.

“Siamo una delle poche aziende al mondo che ha perfezionato la tecnologia di produzione a cinque assi. Con le nostre macchine serviamo clienti nei settori aerospaziale, automazione, difesa e sanità” spiega Sumeet Patil, responsabile operativo di Ethereal. Secondo lo stesso Patil, lo slancio dell’ecosistema indiano sarebbe stato favorito da iniziative come “Make in India”, un programma di incentivi legati alla produzione locale e alle politiche a favore di una diversificazione rispetto al mercato indiano.

Da qui l’iniziativa di lanciare l’Italy India Innovation Day: “lo scopo era quello di mostrare un panorama generale di quanto l’information technology indiana potesse offrire uno scenario di soci strutturato, attraverso un canale diverso da quello istituzionale”, afferma Simone Mezzedimi, direttore di Aiicp, secondo il quale è fondamentale cogliere l’essenza di questo slancio dell’India.

Secondo Mezzedimi, L’Italia deve guardare all’India tenendo ben presenti alcuni settori e realtà specifici: prima fra tutti il fintech, in quanto anche aziende più strutturate possono beneficiare di soluzioni immediate e non ovvie, realizzate da sviluppatori indiani.

Sul manifatturiero, invece, il discorso si fa più complesso e nella misura in cui sarà possibile per loro acquisire patenti o avere accordi di distribuzione, saranno le startup indiane a guardare all’Italia per un ingresso privilegiato nell’export europeo.

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