“Così abbiamo creato la piattaforma per le donne che cercano lavoro”

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women at business donne lavoro
Ilaria Cecchini e Laura Basili

Che in famiglia siano le donne a impegnarsi in prima linea nel lavoro di cura è un dato di fatto. Sono loro a occuparsi dei figli, dei genitori anziani, o a seguire il marito se si trasferisce all’estero per lavoro. Per questi motivi, non tutte hanno la possibilità di avere una carriera professionale lineare. E il Covid ha enfatizzato questo problema. Proprio per dare una seconda chance a questo target di donne (dai 35 anni in su), Ilaria Cecchini e Laura Basili, 45 e 50 anni, nei giorni più bui del lockdown, hanno lavorato a Women at Business, una startup che, tramite un algoritmo di matching, mette in contatto donne in cerca di lavoro e aziende in cerca di personale.

Com’è nata l’idea?

«Dalla nostra esperienza. Io ho 3 figli e ho lavorato sempre in azienda, fino a quando non ho deciso di fare l’imprenditrice. Laura ha una figlia, ha vissuto 15 anni a Londra per il lavoro del marito ed è rientrata in Italia un anno fa. Se dobbiamo conciliare lavoro e famiglia, non è giusto che non abbiamo una nostra dimensione professionale. Anche perché noi donne siamo bravissime. Abbiamo un livello di istruzione molto alto il 57% di noi parla più di 2 lingue».

Come funziona l’algoritmo?

«Le donne si collegano al nostro sito e costruiscono il loro profilo inserendo competenze, disponibilità e luogo da cui vogliono lavorare. Le aziende caricano il progetto per il quale cercano una competenza e il profilo richiesto. L’algoritmo prende i dati e li abbina. L’azienda vedrà apparire sulla sua pagina il profilo ricercato. Poi il contatto rimane tra loro».

Che rapporto di lavoro si instaura?

«Consulenze, collaborazioni, progetti, anche a Partita Iva. Così rendiamo più flessibile la ricerca e l’offerta. Se poi l’azienda decide di proseguire la collaborazione con un contratto a tempo indeterminato, ancora meglio. L’azienda ha 2 vantaggi: trova subito competenze alte e comunica l’importanza di far lavorare le donne».

Qual è il riscontro?

«Dal lancio a ottobre, 1.500 donne registrate, di profili diversi: finanza, economia, comunicazione, IT, social media. Quanto alle aziende, siamo in fase di scouting. Abbiamo una decina di imprese grandi: informatica, immobiliare, beauty. Ci sono settori più illuminati di altri, già sono iniziati i primi colloqui».

Come guadagnate?

«Per le donne l’iscrizione è gratis, le aziende pagano un abbonamento mensile o annuale, da 100 euro al mese in su in base al numero di dipendenti, più una quota per ogni posizione pubblicata».

Perché vi definite una community?

«Con questo database vogliamo creare una piccola comunità tra donne e imprese. L’idea è che le aziende che entrano nella community sostengano e riscoprano valore e utilità delle competenze femminili, con progetti concreti».

Info: https://womenatbusiness.com

Tratto dalla cover story di Millionaire di ottobre 2020 “L’innovazione ci salverà”, a cura di Silvia Messa e Tiziana Tripepi

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