Wylab tra i “magnifici 38”: è il primo incubatore ligure certificato

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Tre ragazzi liguri hanno creato da zero un nuovo mercato, e sono un punto di riferimento per il mondo del calcio. Hanno creato Wyscout, piattaforma che contiene i dati di 300mila calciatori di tutto il mondo. Nel settore lo usano tutti e ora il loro incubatore Wylab è diventato il primo incubatore certificato della Liguria.

Da Chiavari alla conquista del mondo. Matteo Campodonico, Pier Saltamacchia e Simone Falzetti hanno creato Wyscout. Da lì non si sono più fermati, fino al loro ultimo successo con l’incubatore Wylab. A Millionaire Matteo Campodonico ha raccontato gli inizi della storia.

Come è nata l’idea di Wyscout?       

«Dalla mia esperienza da calciatore. Era il 2004, avevo un allenatore che ci faceva vedere i video per insegnarci a giocare. Me li ricordo ancora tutti. È li che ho capito della loro importanza come strumento di formazione. Intanto mi sono laureato in Economia e ho iniziato a lavorare. Prima, analista di una società di informatica, poi in banca. A un certo punto ho capito che volevo fare un’azienda mia. Fino a quel tempo, facevo analisi di bilanci di società e startup, vedevo tutti questi ingegneri e mi sono tornati in mente i video del mister Podasso, che usava le VHS. Mi sono detto: “Perché non usare una mia idea?”, attualizzandola con mezzi più moderni. Si parlava di dvd allora, non di Internet. Con un mio amico, Simone Falzetti, ci siamo detti: “Possiamo fare questo lavoro di analisi!”.

E come avete fatto?

«Abbiamo comprato una telecamera, un portatile e abbiamo cominciato ad andare nei campi locali a fare video. Abbiamo riscontrato che l’idea funzionava. Nel 2004 non esisteva la parola startup, ne abbiamo fatta una senza saperlo. Abbiamo costituito una società, poco dopo si è aggiunto un terzo socio, Piermaria Saltamacchia. Ora i soci sono aumentati. Abbiamo cominciato dalle categorie dilettanti per poi arrivare alle società di calcio professionistiche».

Quando avete capito di avercela fatta?
«Nel 2010 abbiamo cominciato a vendere la piattaforma di scouting ed è arrivato il primo cliente straniero, la società di calcio inglese Wigan Athletic. Lì abbiamo capito che era la nostra strada. Il prodotto piaceva ed è stato il mercato che ha iniziato a chiamarci Wyscout. Abbiamo circa 300mila giocatori sulla piattaforma. Gran parte del lavoro è sui video, siamo una fabbrica moderna vera e propria: produzione di contenuti e sviluppo di software. Abbiamo chi gestisce la raccolta video, chi analizza le partite. Diamo lavoro oggi a circa 300 persone in tutto il mondo, 80 in Italia».

Che risultati economici avete raggiunto?
«Siamo leader mondiali, è una nicchia ma il potenziale di mercato è gigantesco, oggi stiamo facendo il 20% di quello che possiamo fare. C’è un enorme margine di crescita, ora il nostro fatturato è di 6-7 milioni di euro l’anno, in costante crescita di un milione all’anno da quando siamo partiti. Ma ci aspettiamo tanto di più».

Un consiglio per chi vuole intraprendere?

«Ci vuole tanta buona volontà, non basta solo l’idea. Se hai un’idea, deve cercare appoggio. La chiave oggi è l’innovazione, anche se stai aprendo un bar. Tanti giovani ci scrivono che vogliono fare impresa legata al calcio. Così abbiamo decidere di condividere la nostra esperienza e aprire a Chiavari un incubatore. Si chiama Wylab Sport & Tech Business Incubator, è stato realizzato grazie a un fondo che promette di finanziare 5-6 seed l’anno. Metteremo a disposizione anche uno spazio fisico, perché ciò aiuta molto per conoscere il settore, i potenziali clienti. Esempio: se viene Nike da noi, fa un giro magari nell’incubatore, vede 2-3 cose che le piacciono e magari nasce qualcosa».

Ed è di ieri la notizia che presso la sede della Camera di Commercio di Genova, la Ceo di Wylab Vittoria Gozzi e il Segretario generale della Camera Maurizio Caviglia hanno nominato Wylab, l’incubatore di imprese di Chiavari come il primo “incubatore certificato” della Liguria. Grazie a questo riconoscimento la struttura potrà accedere ad una serie di agevolazioni, fiscali ma non solo. Tra queste, l’accesso semplificato e gratuito al Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese. Per essere “certificato”, un incubatore deve avere disponibilità di spazi e di attrezzature adeguati, esperienza maturata nel settore dell’innovazione e collaborazioni in corso con università, centri di ricerca, istituzioni e partner finanziari che svolgano attività collegate alle startup innovative.
In Italia sono in tutto 38 gli incubatori certificati, iscritti nell’apposita sezione del Registro delle Imprese delle rispettive Camere di Commercio, la maggior parte dei quali si trova in Lombardia (12), seguita da Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lazio con 4 ciascuno.

INFO: https://wyscout.com, www.wylab.net/incubator

La versione integrale dell’articolo è disponibile sul numero di Millionaire di febbraio 2016

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