«Il sogno americano? L’ho realizzato ad Amsterdam»

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«Ho avuto l’idea di PastBook mentre lavoravo a Milano per eBay, ma per metterla in pratica sono volato ad Amsterdam». Stefano Cutello, 33 anni, di Barzanò (LC), da sempre appassionato di informatica, ha inventato uno strumento che permette con un solo clic di creare un “libro dei ricordi” in automatico, scegliendo le foto migliori tra tutte quelle che abbiamo pubblicato o dove siamo stati taggati, principalmente da Facebook e Instagram.

Oggi PastBook è una startup che fattura decine di milioni di euro, cresce esponenzialmente ogni anno e opera su 10 mercati, dagli Stati Uniti (85% del fatturato) all’Australia, passando per Regno Unito, Paesi Bassi, Italia, Canada e Germania.

Com’è nata l’idea di PastBook?

«Quando ero piccolo, mio padre mi faceva sempre vedere gli album di fotografie di quando era giovane. Ho pensato che oggi tutti i miei ricordi sono su Facebook e rischiano di perdersi. Volevo creare qualcosa che li mantenesse vivi e ho pensato a un tool che creasse un album di foto a partire dalla timeline di Facebook. Inizialmente era un poster che metteva insieme i 12 mesi, oggi è un fotolibro cartaceo che si può ordinare online».

Perché hai deciso di spostarti ad Amsterdam?

«In Italia avevo fatto vedere il mio prodotto ad alcuni venture capitalist, ma mi facevano solo perdere tempo: continuavano a rimandarmi, ho capito che con loro non sarei arrivato da nessuna parte. Ho scritto a tutti gli acceleratori del mondo, da New York a Dubai, ma mai e poi mai avrei pensato che mi avrebbe risposto uno di Amsterdam: era Rockstart, che mi ha offerto un programma di accelerazione di tre mesi. Quello che mi ha spinto ad accettare è stato il fatto che fosse incluso un periodo in Silicon Valley: il mio obiettivo erano gli Stati Uniti. A quei tempi lavoravo in eBay, che per me era il lavoro dei sogni. Nonostante questo mi sono licenziato e dopo un mese e mezzo sono partito».

Com’è andata?

«Mi sono innamorato di Amsterdam e ho deciso di rimanere qui. Ho capito che se si lavora duro si possono fare grandi cose anche restando in Europa. Questa è una città dove in cinque minuti di bicicletta vai da casa al lavoro, puoi camminare di sera e ti senti sicuro. Ti senti in un Paese, con il benefit di vivere in una città. Inoltre è qui che ho trovato il massimo supporto per la mia startup e un network di investitori che mi hanno fornito i capitali necessari».

Difficoltà?

«Ho voluto fare il passo più lungo della gamba. Dopo il periodo di accelerazione avevo raccolto 250mila euro che mi sono serviti per costruire il team. Ma le spese sul personale crescevano e le vendite non arrivavano a sufficienza. Nel 2014 eravamo in 12 e le cose non andavano bene. Ho dovuto licenziare e rimettermi a lavorare sul prodotto, in casa, da solo. Qualche mese dopo ho chiamato ad aiutarmi mia sorella dall’Italia, abbiamo lavorato senza stipendio per mesi. A fine 2014 sono tornato dagli investitori, con i dati e una curva di ricavi in leggera risalita. Hanno creduto in me e ho chiuso un piccolo round di investimento. Da quel momento non ho più smesso di crescere. L’ultimo round di investimento risale a settembre e ammonta a due milioni di euro».

INFO: www.pastbook.com/it

Tratto dall’articolo “Amsterdam, la città delle idee” pubblicato su Millionaire di gennaio 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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