Quando l’esperto social è green: intervista a Letizia Palmisano

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Letizia Palmisano è una giornalista, blogger e social media specialist, con un focus sullo sviluppo sostenibile e sulle innovazioni in campo ambientale. Convinta che il “far sapere” sia un elemento imprescindibile del “saper fare” si è specializzata nella comunicazione ad ampio raggio grazie in particolar modo agli strumenti della rete per raccontare – su diverse testate e portali – esempi virtuosi sia delle imprese (green economy) che delle persone (eco consigli) e curiosità dell’ampio e variegato mondo legato all’ecologia e all’innovazione

Ci spiega in poche parole in cosa consiste il suo lavoro?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Il mio lavoro è una realtà abbastanza articolata e poliedrica. Dallo scrivere in qualità di giornalista soprattutto in relazione alle tematiche legate alla green economy, all’attività formativa sulla comunicazione ambientale (sono tra l’altro docente al Master di Comunicazione Ambientale del CTS) fino all’attività di Social Media Marketing consistente nel valorizzare realtà virtuose ed ecosostenibili attraverso gli strumenti della rete.

Il grande lavoro, a dire il vero, lo fanno loro, le imprese. Scelgo solo progetti che mi piacciono e a cui mi appassiono e li aiuto per far comprendere al pubblico che le alternative ecosostenibili sono possibili, spesso economicamente vantaggiose e possono essere un esempio per chi vuole iniziare a fare impresa. Il tutto tramite gli strumenti gratuiti della rete quali i social network e i blog . Inoltre, le aziende, solitamente, hanno al proprio interno dei grandi esperti nei settori in cui operano: io li affianco aiutandoli a divulgare fra gli addetti ai lavori, gli appassionati o anche i semplici curiosi i contenuti preziosi della loro attività attraverso gli strumenti della rete .

Spesso la mia attività è una delle due facce di una stessa medaglia e ha un effetto moltiplicativo se affiancato a un ufficio stampa qualificato. Per questo normalmente nella comunicazione delle aziende lavoro in tandem con il giornalista ambientale Alessandro Tibaldeschi e con la sua agenzia Press Play . [/blockquote]

Come si svolge una sua giornata tipo?

Dopo pranzo, solitamente, ci sono le riunioni via skype o si conclude ciò che è rimasto in sospeso. Tra una cosa e l’altra preparo da mangiare, che per me è un vero piacere, tanto da aver aperto una piccola rubrica (che non aggiorno mai abbastanza) dal titolo scherzoso: “che ti preparo oggi a minor impatto ambientale”.

In un nostro articolo abbiamo tracciato un nostro identikit del pubblico green sui social. Come si riconoscono gli utenti green in base alla sua esperienza?

[blockquote align=”center” variation=”green”] Gli utenti green sono persone appassionate, curiose, con la voglia di saperne di più e di trasmettere ciò che apprendono. Direi davvero interattive e molto social…

Non trovando spesso nei negozi di prossimità le soluzioni green, diventano dei piccoli “maghi della rete” per scambiarsi dritte, trovare i prodotti e diffondere le news su social e forum . Si interessano non solo delle alternative ecosostenibili , ma anche dei produttori che le realizzano. Amano trovare le aziende in rete e dialogarci, come anche sottolineare ciò che non va o cosa preferiscono.[/blockquote]

Quali sono le caratteristiche che un’azienda green deve possedere per avere successo sui social? Qual è il modo migliore per ottenere “like” ed attirare “followers”?

bisogna avere bene in mente che la rete permette la diffusione del sapere di tutti in favore di tutti. E’ un interagire continuo e reciproco, a differenza della pubblicazione di una notizie sulla sezione news del proprio sito. Si deve quindi investire un po’ del proprio tempo, anche quando si ha un social media specialist esterno, nel raccontare ciò che si fa, le novità, nel rispondere alle domande di curiosi ed interessati e magari nell’invitare i propri contatti a seguire l’azienda sui social. Inoltre l’interazione è essenziale . Le aziende debbono sempre aver chiaro in mente che dietro a una pagina facebook o un profilo twitter aziendale vi è sempre e comunque (almeno) una persona. Scambiare link, opinioni, “mi piace”, retweetare, ecc., inserire contenuti interessanti e propri sono un mezzo per essere ri-seguiti.

Un esempio? Se un’azienda produce pannelli fotovoltaici, potrà spiegare bene le novità dell’ultimo conto energia. Quel suo “contenuto”, sarà il testo di un esperto, magari pubblicato su un blog avente a tema le energie rinnovabili e sicuramente verrà apprezzato dalla rete.

Poi ci sono cose che è necessario non fare come auto attribuirsi meriti e qualità che non si hanno ( Green washing ) e il non rispondere alle domande o alle richieste di chiarimento. Molte aziende lavorano per migliorarsi di giorno in giorno. E’ quindi normale che vi siano sempre nuovi obiettivi ecosostenibili che riguardano la fase di produzione di un bene o di un servizio, la gestione della struttura, la scelta dei fornitori, ecc.

E’ bene rendere trasparenti limiti e percorsi di miglioramento come anche rispondere ad eventuali critiche sia per dimostrare la loro infondatezza sia perché comunque possono aiutare a comprendere cosa gli altri si aspettano dall’azienda (o dalla pubblica amministrazione) e trarne fondamento per migliorarsi. [/blockquote]

Come si propone un prodotto senza piombare nel pericolo di stancare l’utente?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Con i social si interagisce. Il “proporre” implica un rapporto unilaterale e è quindi molto rischioso. Attraverso la rete si può entrare in contatto e farsi conoscere, ma non bisogna confondere tale mezzo con forme pubblicitarie . Questo non vuol dire che non si possa parlare dei propri prodotti e servizi, ma bisogna farlo, direi, con stile, e nei modi e forme appropriati. Ad esempio, se si ricevono molte mail per chiedere informazioni su un prodotto, si potrà fare un post sul blog o una nota su facebook per dare delle risposte non solo a chi contatta l’azienda, ma anche per tutti coloro che, per timidezza o pigrizia, hanno in mente quelle domande ma non vi contattano. Quello sarà sicuramente un servizio reso.

Se le persone sanno di poter trovare sui vostri canali di comunicazione le risposte a domande che hanno in mente, vi seguiranno con piacere. Se invece si trova la riproposizione letterale della descrizione dell’etichetta o di uno spot pubblicitario , questo vi farà perdere follower.

Quali qualità bisogna possedere per fare il suo lavoro?

I social infatti sono aperti h 24 e si corre il rischio di non saper mettere un limite tra lavoro e vita privata: quando si va sul proprio profilo è forte la tentazione di controllare le pagine aziendali o dei progetti che si seguono.

Quand’è che una pagina fan facebook, profili twitter, linkedIn o Pinterest, possono dirsi “riusciti”?

Se c’è dinamismo e un continuo interscambio con gli altri utenti. Quando le persone con cui l’azienda entra in contatto iniziano a seguirti sui social (magari perché i riferimenti sono nelle firme aziendali e sul sito internet), fidelizzando così rapporti pregressi che si affiancano ai nuovi conosciuti sui social.

Che significato assume per lei quello di Green Economy?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Da quando Obama citò la Green Economy nel suo discorso di insediamento quattro anni fa, l’espressione è diventata di uso comune, sebbene poi non vi sia una definizione unica. Per quel che riguarda me, con Green Economy identifico un nuovo modo di fare impresa, in cui si lavora per minimizzare l’impatto ambientale e per garantire la rinnovabilità delle materie prime utilizzate ovvero per evitare che si esauriscano le scorte planetarie e, quindi, che ogni anno si consumi di più rispetto alla capacità di rigenerazione del Pianeta .

Negli ultimi anni, dalla mia osservazione, l’economia verde ha assunto un significato sempre più ampio.

Che ruolo stanno avendo i social nella diffusione della Green Economy?

Come dicevo, chi cerca soluzioni ecosostenibili utilizza la rete sia per trovare le alternative green sia per leggere i feedback di chi già utilizza i prodotti. Le bacheche e i profili dei social dedicati a prodotti e aziende permettono alle persone di leggere critiche o commenti favorevoli. Per prodotti, progetti, eventi, servizi e aziende virtuosi sono una vetrina (dinamica, mai statica, mi raccomando) di cui ritengo non si possa ormai fare a meno.

 

Giancarlo Donadio

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