10 trend del 2016 nel business del food

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Vuoi investire nel food e non sai da dove partire? Baum + Whiteman, multinazionale americana che offre consulenza a grandi catene di alberghi e ristorazione, svela 10 trend nel settore food nel 2016 nel suo rapporto annuale (clicca qui per scaricarlo).

1. Il delivery, il settore in cui investono i big dell’hitech
Consegnare cibo a domicilio, in ufficio e anche in camera d’albergo. Il delivery è un settore hot. Non è un caso che big dell’hitech, come Google, Uber, Amazon, hanno lanciato servizi di consegna di cibo e bevande: connettono ristoranti e clienti e, allo stesso tempo, raccolgono dati (qual è l’identikit di chi ordina cibo, quando, in che tipologia di ristorante…). Molto spazio per le startup con idee innovative. Un trend interessante sono i kit che contengono ingredienti per piatti specifici con ricette allegate.

2. Menù sempre più salutari
Sempre meno uso di additivi chimici, OGM, e altri ingredienti che possono nuocere alla salute. L’attenzione per un’alimentazione sana non è mai stata così alta tra i consumatori. Lo hanno capito tutti dai piccole aziende ai big che stanno facendo a meno di coloranti, aromi e dolcificanti, per fare posto a prodotti locali, biologici o di stagione. Ma non è tutto. Apprezzati sempre di più le politiche di sostenibilità. Premiati dai consumatori chi adotta strategie per evitare cibo in eccedenza, lo spreco dell’acqua e chi ha a cuore un trattamento “umano” degli animali.

3. Pollo fritto. Sarà una mania?
Negli Stati Uniti vive una stagione d’oro: stiamo parlando del pollo fritto che croccante e speziato viene offerto in tantissimi fast food americani ed è destinato a diventare un trend che avrà successo in tutta Europa secondo Baum + Whiteman.

fried chicken
(Fonte foto utente Flickr, @rsseattle, https://www.flickr.com/photos/rsmith11235/)

4. La verdura batte la carne
I prezzi alti della carne, il timore che ormoni e antibiotici possano danneggiare la salute, sono i motivi che segnano un ritorno della verdura nel piatto. Uno scenario confermato dalla crescita dell’esercito dei vegetariani e dei vegani e dei ristoranti che offrono piatti per clienti che eliminano la carne dalla loro alimentazione. Contenti anche i ristoratori: risparmiano e con la stagionalità variano di più l’offerta nell’arco dell’anno.

5. Si chiama Poke, il nuovo sushi
Pesce crudo tagliato a cubetti su riso condito con alghe. Il pesce è ricoperto di una marinatura (fatta con salsa di soia, noci, cipolla verde, avocado, mango…). Si chiama Poke, viene dalle Hawaii ed è il piatto che ha fatto innamorare i californiani.

poke sushi
(Fonte: Yelp)

6. Di moda la cucina giudaica (ma rivista)
Gli chef riscoprono le loro origini e cucine (peruviani, messicani, israeliani) e propongono piatti diversi da quelli ipercalorici della dei Paesi dell’Est Europa. Alcuni esempi? Be Ghetto e Fonzie a Roma, dove la tradizione si mescola a contaminazioni a stelle e a strisce.

7. Spopolano gli acai bowl
Cos’è? L’acai è il frutto di una palma brasiliana. Viene preparato frullato con latte, banane e ghiaccio e arricchito con cioccolato, granola e fiocchi di cocco. Ne viene fuori uno smoothie che può sostituire un pasto completo. Le ricerche su Google per gli Acai Bowl sono raddoppiate nell’ultimo anno.

acai bowl
(Fonte foto utente Flickr, @rsseattle, https://www.flickr.com/photos/rsmith11235/)

8. In calo il consumo della pasta
Lo confermano i dati. Negli ultimi cinque anni il consumo della pasta è sceso ovunque nel mondo (dell’8% in Australia, 13% in Europa, 25% in Italia). Di fronte a questi dati gli chef cercano alternative: in aumento l’utilizzo di orzo, riso, farro.

9. Le nuove frontiere del piccante
Il piri-piri pepper africano (peperoncino, spezie, erbe aromatiche, bucce di agrumi). Oppure il gochujang coreano (malto d’orzo, soia fermentata, peperoncino rosso, farina di riso). E ancora la shicimi-tograshi (peperoncino rosso, nero e semi di sesamo e di papavero…). Sono alcune delle nuove frontiere del piccante.

10. Sempre più ristoranti nei negozi
Cresce la tendenza a inserire ristoranti all’interno dei negozi e grandi catena: non solo più cinema e centri commerciali, anche librerie (es. Feltrinelli). Più tempo i clienti spendono nel negozio e più cose compreranno. Sarà davvero così?

INFO: http://www.baumwhiteman.com/2016Trends.pdf

Redazione

(Fonte foto immagine in evidenza utente Flickr, Jennifer, https://www.flickr.com/photos/sweetonveg/)

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