2011 Internet Boom

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L’Italia è connessa. Il momento è quello giusto. Nella Rete c’è fermento. Strategie e consigli per avviare una start up web. Con o senza capitali

Amazon sbarca in Italia con la più ampia offerta mai proposta in fase di lancio negli altri Paesi. Si diffonde l’Internet mobile. L’ecommerce tira. Facebook esplode. Se il 2010 è stato l’anno della svolta, il 2011 sarà quello del boom e di chi vuole fare impresa on line. «Siamo il popolo che legge più news on line di tutti i Paesi europei, quello che spende di più per il turismo on line, quello a più alta penetrazione di smartphone e che passa più tempo sui social network» conferma Marco Montemagno, esperto di social media. «In giro c’è un gran fermento, molto più che in passato. Sono tanti i giovani che hanno voglia di lanciare start up e numerose le iniziative volte a far emergere le nuove idee». Basta guardare il calendario delle manifestazioni in Italia nel corso del 2010 per avere una conferma. A maggio è approdato per la prima volta lo Start up weekend (http://startupweekend.org), l’evento internazionale che si propone di trasformare un’idea in business nell’arco di un fine settimana. In ottobre, durante lo Smau di Milano, 100 start up italiane hanno avuto l’occasione di entrare in contatto con potenziali finanziatori durante “I Percorsi dell’Innovazione”. A novembre il Venture Camp della fondazione Mind the Bridge (www.mindthebridge.org) ha selezionato sette imprese promettenti e le ha fatte “volare nella Silicon Valley” per un programma di tutoraggio che ha lo scopo di trovare investitori Oltreoceano.

Parti da un trend

«C’è chi parte da un’idea e decide di metterla in pratica. Il mio consiglio però è capire quali sono i trend della Rete, cioè dove i principali investitori hanno intenzione di investire in futuro. Andatevi a guardare “I sette megatrend” di Ron Conway (vedi box pag. 38), uno dei più grandi investitori americani, il fondatore di Angel Investors LP (il fondo che ha finanziato in anticipo sui tempi alcune tra le più grandi start up della storia americana come Google e PayPal, ndr)» consiglia Montemagno.

Punta sui servizi

I modi per intraprendere sono tantissimi e i settori i più vari. «Tutta l’offerta di beni immateriali, per esempio i viaggi, i servizi finanziari, i software genera dei fatturati importanti (nel 2010 l’on line travel ha generato fra i 3 e i 4 miliardi di euro) e le imprese italiane non sono ancora tante» spiega Fabio Cannavale, uno dei primi imprenditori Internet in Italia, fondatore di eDreams, Volagratis, e del gruppo Bravofly (vedi box pag 44).

per l’e-commerce trova l’idea in più

Se confrontiamo i dati dell’e-commerce italiano con quelli degli altri Paesi europei, vediamo che tanto c’è ancora da fare: il nostro mercato vale 6,5 miliardi di euro contro i 14 della Francia e i 36 della Gran Bretagna. Ma i numeri sono in crescita e con grandi potenzialità. E la creatività non manca ai più giovani. Tra le imprese più nuove quella di Colorised (www.colorised-shirt.com/it) offre t-shirt personalizzate dall’originale modello kimono. Mentre due amici di Trescore Balneario in provincia di Bergamo hanno appena lanciato un sito che vende abbigliamento a marchio proprio (www.selectbox.it) che a partire dal dicembre scorso offre sconti agli studenti universitari in base ai voti conseguiti agli esami: con il 30 e lode lo sconto è del 35%, con il 29 il 29%, e così via.

il b2b funziona

«Ci sono imprese che forniscono un servizio all’utente finale e quelle che forniscono servizi ad altre aziende» spiega Lorenzo Viscanti, 31 anni, fondatore di Mikamai (www.mikamai.com). «Le prime, che comprendono le community tipo Facebook, i giornali on line, i siti di geolocalizzazione, sono remunerate dalla pubblicità. Le seconde invece sono pagate a fronte del servizio offerto. Quest’ultimo tipo di impresa è più facile da realizzare e richiede un investimento più basso. Quello sostenuto da me e dai miei soci tre anni fa è stato di 10mila euro. Realizziamo progetti completi per le imprese, a seconda delle loro esigenze: dall’e-commerce al digitale ai social network».

tutti leggono le news on line, ma…

Bisogna puntare sulla nicchia. Territorialità, verticalità, personalizzazione, interattività e contenuti multimediali sono le caratteristiche che devono contraddistinguere il settore delle news on line. Un progetto molto coraggioso nato nell’ottobre 2010 è Lettera 43 ( www.lettera43.it), fondato dall’ex-giornalista del Sole 24 Ore Paolo Madron: «Il nome è una crasi di due punti saldi nel panorama del giornalismo: la passione per il mestiere di giornalista di Indro Montanelli, che non si è mai staccato dalla sua macchina da scrivere “Lettera 22”, e la previsione inesorabile dello studioso dell’editoria americana Philip Mayer secondo cui l’ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta nel 2043».

crea il team: il numero perfetto è 2

Ancora più importante dell’idea è la sua execution, cioè i passi da compiere per realizzarla: come fare il sito, come reclutare le persone. «Spesso le idee non vanno a buon fine perché non si sa come metterle in pratica» commenta Gianluca Dettori, venture capitalist e fondatore di dPixel (www.dPixel.it). «Così come è di fondamentale importanza il team: deve essere di due, tre massimo quattro persone e con competenze complementari. Di sicuro deve esserci uno sviluppatore e una persona con esperienza manageriale».

la regola delle 3D (distribution, distribution, distribution)

L’idea sul web va diffusa il prima possibile anche se non ha una struttura definitiva. «Se nel campo immobiliare il motto è “location, location, location” in quello di Internet è “distribution, distribution distribution”» sostiene Reid Hoffman, CEO e fondatore di Linkedin dalle pagine di Techcrunch (http://techcrunch.com), il sito dei siti delle start up tecnologiche. E il modo per diffondere le nostre idee c’è ed è gratuito: è la Rete. «Facebook, Youtube, Flickr sono tutte piattaforme dove poter disseminare i propri contenuti in modo gratuito. Se sono interessanti la gente comincia a parlarne e l’idea si diffonde tramite il passaparola. Il consiglio? Scegliere una nicchia e aprire un blog. In questo modo attirerò tutte le persone interessate a quell’argomento. Nasceranno i link che dagli altri siti rimandano al mio blog e il mio blog apparirà in cima ai risultati di Google» dice Montemagno.

fail fast: sbrigati a fallire!

Il periodo di lancio di una start up deve essere veloce. Quindi se le cose vanno male o se non si riesce a trovare finanziamenti, meglio chiudere subito i battenti, secondo il principio del fail fast (“fallisci velocemente”). E i numeri lo dimostrano: nell’It solo una start up su 10 supera il primo anno di vita. Ma dalle idee e dai fallimenti si generano nuove idee. «A 18 anni ho fondato MemboxX, il primo sito italiano di storage di documenti e password» spiega Marco Palladino di Mashape (vedi box pag. 42). «È andato bene ma non sapevo niente di business. Non sono mai riuscito a monetizzarlo. Questa esperienza, però, mi è servita per fondare Mashape. Mi sono mosso immediatamente per la ricerca di capitali».

venture capitalist: scegli quello che fa per te

Ogni venture capitalist ha uno o più settori di elezione. Prima di contattarli, controllate dove hanno già investito. Le cifre che hanno a disposizione vanno dai 10 ai 100 milioni di euro. «Riceviamo 700 business plan all’anno» racconta Gianluca Dettori di dPixel, piccola società di venture capital specializzata in start up Internet. «Li selezioniamo in base alle previsioni di business che possono generare. Investiamo in media tra i 70 e i 250 mila euro. Con questi soldi acquistiamo una quota della società, con l’obiettivo di rivenderla quando le azioni aumentano di valore».

la lezione di Yoox

Tra la fine degli anni 90 e l’inizio degli anni 2000, era forse più semplice recuperare capitali, ma bisognava comunque avere un’idea. Federico Marchetti, fondatore di Yoox, il sito di e-commerce di abbigliamento dei grandi marchi di moda, andò a bussare alla porta di un venture capitalist italiano, Elserino Piol, e da lui ottenne il primo finanziamento. «Cercai il suo numero sulle Pagine Gialle. Mi diede 1,5 milioni e promise di darmene altri sei se entro tre mesi il mio sito fosse stato on line» ha dichiarato Marchetti. E così avvenne. Oggi Yoox è un’azienda quotata in Borsa, sta aprendo in Cina e gestisce i negozi on line dei suoi clienti, cioè i migliori marchi italiani della moda.

Silicon Valley: vengo anch’io

Per chi avesse maggiori ambizioni o necessità di capitali più ingenti, la strada è una sola: la Silicon Valley. «Sono tanti i neo-imprenditori che fanno la spola tra l’Italia e la Silicon Valley» afferma Palladino di Mashape. «Alcuni decidono di rimanere lì, come il nostro caso, c’è però chi ritorna e addirittura ricrea valore in Italia». Una storia esemplare in questo senso è quella di Funambol di Fabrizio Capobianco, un’azienda che fornisce prodotti che mirano a sincronizzare i computer e le email con i dispositivi mobili. Dopo aver avviato la sua start up nella Silicon Valley Capobianco ha spostato la ricerca e sviluppo in Italia. «L’idea alla base di Funambol è coniugare capitali americani e cervelli italiani» racconta Capobianco. «I nostri ingegneri non hanno nulla da invidiare ai colleghi di altri Paesi, il problema però non è tecnico, ma di business: per essere globali occorrono venture capital, e questi mancano in Italia. Ho esportato la tecnologia ma ho tenuto i cervelli a casa».

quando entrare in un incubatore

Un passo intermedio nella creazione della start up e nella ricerca dei finanziamenti è la partecipazione a un incubatore di impresa. Un esempio in Italia è H-Farm, fondata nel 2005 da Riccardo Donadon. «Il ruolo dell’incubatore è quello di aiutare lo sviluppo delle start up, sia nella parte tecnologica che nella ricerca di capitali» spiega Montemagno. «Il caso più eclatante in America è quello di Y Combinator, che due volte all’anno investe un piccolo ammontare di denaro (18 mila dollari) per un certo numero di start up (l’anno scorso erano 36), le accompagna nella Silicon Valley lavorando a stretto contatto con loro per tre mesi e rifinendo al massimo il pitch per i potenziali investitori».

con pochi soldi (o senza): si può!

Sembra proprio di sì. «Se dovessi consigliare a un giovane un settore in cui lanciarsi, non avrei dubbi: è quello delle applicazioni per i telefoni mobili» spiega Fabio Cannavale. «Si sviluppa un applicativo per iPhone o iPad e lo si vende sull’Apple Store. Il costo di realizzazione è bassissimo e il mercato mondiale. E in più, se l’applicazione funziona, può essere un ottimo biglietto da visita per andare a chiedere soldi per avviare un’impresa di più grandi dimensioni». Un altro modo per cominciare a costo zero è aprire un sito, senza costituire una società. È il caso dei due giovani milanesi di 2Spaghi (www.2spaghi.it) che nel 2008 hanno lanciato semplicemente un sito in cui ognuno poteva commentare come si mangia nei vari ristoranti d’Italia. La voce si è sparsa e oggi conta un milione e mezzo di visitatori. Ha ottenuto i capitali per partire e nel 2009 si è costituita in società. «Ha sfruttato un grande trend della Rete, quello dei social network: utilizzare il know-how della gente per poterlo strutturare in Internet» spiega Cannavale. «Tutti noi chiediamo agli amici come si sono trovati in un determinato posto. Le informazioni raccolte sono libere, a costo zero ma valgono moltissimo».

Amazon in Italia, anche tu puoi vendere

Il 23 novembre 2010 Amazon è sbarcata in Italia. Fondata nel 1995 da Jeff Bezos con un core business iniziale di libri e dischi, negli anni ha esteso la sua gamma di prodotti all’elettronica di consumo, software, giocattoli, orologi, diventando un vero e proprio supermercato globale. Con i suoi 121 milioni di clienti e un fatturato trimestrale luglio-settembre 2010 di 7,56 miliardi di dollari (quello dell’ultimo trimestre 2010 è stimato intorno ai 13 miliardi), è la più grande libreria on line del mondo. La sede italiana è a Lussemburgo. Millionaire ha intervistato Greg Greeley, vice president european Retail di Amazon.

Amazon in Italia: quali obiettivi di business?

«In nessun altro Paese abbiamo aperto con così tante categorie. Non solo libri, musica e video ma anche elettronica di consumo, giocattoli, software, orologi, piccoli elettrodomestici. Il nostro obiettivo è lavorare con editori, autori, etichette discografiche, produttori e distributori italiani per trovare nuovi prodotti e ampliare la selezione disponibile per i clienti italiani».

Chance anche per i più piccoli?

«Sì, soprattutto per chi fa fatica a penetrare nel mercato editoriale esistente. Non dimentichiamo che i prodotti di Amazon.it possono essere spediti in tutto il mondo, il che significa un’esposizione globale per gli autori e artisti italiani. Abbiamo lanciato il programma “affiliazione” (cliccare sul sito su “diventa affiliato”), che consente a chi possiede un sito Web o un blog di guadagnare fino al 10% di commissioni ogni volta che un cliente compra su Amazon.it passando attraverso un link pubblicitario presente sul suo sito. È un servizio gratuito e semplice da usare». INFO: www.amazon.it

Puntate sui 7 megatrend del guru

Il mitico angel investor americano Ron Conway, definito “Padrino della Silicon Valley”, finanzia 3 start up al mese e investe soprattutto  nei seguenti ambiti:

1. Social web

I social media sono un successo destinato a durare, e la crescita esplosiva di Facebook e Twitter lo conferma. Oggi gli utenti in Rete condividono molte più informazioni e sono più disponibili a rinunciare alla loro privacy. Molte start up cresceranno e avranno successo se si svilupperanno dentro questo ecosistema. Altri esempi di start up social Web: Blippy, DailyBooth, Zynga.

2. Info in tempo reale

Una mole infinita di dati è prodotta ogni giorno e in tempo reale. Sono sempre più necessari i servizi che mettono insieme questi “pezzi di informazioni” destrutturate, che saranno a loro volta usati per nuovi servizi. Un modello organizzativo in questo campo è il crowdsourcing, che realizza progetti comuni con la collaborazione del “popolo del Web”. Esempi di start up real time data: Twitter, Foursquare, Hunch, Quora (un sito in cui ognuno può porre una domanda o inserire una risposta e che organizza i dati che derivano da questo interscambio nel modo più utile per l’utente).

3. Geolocalizzazione

Tutti i servizi basati sul luogo, cioè capaci di associare un utente al posto in cui si trova in un certo momento hanno un futuro. Un mercato che secondo Juniper Research varrà 12,7 miliardi di dollari entro il 2014. Il comunicare al proprio gruppo di amici che ci si trova, per esempio, in un determinato ristorante assume un valore promozionale enorme per quella attività commerciale.  Esempi: Foursquare e società meno conosciute come BrightKite, Gowalla, Yelp e Loopt.

4. L’imprenditore urbano

Le intuizioni chiave arrivano da una nuova categoria di imprenditori, detti “imprenditori “urbani”, che trovano le idee nel risolvere i problemi di chi vive nelle grandi città. Non si concentrano su tecnologie avanzate, piuttosto sui servizi utili alle persone. In questo campo avranno successo quelle aziende che utilizzano le tecnologie low cost e open source per fornire servizi in cui gli utilizzatori ottengono il massimo valore con un semplice input. Esempi: Jack Dorsey di San Francisco, fondatore di Twitter; Dennis Crowley di New York, co-fondatore di Foursquare; Jon Wheatley di Londra, fondatore di Daily Booth.

5. Mobile

La penetrazione dei dispositivi mobili amplifica la condivisione di informazioni e aumenta il potenziale dell’intelligenza collettiva. Andrà alla grande chi svilupperà contenuti, applicazioni e servizi da scaricare sugli smartphone. Chi lo fa: Apple e Google continueranno a essere le piattaforme più importanti per le applicazioni.

6. Acquisti sociali

Gli acquisti sono sempre più “sociali”, e questa tendenza sta rivoluzionando l’e-commerce. L’esempio tipico è il sito Groupon, creato nel gennaio 2010 (e presente in tutti i Paesi europei, Italia inclusa: www.groupon.it): ogni giorno sul sito appare un’offerta che sarà valida solo se a essa aderirà un numero minimo di persone. Secondo Conway, quando si parlerà di e-commerce si penserà a questo nuovo modo di fare acquisti. Altri esempi: Gilt Group, LetsBonus, PoinX.

7. Blogging sul telefonino

Entro il 2015 tutti gli scambi e i comportamenti di tipo emotivo andranno ad alimentare in tempo reale siti e social network. Commenti, emozioni, esperienze potranno essere sempre più condivise grazie alla diffusione dei blog sul cellulare. Tra i più noti, Posterous: dà la possibilità di scrivere un blog gratis via email direttamente dallo smartphone.

Dove trovare i soldi per finanziarsi

› autofinanziamento: finanziarsi con risorse proprie.

› seguite la regola delle tre F (Family, Friends & Fools): familiari, amici e folli, in altre parole le persone più vicine al potenziale imprenditore, che credono nel suo progetto e decidono di finanziarlo.

› banche: ma richiedono garanzie, cioè altri capitali.

› fondi pubblici: spesso lenti e complicati, con dinamiche più politiche che di business.

› angel investors: investitori privati che decidono di mettere a disposizione le loro risorse finanziarie per progetti in cui credono. Spesso sono raggruppati in associazioni, come per esempio l’Italian business angels network ( www.iban.it) o l’Italian angels for growth (www.italianangels.net).

› venture capitalist: Innogest (www.innogest.it), 360° Capital Partners (www.360capitalpartners.com), Quantica (www.quanticasgr.it). L’elenco completo è disponibile sul sito www.aifi.it (Associazione del private equity e venture capital ).

Storia 1

Due donne e un’impresa on line

Amanda Lorenzani, 33 anni, inglese, direttore comunicazione di un’azienda Internet italiana, e Alexandra Miro, 35, buyer per un grande magazzino di Londra si sono conosciute casualmente due anni fa. «Dal nostro incontro è nato Fox & Rose, il sito di e-commerce di lingerie di lusso che abbiamo lanciato in Gran Bretagna due mesi fa. Secondo le nostre ricerche il settore dell’intimo di lusso era quello che on line presentava i più alti margini di crescita. Abbiamo scoperto che non esisteva un sito fatto veramente bene, che riuscisse a mostrare il prodotto al meglio. Così ci è venuta l’idea di inserire i catwalk video, cioè dei video che mostrano una modella che si muove con addosso i vari capi». L’idea è piaciuta moltissimo, soprattutto agli uomini (che costituiscono il 60% dei clienti del sito), che sono un po’ restii a entrare in un negozio di biancheria intima e in questo modo possono vedere tutto on line. Mentre progettavano il sito (per la parte tecnica si sono servite di una società esterna) Amanda e Alexandra andavano alle fiere per contattare i fornitori (tutti designer inglesi), decidevano il packaging e la campagna di marketing. «Sei mesi prima di lanciare l’azienda abbiamo aperto un blog di intimo: è stata un’idea vincente. Siamo riuscite a farci conoscere velocemente e a costo zero. E al momento del lancio c’era già chi comprava». Il totale dell’investimento? Tra i 50 e i 100mila euro. Lavoriamo da casa (di notte, perché di giorno abbiamo un altro lavoro), teniamo lo stock nel magazzino di un amico imprenditore e ci divertiamo un sacco. Prevediamo di raggiungere il pareggio entro un anno». Info:  www.foxandrose.com

Storia 2

Buongiorno America, arrivano tre giovanissimi moschettieri

Prendete un giovane milanese con la passione per la programmazione e uno studente di economia e commercio di Roma. I due si conoscono casualmente a Milano, hanno tante idee e voglia di fare e decidono di inventare una start up. Quando questa storia è cominciata, Marco Palladino e Augusto Marietti avevano appena 18 anni, oggi ne hanno 22 e la società che hanno fondato nell’aprile del 2010 insieme a un terzo socio, Michele Zonca, si chiama Mashape. È un marketplace (cioè un mercato on line) dove gli sviluppatori di tutto il mondo possono offrire (gratuitamente o a pagamento) ad altri sviluppatori componenti di applicazioni che hanno creato. «L’idea è nata nel 2009 dalla mia esperienza di consulente informatico» ci racconta Marco. «Mi capitava di lavorare con aziende che iniziavano dei progetti informatici e non  li portavano a compimento perché si rendevano conto che erano più costosi del previsto. Grazie al nostro marketplace, è possibile riutilizzare le componenti create da altri. E il guadagno sta nella percentuale che tratteniamo su ogni transazione». Augusto, Marco e Michele credono talmente nella loro idea che decidono di lasciare le loro occupazioni (di studio e lavoro) e buttarsi anima e corpo nel progetto. Affittano un garage e lavorano ininterrottamente per otto mesi. Mettono a budget 20 mila euro per pagarsi le prime spese e i viaggi in California dove prendono contatti con gli investitori. «La nostra idea era giudicata rischiosa per il mercato italiano. Abbiamo bussato alle porte di molti venture capitalist, ma il nostro futuro era in America. A settembre 2009 eravamo al Techcrunch di San Francisco, siamo andati a parlare di persona con i protagonisti del mercato tecnologico americano. Quello che ci ha premiato è stata la nostra “faccia di bronzo”». A fornire loro il primo round di finanziamenti di 100mila dollari sono tre early employees, cioè dipendenti “veterani”  di You Tube. «Oggi il nostro ufficio si trova all’interno di un incubatore a San Francisco, insieme ad altre 100 start up. E dall’America non vorremmo più tornare indietro».

Info: www.mashape.com

Storia 3

«Tu voli quasi gratis, io guadagno»

Ha intuito le potenzialità del Web nel 1996 quando ha creato la sua prima impresa, che offriva on line vacanze in barca a vela a un pubblico di appassionati. Ne ha avuto la conferma nel 1999, quando ha fondato la sua seconda azienda, eDreams. «Allora sono riuscito a raccogliere ben 37 milioni di euro, e il 90% erano europei. Dopo qualche tempo me ne erano rimasti sette, ma nel 2002 sono andato in break-even. Oggi aiuto altri imprenditori che, come me quindici anni fa, stanno cercano di avviare la loro prima impresa Internet». Fabio Cannavale, 44 anni, ingegnere con esperienza nella consulenza, è il pioniere italiano del turismo on line. Nel 2004 vende eDreams e fonda Volagratis, sito e motore di ricerca dove si possono confrontare e comprare i voli di tutte le compagnie aeree. «L’ho fondato senza soldi, insieme a un socio. Prima ancora di vendere i voli vendevamo la pubblicità, quella delle compagnie aeree che comparivano sul nostro sito. La nostra carta vincente è stata intuire le potenzialità del mercato dei voli low cost: eravamo il primo sito ad offrire questo tipo di voli. Ci siamo fatti conoscere con il passaparola, oggi guadagniamo sulle commissioni delle compagnie aeree». Nel 2005 Cannavale fonda Bravofly, una piattaforma integrata di voli, crociere, hotel, noleggio auto e vacanze dei tour operator, che oggi fattura 200 milioni di euro e dà lavoro a più di 200 persone. «I tour operator non se la stanno passando bene in questo momento, molti stanno fallendo c’è molto spazio per lavorare. E per intraprendere».

Info: www.volagratis.com, www.bravofly.com

Tiziana Tripepi, Millionaire 1/2011

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