Tre eroi di Boston

Le tragedie svelano gli aspetti peggiori della natura umana. Ma anche i migliori. Un paradosso a cui non si sottrae la drammatica maratona di Boston. Anche lì sulla pista in cui uomini e donne, di tutte le età, crollavano sotto il peso delle bombe, si sono scontrati due eserciti: gli attentatori, portatori di morte e disperazione. E gli eroi che hanno combattuto, per dimostrare che la nobiltà dell’animo umano è impermeabile a tutto, resistente alle bombe e alla crudeltà.

Ecco i tre esempi che ci hanno colpito. E che abbiamo scelto di raccontarvi.

1. Martin Richard, l’eroe bambino

Otto anni. Solo otto anni. Correre a più non posso, conoscendo il valore dello sforzo e del sacrificio. Andare veloce per strappare un sorriso alla propria famiglia, per incrociare lo sguardo soddisfatto di un padre, per sentirsi dire: «Sono fiero di te». E poi un’esplosione, la morte che incombe su una vita appena sbocciata. Martin è il primo eroe nei nostri ricordi.

2. Carlos Arrondo, l’eroe comune

A vederlo sui giornali di tutto il mondo, con quel cappello da cowboy, Carlos desta subito la nostra simpatia. Ma più di questa, ha fatto gioco il suo coraggio, la sua voglia di soccorrere i feriti con pochi mezzi, come un maglione che ha usato per fermare il sangue e salvare una vita. Perché si è dato tanto da fare? Alla domanda dei giornalisti ha risposto: «È stato un gesto automatico, non ci ha nemmeno pensato».

3. Bill Iffrig, l’eroe della volontà

A quasi ottanta anni, Bill è uno di quegli uomini che sembrano aver scoperto l’elisir della giovinezza. Nonostante la sua veneranda età, è un maratoneta, con un fisico che farebbe invidia a tanti trentenni. A pochi metri dal traguardo, l’esplosione lo ha fatto cadere al suolo. Mentre si rialzava, nel bel mezzo della tragedia, ha chiesto al commissario di gara, di sostenerlo e accompagnarlo fino al superamento del traguardo: «Non lasciamo che questi delinquenti ci fermino» ha detto quando percorreva gli ultimi metri che lo separavano dalla vittoria. Quella della sua volontà.

Giancarlo Donadio

(Fonte immagine utente flickr  hahatango)

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