Con un PIL sotto l’1% e il PNRR in transizione, 45mila imprese scelgono di crescere: utili +83% dal 2018, +41% di fatturato. E oltre un milione di nuovi posti di lavoro
In un contesto segnato da inflazione, instabilità geopolitica e transizioni tecnologiche accelerate, c’è un’Italia che non si limita a resistere. Cresce e lo fa in modo consistente. Secondo l’ultimo report Why Italia di Deloitte, oltre 45mila imprese italiane ad alto potenziale – con ricavi superiori a 5 milioni di euro, almeno 5 dipendenti e performance sopra la media del settore – hanno aumentato il fatturato del 41% tra il 2018 e il 2024, passando da 2.012 a 2.800 miliardi di euro. Ancora più significativo il dato sugli utili: +83%, per un totale di 164,1 miliardi. Nel frattempo, l’occupazione è cresciuta di oltre un milione di addetti (+20%).
Numeri che attraversano anni complessi – pandemia, crisi energetica, tensioni globali – e proprio per questo assumono un peso diverso: oltre alla crescita, raccontano una persistente capacità di adattamento.
L’Italia che investe (manifatturiero, finanza, ICT ed energia)
Il manifatturiero si conferma un pilastro, grazie alla capacità di innovare e mantenere una forte presenza sui mercati internazionali. Ma non è l’unico protagonista. Commercio, servizi finanziari, ICT, energia e consulenza stanno beneficiando della spinta digitale e della crescente domanda di servizi ad alto valore aggiunto.

La finanza, in particolare, emerge come il comparto più redditizio: +49,1% di fatturato e +131,4% di utile netto. Un risultato sostenuto da digitalizzazione, efficienza operativa e capacità di intercettare nuovi bisogni delle imprese. ICT ed energia, trainate dalla doppia transizione digitale ed ecologica, confermano che quando cambia il paradigma tecnologico, chi fornisce infrastrutture e competenze diventa centrale nella catena del valore.
Dai dati emerge un messaggio chiaro: la crescita oggi non dipende solo dalla dimensione o dal settore. Dipende dalla capacità di investire in innovazione, migliorare i processi, sviluppare competenze interne e accedere in modo strategico alle fonti di finanziamento. Le imprese ad alto potenziale hanno puntato su digitalizzazione, formazione e gestione evoluta del capitale. Hanno trasformato l’efficienza in redditività e la complessità in opportunità. Perché in uno scenario competitivo sempre più selettivo, occorre saper interpretare il mercato.
In un contesto complesso, la crescita vale doppio
Questo slancio non arriva in un vuoto macroeconomico. Le ultime previsioni Istat indicano per il 2026 una crescita del PIL intorno allo 0,7-0,8%, sostenuta soprattutto dalla domanda interna ma in un quadro ancora fragile sul fronte export e produttività. Secondo la stessa fonte – che conferma una crescita costante per i prossimi due anni – i consumi privati e gli investimenti saranno i principali driver, con un moderato incremento della spesa delle famiglie e una stabilizzazione dei prezzi grazie a costi energetici più bassi. Anche l’occupazione è attesa in crescita, a conferma di una dinamica economica che resta prudente ma non stagnante.
A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge la fase di transizione del PNRR: una quota rilevante di risorse – stimata tra i 20 e i 30 miliardi – è stata riprogrammata oltre il 2026. Un elemento che potrebbe rallentare la spinta pubblica agli investimenti e che aumenta il peso delle scelte strategiche delle imprese private nel sostenere lo sviluppo.

Eppure, il clima tra le aziende mostra segnali di miglioramento. Le rilevazioni della Banca d’Italia indicano aspettative in recupero su crescita e inflazione, pur in un contesto ancora improntato alla prudenza. È dentro questa cornice – crescita moderata, investimenti pubblici in riassestamento, sentiment cautamente positivo – che i numeri delle imprese ad alto potenziale assumono un valore diverso. Non stanno beneficiando di una congiuntura straordinaria: performano sopra la media in un sistema che avanza lentamente.
>> Scarica il report Deloitte (gennaio 2026)
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