Roberto Lo Russo, giornalista di Start Franchising e di Millionaire, ha portato a Casa Sanremo lo spirito della rivista: «Il franchising non è più un rifugio ma un acceleratore».
In Italia migliaia di persone ogni anno scelgono il franchising per avviare un’impresa. Non è solo una formula commerciale: è uno dei modelli più dinamici dell’imprenditoria contemporanea, capace di trasformare un’idea in una rete, un marchio in un ecosistema e un aspirante imprenditore in un operatore già inserito in un sistema organizzato.
Negli ultimi anni il franchising ha cambiato pelle: meno scorciatoia e più piattaforma di crescita, dove tecnologia, formazione e selezione degli affiliati fanno la differenza. È dentro questo scenario in evoluzione che si inserisce il decimo anniversario di Start Franchising.

«Siamo qui per festeggiare i 10 anni del magazine Start Franchising», ha dichiarato Roberto Lo Russo, giornalista di Start Franchising e di Millionaire, nell’aprire il panel dedicato al mondo del franchising nella cornice di Casa Sanremo. Un anniversario importante, che si è tradotto in un confronto concreto su come sta cambiando oggi il settore tra intelligenza artificiale, selezione degli affiliati, formazione evoluta e centralità del fattore umano. Dal palco è emerso un messaggio chiaro: il franchising non è più solo un porto sicuro dove ‘rifugiarsi’, ma un acceleratore per chi vuole fare impresa sul serio.
Intelligenza artificiale: vantaggio competitivo o rischio?
Per Cristian Ferrero, amministratore delegato di Fresissima Oltre il Franchising (gruppo Dam), l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle reti è già in atto e cambierà ancora profondamente il settore. Non si tratta solo di usare l’IA, ma di integrarla strategicamente nell’organizzazione. «Adottare l’intelligenza artificiale ci permette di immaginare scenari oggi forse impossibili, e capire fin dove può arrivare il nostro business», ha dichiarato il ceo.

Ferrero ha sottolineato di aver introdotto strumenti di IA da due anni in diverse aree aziendali dal marketing alla produzione fino al completo supporto alla rete. L’obiettivo non è sostituire ma facilitare, migliorare processi, aumentare efficienza e visione strategica. Il rischio per chi non la utilizza? «Restare indietro in un mercato che evolve sempre più rapidamente».
Il 2026 tra maggiore selezione e accessibilità del settore
A proposito degli scenari futuri del settore si è poi espresso Sebastiano Marinaccio, co-founder e ceo di Mercatino Franchising (circa 220 punti vendita e 31 anni di storia), secondo il quale il franchising sta diventando sempre più selettivo. «La forza di un marchio non sta in quanti punti vendita apri, ma in quanti non ne chiudi».

Se in passato c’era “l’arrembaggio” degli affiliati, oggi l’ingresso in una rete strutturata passa da una vera selezione. Non basta pagare una fee: servono mentalità imprenditoriale, competenze trasversali, capacità di innovare e soprattutto disponibilità all’ascolto. Un franchisor evoluto, ricorda Marinaccio, porta con sé un “libro di cicatrici”: errori già fatti e superati che diventano patrimonio condiviso. L’affiliato deve accettare anche le indicazioni scomode. È questo il nuovo patto imprenditoriale.
Il vero trend del 2026? Adottare un cambio di mentalità
Per Silvia Spronelli, founder e ceo di SoloAffitti (circa 300 punti vendita), la tecnologia non sarà la vera novità del 2026. La vera svolta sarà adottare un cambio di mentalità. «Per troppo tempo il franchising è stato percepito come un sistema di protezione: metodo collaudato, economie di scala, riduzione del rischio.

Tutto vero, ma non più sufficiente. Oggi il valore sta in ciò che il franchisor può offrire», spiega. Nel dettaglio, la ceo ha parlato di accesso a competenze evolute, formazione continua, strumenti innovativi (CRM avanzati, prodotti esclusivi) e capacità di innovare senza perdere identità. Il consiglio agli aspiranti affiliati? «Non chiedere solo ‘quanto mi costa’, ma quanto mi farà crescere tra 5 o 10 anni».
Il valore della tecnologia e dell’esperienza del cliente
Per Alessio Campanale, founder e ceo di Mister Lavaggio (circa 400 affiliati), innovare significa unire tecnologia e semplificazione dell’esperienza. «Negli anni il franchisor ha insegnato dove trovare clienti e come vendere. Oggi non basta. Serve formazione costante e un modello modulato sulla persona. Se cresce l’affiliato cresce il franchising».

Non esiste, quindi, una formula unica di affiliazione: la strategia va adattata al profilo dell’imprenditore. E l’investimento principale resta sempre sulla persona.
I dati sono la nuova miniera d’oro del marketing
Per Alice Vanzetto, responsabile marketing di Tecnozoo ospite del panel anche per rappresentare la realtà di franchising Zooplanet presente da trent’anni in Italia, oggi il dato è centrale. «Il brand resta una calamita potente, ma la vera miniera d’oro è il dato strutturato», ha spiegato l’imprenditrice di seconda generazione.

«Grazie all’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati permette un dialogo più efficace e una gestione più strategica. Il marketing oggi è passato da operativo ad analitico». E la creatività? Non sparisce, anzi: liberata da attività ripetitive e noiose che possono essere delegate all’intelligenza artificiale, può concentrarsi su ciò che genera davvero crescita reale.
Il fattore umano resterà decisivo
Cristina Benerecetti, founder de La Clinica del Sale, ha riportato poi il focus su un elemento chiave: le persone. L’intelligenza artificiale va ‘nutrita’. Senza formazione e competenze, non produce risultati.

Nel suo modello, il franchising diventa anche leva contro la disoccupazione: «Persone alla soglia dei 50 anni, spesso spaventate dall’idea di non poter più costruire un futuro, trovano una seconda opportunità grazie a formazione e supporto strutturato». Il digitale è quindi cruciale, ma senza un accompagnamento umano non è sufficiente a dispiegare tutte le sue potenzialità.
A chiudere il confronto è infine Roberto Lo Russo: «Il franchising non è più un rifugio ma un acceleratore. L’affiliato non può nascondersi dietro la casa madre: deve mettersi in gioco». La legge 129 del 2004 parla chiaro: il contratto di affiliazione è un accordo tra due imprenditori. Non c’è dipendenza, ma collaborazione strutturata.
Dieci anni di Start Franchising raccontano proprio questa evoluzione: da modello percepito come sicuro a ecosistema competitivo, tecnologico e selettivo, dove vince chi sa formarsi, innovare e assumersi responsabilità.
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