A vele spiegate

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Il mare attira appassionati e neoimprenditori. Si diffondono le scuole di vela. E, per chi offre corsi e servizi di qualità, il business è promettente

La vela non è più uno sport di nicchia. Ogni anno 30mila persone fanno un corso di iniziazione alla vela presso le scuole affiliate alla Federazione (Fiv, www.federvela.it). Molti frequentano corsi di perfezionamento, da regata o per diventare istruttori. In netto aumento le donne. «Numerose anche le scuole che d’estate organizzano vacanze in barca a vela e le aziende che fanno richiesta di corsi di team building o crociere premio per i dipendenti» esordisce Massimo Frediani, dirigente dell’Orza Minore di Monza che opera da una ventina d’anni nel settore con una flotta di 39 imbarcazioni e 150 istruttori (www.orzaminore.it). La vela ben si presta anche per i disabili e portatori di handicap i cui corsi spesso vengono finanziati dai servizi sociali. Il mercato degli aspiranti velisti è destinato a svilupparsi ulteriormente se verranno costruiti nuovi posti barca nei porticcioli e nelle marine private, soprattutto al Centro-Sud.

Aprire una scuola di vela

Le scuole di vela lungo i 7.500 km di coste italiane, laghi compresi, sono un migliaio. Molte hanno sede nelle grandi città come Milano e Bologna che, pur non avendo il mare, registrano un gran numero di appassionati che fanno vela anche nei weekend invernali. Offrono corsi di avvicinamento alla vela per bambini e adulti, corsi di perfezionamento e preparazione alle regate, crociere/scuola team building o incentive per le aziende, corsi d’altura, navigazione notturna, uscite “monotematiche” su motore, manutenzione, sicurezza ecc. Alcune prevedono il corso di navigazione astronomica, studio dei cetacei, corsi di cucina in barca, caccia al tesoro.

«Il settore presenta buone opportunità di business per chi offre un’ampia gamma di servizi professionali» sostengono dall’Aisve, l’Associazione italiana delle scuole di vela (Tel./fax 178 2209766, www.aisve.it). Funzionano i centri velici aperti tutto l’anno che offrono anche corsi di preparazione agli esami per la patente nautica (un buon 10% di chi fa un corso di vela decide prima o poi di comprarsi la barca…), intermediazione sulla vendita di barche nuove e usate, vendita di abbigliamento tecnico, forniture nautiche, consulenze e perizie, servizio manutenzioni (molto richieste nei mesi che precedono la stagione) e noleggio-locazione su mezzi propri o di terzi la cui domanda cresce forte nei periodi in cui gli acquisti tendono a calare. Anche un buon marketing è determinante per il successo dell’attività: oltre a un sito Internet ci vogliono inserzioni sui portali velistici (www.velanet.it, www.velalinks.it) e su giornali locali e riviste tecniche (Giornale della vela, Bolina ecc.), manifesti, volantini e soprattutto attraverso la periodica organizzazione di feste ed eventi che fidelizzano la clientela e attivano il passaparola.

Investimenti e fatturati

Ma quanto può rendere l’attività? «Tutto dipende dal giro che si crea» spiega Jerry Capozza, uno dei soci di Onda Buena, scuola vela, vendita & charter di Taranto (Tel. 099 4714782, www.ondabuena.it). Ci sono realtà d’eccellenza come il Centro velico di Caprera (www.centrovelicocaprera.it) o l’Horca Myseria di Milano (www.horcamyseria.it) che hanno fino a 4.000 allievi l’anno con 200 istruttori e più, ma la gran parte delle scuole si limita a qualche centinaio di iscritti. Gli incassi variano enormemente in base ai servizi offerti (vedi box). Alcune scuole aperte solo nella stagione estiva ricavano 20mila-30mila euro, i centri velici multiservizi operativi tutto l’anno incassano diverse decine di migliaia di euro, mentre le megastrutture con 40-50 imbarcazioni fanno anche noleggio e vendita con fatturati a sei zeri. Le spese da sostenere per l’allestimento della flotta sono variabili, in base alla dimensione che si intende dare e alle barche che si scelgono (vedi box). Come minimo, però, servono una decina di derive per i più piccoli e un paio di barche per i corsi degli adulti, oltre ai gommoni di sicurezza. Si parte da 150mila euro. Sul mercato dell’usato si trovano ottime occasioni e si può risparmiare oltre il 50%. Un’attività di piccola-media dimensione, ben organizzata, porta a casa il capitale investito nell’arco di quattro-cinque anni, considerato che dai ricavi bisogna sottrarre i costi fissi annui per i posti barca, le manutenzioni, l’assicurazione degli allievi e, per le barche, i compensi degli istruttori (in media uno ogni tre-cinque allievi) oltre a quel po’ di spese generali e per la pubblicità. Un insegnante di vela chiede in genere da 50 a 150 euro per un’uscita di tre-quattro ore, ma se la scuola diventa rinomata non è raro trovare chi si accontenta di un rimborso spese o di un bonus sulla formazione pur di migliorare il curriculum e trasferire la propria passione. «Chi fa corsi per disabili può tentare di accordarsi con la pubblica amministrazione per l’affitto dei posti barca a tariffe scontate se non addirittura azzerate, vista la valenza sociale dell’attività» consiglia Riccardo La Muraglia, amministratore delegato di Dream Nautica (www.dreamnautica.com) e ideatore del franchising Dream Point. Si tratta di centri velici multiservizi, che fanno uso in esclusiva di imbarcazioni biposto. «Ipotizziamo un fatturato di almeno 40mila-50mila euro l’anno. L’investimento richiesto è di 50mila euro (più Iva), comprensivo della fee d’ingresso, e può essere recuperato anche in tre anni» conclude La Muraglia.

Facciamo due conti

Corsi Costi
base bambini fino a 15 anni 150-250 euro per 5-10 lezioni tra teoria e pratica
base adulti 200-400 euro per 4-6 lezioni tra teoria e pratica
Perfezionamento 150-400 euro, anche in base alla durata (due-quattro uscite)
per regate (in alcuni casi comprensivi di gara) da 300 euro, in genere su due weekend
per aziende 50-300 euro giornalieri a persona, in base al pacchetto di servizi richiesto e al numero di partecipanti
d’altura 200-450 euro
navigazione notturna da 150 euro
Monotematici da 40 euro
individuali giornalieri 80-150 euro

 

la burocrazia

La stragrande maggioranza delle scuole si costituisce come circolo o associazione sportiva, per i benefici fiscali. Solo le scuole più grandi si costituiscono come società. In tal caso, la legge n. 40/2007, entrata in vigore in tutto il Paese dall’1 aprile, prevede una Comunicazione unica (ComUnica) da trasmettere in via telematica al Registro Imprese della Camera di commercio. è relativa anche a tutte le istanze che prima andavano fatte all’Agenzia delle Entrate, Inps e Inail e che ora spetta invece al Registro Imprese comunicare a questi uffici. Contestualmente alla Comunicazione unica, la Camera di commercio rilascia una ricevuta che dà pieno titolo all’avvio dell’attività.

> Per la base sul mare

Bisogna disporre dell’autorizzazione della Capitaneria di Porto – ex art. 68 del Codice della Navigazione – il cui rilascio è subordinato tra l’altro al possesso di requisiti morali, di sicurezza per i mezzi e le attrezzature e per la sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro (valutazione rischio d’impresa – D.Lgs 81/08 con integrazione D.Lgs 106/09), oltre che ad adeguata copertura assicurativa contro danni a persone e cose. L’autorizzazione ha una durata di quattro anni e un costo di 500 euro per l’istruttoria.

> Per altri servizi

Se si vuole fare anche da scuola nautica è necessario richiedere l’autorizzazione alla Regione (art. 28 Dpr 431/97), il cui rilascio in molti casi è integrato da regolamenti provinciali.

Per la vendita e la locazione di imbarcazioni non proprie bisogna essere in possesso del titolo di mediatore marittimo, mentre per vendere abbigliamento e/o forniture nautiche basta darne comunicazione al Comune.

> L’associazione

La gran parte delle scuole di vela sono affiliate alla Fiv, la Federazione italiana vela. L’iter da svolgere per l’adesione può durare svariati mesi e comporta notevoli investimenti, dato che è subordinato al rispetto di determinati requisiti. INFO: www.federvela.it

Monica Gadda, Millionaire 4/2010

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