AAA cercasi coppie scambiste

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Aumentano gli swinger, cioè gli appassionati dello scambio di coppia. Muovono un giro d’affari enorme. Eppure i club privè non prosperano. Colpa di Internet e dei fever party, ma anche e soprattutto di una loro cattiva gestione

È un mondo parallelo ma ormai decisamente affollato, quello degli appassionati di swing. Non il genere musicale jazz, naturalmente. E neppure il colpo base del golf. Gli swinger si occupano di ritmi e giochi differenti, basati sul sesso. La loro fantasia principale è lo scambio di coppia. Ingredienti necessari: essere in due, adulti, consenzienti, avere una relazione stabile e trovare un diversivo nell’incontro ludico con una o più altre coppie. Una passione, quella per il sesso libero, che diventa carta moneta sotto diverse forme. Si parla di un volume d’affari milionario. Ma il fenomeno sta cambiando: Millionaire ne aveva parlato già 10 anni fa. Allora sembrava un business per pervertiti. Oggi i club privè sono stati sdoganati, aprono (e chiudono) dappertutto. Spesso cambiano nome, si riciclano, spariscono dopo l’intervento delle autorità. Gli scambisti invece aumentano. «I locali riescono a cavalcare questo felice momento storico solamente se non tradiscono la loro vocazione e ritualità originaria, che consiste nel fornire a coppie vere e solide un luogo in cui conoscere altre coppie e giocare con loro» spiega Augusto Pistilli, presidente di Federsex (Federazione per la tutela dei diritti e delle libertà dei club privè). Le parole di Pistilli sottendono un universo di significati. Primo, che in giro ci sono meno coppie di scambisti rispetto ai single in cerca di donne e di coppie, o comunque di sesso a pagamento. Secondo, che un locale vuoto, pur di trovare clienti assolda le cosiddette coppie-pilota, cioè donne e uomini pagati per avviare i giochi, come se la serata vivesse attraverso una regia occulta. Terzo, che se una coppia deve pagare per trovarsi in un ambiente squallido in cui scambismo è soltanto un termine usato come copertura per un bordello legalizzato, tanto vale prendere accordi privati con altre coppie e saltare la fase dei locali.

«Ciò che determina il successo di un locale è la sua genuinità» continua Pistilli, che è anche nel consiglio d’amministrazione del privè La Gioconda e Benessere di Casalpalocco (Roma). «Sono contento se i posti pieni di prostitute o che offrono spettacoli di ogni genere falliscono. Sono swinger da più di 20 anni e ho girato più di 250 privè in tutto il mondo: riconosco subito un luogo che frega il cliente e lo distinguo bene da uno intrigante e pieno di gente vera. Dico no ai maxiritrovi pieni di attrazioni pseudopornografiche e no agli assembramenti di carne umana con più di 80, massimo 100 clienti alla volta».

50mila euro per avviare un locale

Guadagnare con lo scambio di coppia significa innanzitutto avere un locale, se si parte dal metodo classico. «Un investimento anche solo di 50mila euro, per partire. È meglio avere una bomboniera ben frequentata, che un presunto sette stelle vuoto». La gestione del privè richiede un escamotage giuridico. «Per sfuggire all’accusa di atti osceni in luogo pubblico, è necessario costituire un’associazione, un circolo culturale al quale i clienti pagano una tessera di affiliazione annuale prima di accedere anche soltanto per una volta». Naturalmente si tratta anche di un discreto vantaggio fiscale, ma quello delle aliquote è un discorso secondario, rispetto alla possibilità di ospitare vere e proprie orge (pardon, momenti di profondo scambio culturale ed emotivo tra coppie di adulti intrigati dall’atmosfera seducente).

«Un’associazione seria si riconosce anche dalla quantità di single che si trovano in una serata per scambisti – prosegue convinto Pistilli. I locali per veri cultori sanno che gli swinger ammettono pochi singoli ai giochi. Quindi, se in un locale le signore sono poche e i maschi tanti, c’è qualcosa che non va». O semplicemente il gioco è diverso. Infatti molti privè (a volte sull’orlo del fallimento), per diversificare l’offerta e richiamare il pubblico più diffuso cambiano nome e si mettono a organizzare serate gangbang, vale a dire eventi in cui ci sono al massimo due o tre donne, spesso prostitute rivendute con il più suadente appellativo di “pornostar”, che si accoppiano per ore con un numero imprecisato di avventori paganti.

Funzionano meno di un tempo

I protagonisti del settore non lo ammettono ma gli utenti lo sanno bene: i privè oggi funzionano molto meno di un tempo. Quelli “sani” vanno bene. Ma sono pochi. Gli altri, attualmente, non sono un investimento ottimale. Specie da quando Internet ha moltiplicato i contatti tra scambisti, eliminando il tramite dei locali. Perché trovarsi in un posto spesso fatiscente con gente improbabile e una sensazione di tristezza diffusa, quando posso fare la stessa cosa a casa mia senza problemi? E anche se il locale è bello, perché non rinunciare all’idromassaggio, alla piscina, alla sala colorata in cambio della comodità domestica? Così, grazie al Web, i messaggi di coppie per coppie sono migliaia ogni giorno, specialmente sui frequentatissimi portali di settore, come laurax.it, annunci69.it, cappuccetto-rosso.com. Si capisce subito che l’utenza è esperta e i perditempo desistono. È tutto un fiorire di «siamo una coppia di bella presenza, entrambi 30 anni, depilati intimamente, con lei dolcemente bisex. Organizziamo spesso cene a casa nostra con coppie max 45enni ed eventuali singoli se graditi da tutti», o di «contattiamo coppia allegra, anche prime esperienze ma decisa e di classe. No tassativo a volgari, rozzi, di colore e mercenari. No assoluto a singoli, neanche fossero Brad Pitt o Bill Gates».

Anche tra i messaggi spontanei c’è chi non pensa solo al gioco ma riesce benissimo a fare business, non si creda. I Magic Boys, per esempio, scrivono: «siamo un gruppo formato da 3/10 maschi, sappiamo cosa chiedete e come dobbiamo comportarci. Abbiamo tre location confortevoli ma all’occorrenza raggiungiamo noi». Scambismo su commissione o prostituzione mascherata? Un’alternativa è la logistica. Scrive un’altra internauta: «Cerco gangbang, coppie, transex e trav in vacanza per una settimana in due nostri cascinali nella campagna marchigiana. Esaudiremo vizi e capricci a un modico prezzo (50-60 euro per quattro giorni)».

Il giro delle fiestas calientes

Ruggero e Luna, lui di Bologna, lei di Milano, entrambi 35enni, sono entrati nel giro delle fiestas calientes. Che poi è il nome esotico delle gangbang domestiche: tanti soldi in poco tempo, in luoghi privati. «Abbiamo cominciato a esibirci in coppia per singoli o coppie passivi, desiderosi soltanto di assistere a scene hard dal vivo a casa loro – spiega lui. Ora però organizziamo feste tra Milano, Roma, Bologna, Firenze, perché è più redditizio. Luna porta due amiche, la casa resta aperta dalle 14 alle 22, l’evento viene pubblicizzato con annunci sul Web e ogni uomo che vuole accedere paga 300 euro ed è libero di fare sesso con chi vuole per quanto tempo desidera e come preferisce. In media abbiamo da 30 a 100 clienti a festa». Lo scambismo, gli swinger, la visione un po’ hippy sono ad anni luce, naturalmente. Qui ci sono soldi veri, però. Persone reali che diventano imprenditori di se stessi e guadagnano stando in equilibrio tra lecito e illecito. E tutto in nero, ovvio.

I fever party

Il bon ton dello scambismo da privè (chi si conosce dentro al club non si riconosce fuori, chi si conosce fuori dal club non si riconosce dentro), e l’alchimia libertina dello swing reale si ritrovano invece nei cosiddetti fever party. Nel Regno Unito sono quasi un brand, come dimostra il sito feverparties.com. Per partecipare bisogna essere belli, giovani (sotto i 40 anni) e magri. In Italia se ne parlava tempo fa, tra le villette di Verona, Padova e Treviso. Probabilmente è un altro fenomeno sommerso. Perché da qualche parte bisognerà pur nasconderle, queste centinaia di migliaia di scambisti. Se fossero davvero una coppia su quattro, sarebbe imbarazzante che il mercato crollasse. Come in Spagna, per esempio, dove il Parais di Valencia per non perdere fatturato ha escogitato il “buono relax”: ogni quattro accessi a pagamento uno è gratis. Se funziona al supermarket funzionerà anche al privè? Più che una strategia di mercato, ormai, è una strategia di sopravvivenza.

Alessandro Calderoni, Millionaire 05/2009

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