Affari da incorniciare

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Dal negozio tradizionale a quello più nuovo. La corniceria si trasforma. E oltre al servizio classico, offre vendita di stampe e quadri. Il settore è promettente. E c’è spazio per imprese giovani

E’ nato prima il quadro o la cornice? Parafrasare il detto dell’uovo e la gallina, non è solo un gioco di parole. La riflessione è d’obbligo, se parliamo di un’attività, come quella del corniciaio, che sta in parte accostandosi alla vendita di stampe e quadri. Che agli italiani le cornici piacciano, è fuor di dubbio. Anche il giornalista Beppe Severgnini ha scherzato sulla nostra mania di incorniciare ogni pezzetto di carta che rappresenti qualcosa, dal diploma del corso di karate al biglietto del concerto dei Pooh. Ma oggi che le cornici si trovano anche al supermercato e la concorrenza orientale a basso prezzo si fa sentire, ha ancora senso un negozio di cornici? Facciamo un passo indietro.

Nella loro versione tradizionale, le cornicerie sono laboratori con uno spazio di vendita e di esposizione, in alcuni casi nati da falegnamerie, in altri da vetrerie. Il lavoro parte dal dipinto o dall’oggetto da incorniciare e dalle esigenze del cliente. Poi il legno va tagliato, sagomato, graffato, partendo in genere da aste semilavorate, colorate o laccate, che si acquistano da aziende specializzate. La cornice si completa con il taglio e la collocazione del passe-partout, la cornice interna in cartone, carta o stoffa che circonda il quadro e lo fa risaltare, e dal taglio del vetro, con l’assemblamento finale, la collocazione del fondo, dei supporti per appendere (attaccaglie).

Se con seghe e colle il corniciaio non se la cava bene, può ricorrere a personale specializzato o, come accade sempre più spesso, a laboratori esterni.

Ma, per vincere la crisi, anche la corniceria si evolve. Nei punti vendita di successo, spesso è prevista l’esposizione di stampe, riproduzioni di quadri famosi, dipinti commerciali e manufatti di qualità. Insomma: il cliente va per la cornice, ma compra poi quadri completi. L’evoluzione, in alcuni casi, è diventata estrema: il business base si trasforma in vendita di stampe, serigrafie, dipinti e l’incorniciamento resta solo un servizio accessorio. Con la formula della vendita di prodotti artistici sono nate anche catene specializzate, alcune in franchising (vedi pag. 65/66).

Ma come iniziare l’attività? «Le attrezzature non sono molto costose: con 2.500 euro si possono avere utensili da hobbysti; con 6-7.000 euro macchine professionali» spiega Giorgio Rinaldin, titolare dell’azienda veronese che rivende aste e materiali per corniciai e organizza corsi per insegnare a costruire cornici (prezzo 500 euro, tel. 045- 991622, www.rinaldin.it).

Ricorrere a un intermediario-grossista può essere utile all’inizio dell’attività, quando il campionario di aste in negozio deve essere contenuto in poche decine di modelli. Se l’attività decolla e servono grossi quantitativi di aste, può essere più conveniente acquistare direttamente da un produttore.

«C’è spazio per questa attività, ma non basta tagliare e assemblare» spiega Francesco De Concilio, titolare con il fratello di un’azienda campana e presidente del Consorzio fabbricanti italiani aste e cornici (tel. 081 7613913, www.concor.org). «Il corniciaio, oggi, si deve informare, avere una preparazione artistica, partecipare ad aste, comprare e leggere libri. Da non sottovalutare l’aspetto artigianale dell’attività: garantisce il 75% del fatturato ed è quello che resiste meglio alla crisi dei consumi. «Le spese di allestimento sono contenute e si può partire con un’attrezzatura limitata, allargandosi man mano».

Se De Concilio, come produttore, sostiene che l’attività di corniceria resta preponderante nello sviluppare fatturato in negozio, gli operatori al dettaglio non sono d’accordo: «E’ difficile vivere solo di un’attività artigianale. Noi ci siamo evoluti con la ricerca artistica e la vendita di merchandising museale. E un campionario di 700 cornici accontenta chiunque» spiega Marisa Abbondanza Taloni (www.taloniarte.com), un’insegna conosciuta a Roma anche per l’offerta di oggetti di design, di affiche d’autore, quadri di pittori. C’è spazio per un’attività così? «Gli artigiani sono ancora ricercati, ma i giovani non sono attratti dal mestiere di corniciaio. Il problema non sono le retribuzioni, simili a quelle degli impiegati, ma il fatto che servono gusto, piacere per il lavoro manuale, fantasia. Si può cominciare in piccolo, ma la superficie dev’essere di almeno 100 mq. Per il laboratorio, fra attrezzature e materiali, si deve disporre di almeno 25 mila euro.  L’esposizione si studia in base all’architettura del negozio. I fornitori vanno scelti attentamente, visitando le fiere di settore e valutando i cambiamenti di gusto della clientela». Come stabilire i prezzi? «Bisogna valutare il mercato dove si opera: la grande città permette ricarichi maggiori. C’è chi triplica il prezzo, rispetto al costo iniziale».

Scegliere i fornitori è fondamentale, non solo per le aste da cornici. I clienti apprezzano sempre più l’offerta di oggetti artistici, in particolare poster e stampe.  Mauro Torre, amministratore di Top Art (www.topartshop.com), editore d’arte che opera in Italia e all’estero fornendo 2.200 punti vendita, spiega: «Contro la crisi? La soluzione ideale è distribuire alcuni punti vendita su un certo territorio, con un unico laboratorio di corniceria in posizione strategica, che li serva tutti». Top Art dà ai negozi forniti servizi, consigli con informazioni e classifiche di vendita. Offre anche espositori, con buste apposite: da 80 a 100 euro in metallo, da 270 a 350 in legno massello. Fra impianto merce ed espositori, per un negozio in un centro di almeno 70 mila abitanti, bisogna investire almeno 10-15 mila euro. Un’idea dei guadagni? I prezzi al pubblico sono circa il doppio o il triplo di quelli che il negoziante paga al fornitore. «Noi offriamo una collaborazione commerciale: un rapporto di fornitura privilegiato, agevolazioni in base al fatturato, un adesivo da esporre» spiega Torre, che ipotizza un fatturato di 3-400 mila euro l’anno, per una superficie di almeno 100 mq. Laboratorio sì o no? Vendita di stampe e quadri? Franchising o autonomia? Insomma: qual è la formula che ha più chance di successo? «Attività artigianale e vendita possono andare avanti di pari passo. E il laboratorio richiede un’attrezzatura che ha ingombro minimo e costi contenuti» consiglia Luca Fumagalli, esperto in retail e in sviluppo reti. «Il negozio funziona se offre un prodotto non standard, qualcosa che non si trova a minor prezzo nella grande distribuzione. Deve diversificarsi dando un valore aggiunto, come il servizio di corniceria su misura. La componente artigianale, in un’attività, è sempre premiante. Il titolare deve avere capacità tecniche. Se affida la parte pratica ad altri, perde utili e offre un servizio più lento e meno appetibile alla clientela. Oltre all’aspetto artigianale, deve offrire una selezione di stampe e materiale artistico non grossolana. Insomma, deve possedere buon gusto e occhio per le cose belle. Fondamentale la collocazione nelle vie commerciali, magari vicino a musei o in quartieri “artistici”. Un ultimo suggerimento arriva da Antonio Montefinale, consulente di Creaimpresa: «Perché non incrementare il business offrendo una scelta di libri d’arte o tecnici e corsi per i clienti che vogliono imparare il fai-da-te?».

strumenti per l’uso

Ecco gli attrezzi indispensabili per aprire una corniceria, con relativi prezzi

› Sega o ghigliottina per il taglio delle aste: 1.000-2.000 euro circa

› Macchina graffatrice: 1.500 euro

› Macchina per tagliare i cartoni per passe-partout: da 100 a 3.000 euro

› Attrezzi per il taglio del vetro: da 20 a 2.000 euro

› Aste (legni pronti per il taglio): assortimento base (20-30 modelli): 2.000 euro

› Vetro (una cassa): 500 euro

la burocrazia

Se l’attività prevalente è artigianale, ecco gli adempimenti principali da effettuare: iscrizione al Registro delle imprese della Camera di Commercio, richiesta della Partita Iva, segnalazione al Comune dell’apertura dell’attività, registrazione del contratto di affitto, richiesta per l’autorizzazione per l’installazione dell’insegna al Comune. Se il laboratorio ha dimensioni rilevanti e occupa più persone, è d’obbligo adeguarsi alle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro e per la prevenzione degli incendi. Informarsi presso l’Asl di competenza e i Vigili del fuoco.

facciamo due conti

Ecco tutte le voci da valutare per farsi un’idea di costi e ricavi. Da considerare le spese per l’affitto

COSTI

Furgone: da 4-5 mila euro  (usato)

Aste per cornici: da 3 a 30 euro al metro

Dal produttore al corniciaio: 10-15 euro per un’asta standard (3 metri, che basta per assemblare una cornice di misura media: 50×70 cm)

RICAVI

Cornici: da 75 euro in su (prezzo al pubblico di una 50×70)

Stampe: il prezzo medio va da 15 a 80 euro (il doppio del costo).

Quadri: i dipinti commerciali hanno quotazioni più basse rispetto alle opere d’arte originali. Un falso d’arte costa da 250 a 800 euro.ù

Silvia Messa, Millionaire 2/2006

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