Affari galeotti

2453

Il carcere come luogo di business. I detenuti imparano un mestiere, hanno aspettative di futuro e una retribuzione. E chi fa impresa ci guadagna

Si chiama economia carceraria quella che in Italia sta coinvolgendo migliaia di persone, cooperative e imprenditori in progetti che danno occupazione e creano ricchezza. Dentro e fuori dalle prigioni. Vantaggi per tutti.

Chi compra prodotti dell’economia carceraria sostiene un sistema che dà autonomia, dignità, stima di sé a tanta gente. E chi lavora con i carcerati ci guadagna. I detenuti hanno una retribuzione pari a due terzi di quella stabilita dai contratti nazionali. Il carcerato può prestare le sue mansioni fuori dal carcere e tornarvi la sera. Le attività generano fatturati, da decine fino a centinaia di migliaia di euro, anche se per ora danno lavoro solo a un paio di migliaia di detenuti. Le imprese, in genere, si configurano come cooperative sociali, ma ci sono anche società (Srl, Spa…) e istituzioni. Non si pagano affitti. Ma c’è di più: produrre in carcere si trasforma in pubblicità e fa da volano alle vendite di prodotti e servizi. Alcune aziende dichiarano apertamente che i loro dipendenti o i loro prodotti sono “Made in carcere”. I prodotti trovano sbocco ovunque, dalla grande distribuzione ai negozi del commercio equosolidale, in cobranding con marchi della gdo, come Coop, oppure con un marchio loro, come “Solidale italiano”, frutto dell’accordo tra cooperative di produttori, in vendita nella rete delle Botteghe del mondo.

La storia 1

Aiscrim un franchising nato al fresco

«Lavoravamo nel carcere come terzisti e ci è venuta l’idea di avviare un laboratorio di gelateria artigianale. Uno spazio che è raddoppiato, fino a raggiungere 500 mq e oggi è in grado di produrre oltre 100 kg di gelato al giorno» racconta Davide Grassi, 39 anni, uno dei fondatori di Aiscrim, Srl con sede a Sovico (Mb). «Abbiamo utilizzato gratis ambienti nel carcere, ma investito circa 500mila euro in attrezzature e furgoni, per il trasporto del gelato». L’attività è partita nel 2008 con cinque carcerati, con lunghe detenzioni, selezionati tra quelli inseriti in una graduatoria interna (Opera è un carcere nel circuito di alta sicurezza). Oggi ne occupa 15 e genera un fatturato annuale di circa 600mila euro. «Cresce il numero dei clienti, perché il prodotto è buono e ha prezzi interessanti. Bene anche il franchising: i nostri affiliati non avevano mai avuto a che fare con il gelato e si limitano a rivenderlo, con ottimi ritorni». Per affiliarsi, si versa una fee di 2.000 euro, per le insegne e la comunicazione, e si sottoscrive un contratto di fornitura esclusiva con Jobinside. Resta a carico del franchisee l’allestimento del negozio, che va da 30mila a 100mila euro. «Chi lavora per noi, in carcere, impara un mestiere. Un dipendente, dopo che è uscito, ha subito trovato impiego in gelateria».

INFO: Aiscrim, tel.329 2544088, www.aiscrim.it

La storia 2

“Made in carcere” fa moda

«Non ero mai stata né una stilista né un’imprenditrice» racconta Luciana Delle Donne, top manager dell’alta finanza, creatrice della cooperativa Officina Sociale. Dopo 22 anni nella finanza, si è buttata tra le sbarre allestendo nel 2006, a sue spese (100mila euro), due laboratori a Lecce e uno a Trani, in carceri dove ci sono anche detenute ad alta sicurezza. Ne occupa 20, oggi. «Si può sviluppare un’impresa che coniughi sensibilità sociale e ambientale. Le dipendenti di Officina creativa (la cooperativa sociale che ha lanciato il progetto e il brand “Made in carcere”) attraverso la creatività, danno un senso al loro tempo e imparano un mestiere. Le loro creazioni utilizzano rimanenze ottenute gratis da aziende». Delle Donne ragiona in grande ed è impegnata anche in progetti eco, per produrre energie rinnovabili, in Puglia. «Il fatturato 2010 è stato di 300mila euro. Quest’anno raddoppierà. Ci sono voluti più di due anni per riavere i miei investimenti. Iniziative simili possono partire anche in altre carceri, con investimenti che vanno valutati in base alla disponibilità di luoghi e persone. Siamo disponibili alla consulenza, non escludiamo una specie di franchising. Con 6mila euro si possono acquistare tre-quattro macchine per cucire, poi bisogna trovare chi faccia formazione professionale. Ed essere presenti, lavorare con quattro od otto dipendenti». “Made in carcere” realizza articoli di alta qualità, ma anche migliaia di pezzi a richiesta. In caso di necessità, collabora con detenute di supporto, a San Vittore e a Vercelli. Sigillo, il marchio del Ministero della Giustizia, riconosce etica e qualità del lavoro di “Made in carcere”.

INFO: Cooperativa sociale Officina creativa, tel. 0832 318498, www.madeincarcere.it

La storia 3

Ferro&Fuoco: il sacro fuoco della creatività

Formazione, per trasformare la creatività e la voglia di lavorare dei detenuti in impresa: lo fanno gli insegnanti della Casa di Carità di Torino. La Fondazione tiene i corsi nelle carceri. E se c’è la fattibilità, ne nascono imprese. È stato così per la cooperativa sociale Banda Biscotti, laboratorio di pasticceria nel carcere di Verbania, e per Gattabuia, ristorante sociale a Verbania. Oggi, il progetto che concretizza è Ferro&Fuoco Jail Design: l’arte di incudine e martello. Sono otto mesi che ci lavoriamo» racconta Marco Gilardello, coordinatore dell’area carcere della Fondazione. «Nel carcere di Fossano, da 15 anni è attiva un’officina attrezzata. Nell’ultimo periodo un maestro, Enrico, ha introdotto 12 detenuti all’arte della fucina. E tre di loro oggi producono oggetti artistici e lavori più ordinari, come cancelli e recinzioni. Sono ultraselezionati, visto che devono maneggiare oggetti che possono diventare armi. Lavorano sette ore al giorno, compatibilmente coi ritmi della prigione. Per ora ricevono una borsa-lavoro di 500 euro al mese, grazie al contributo di una banca locale. Ma abbiamo realizzato con un network di mobilieri un catalogo dei prodotti, distribuito in 300mila copie. Il passo successivo sarà installare corner espositivi presso negozi e showroom, con una scelta degli articoli più belli e richiesti». Prezzi: panchina Happy day, 800 euro; libreria Babel, 620 euro; ciotola Bowl, 65 euro;  specchio Mirror, 315 euro; tavolo Oceano, 650 euro. «Uno dei detenuti è uscito, qualche giorno fa. Era extracomunitario, ed è stato rimpatriato. Ma ha imparato un mestiere».

INFO: Ferro & Fuoco Jail Design, tel. 3357449791, www.ferroandfuocojaildesign.it

La storia 4

Artemisia: pulizie, giardinaggio ed edilizia

Detenuti ed educatori inventano insieme una cooperativa, a Rebibbia, per dare lavoro e sbocchi ai carcerati. Era il 1999. Pietro Rossi, detenuto ormai da 20 anni, c’era. E ci ha messo uno spirito imprenditoriale. «C’erano già due cooperative  che si occupavano di verde pubblico. Il Comune di Roma ci aiutò a proporci sul mercato per lavori di manutenzione e progettazione del verde. Il primo incarico fu al cimitero. Eravamo in tre, con due decespugliatori e l’auto di mio padre. Abbiamo abbattuto i prezzi e fatto un lavoro efficiente. La nostra affermazione è iniziata così» racconta Rossi. Tra 2001 e 2007, la cooperativa sociale Artemisia è arrivata a occupare 100 persone, tra detenuti e svantaggiati (disagi psichici, maltrattamenti). «I carcerati sono i più seri e affidabili. Sanno che se ci sono problemi, sono i primi a essere accusati. Per gli altri, troviamo incarichi compatibili con le loro capacità». Nel 2004 è nato il consorzio che unisce 12 cooperative sociali: squadre per l’edilizia, pulizie, disinfestazioni e derattizzazioni, traslochi e trasporti, produzioni di accessori e pelletteria (www.baciailrospo.it, www.rebibbiafashion.it). Può partecipare a concorsi per appalti. Progetta un albergo sociale. «Ora siamo in 60 e fatturiamo circa cinque milioni di euro l’anno. Avviare un’impresa sociale oggi non è facile. Bisogna capire bene prima se c’è un mercato per i prodotti e i servizi che si vogliono offrire. Condividiamo la nostra competenza, tenendo lezioni presso centri di formazione e consulenze. Una dritta: assumere anche disagiati o non carcerati . I “normali” servono a superare le resistenze di certi committenti».

INFO: Consorzio Artemisia, tel. 06 41219822, www.verdeartemisia.it

3 leggi da conoscere per chi vuole avviare un’attività o declinarla tra le sbarre

Art. 27 della Costituzione

Le pene per l’imputato non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Legge 354, 1975

Disciplina il trattamento economico dei detenuti e i vantaggi fiscali e previdenziali per il datore di lavoro.

Legge 193, 2000

(detta Smuraglia, “Norme per favorire l’attività lavorativa dei detenuti”): entra in merito alla creazione delle imprese all’interno delle strutture carcerarie.

I vantaggi dell’economia carceraria

› Agevolazioni. Riduzione dei contributi previdenziali fino al 100% per chi impiega i detenuti in esterno, fino all’80% per chi li impiega nel carcere.

› Sgravi fiscali. Credito mensile fino a 516 euro per ogni lavoratore.

 

Silvia Messa, Millionaire 6/2011

Print Friendly, PDF & Email