Affari in sella

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La bicicletta è sempre più chic. E intorno al trend, nascono nuove idee. Come quella di un giovane milanese che, dopo aver lavorato su manubri e pedali per molti anni, ne ha inventata una a scatto fisso

«Ho riparato biciclette per cinque anni, poi mi sono messo in proprio. Con un’idea: produrre una bici che ricordi quella dei corrieri postali americani. Senza cambio, con freno a leva e a scatto fisso: quando è in movimento si pedala in continuazione. Ha meno componenti delle altre biciclette, è più leggera e richiede meno manutenzione. Nella mia prima settimana di attività ho ricevuto tre ordinazioni». Marcello Scarpa, milanese, 39 anni, ha prodotto la bici Corse. È il fondatore di Ciclistica (www.ciclistica.it), attività che su 150 mq riunisce un punto vendita di biciclette, ricambi e componentistica, oltre a un magazzino per la merce e un’officina per riparazioni e produzione artigianale. «Negli ultimi tempi l’interesse del pubblico si è risvegliato: le due ruote sono sempre più ricercate per fare allenamento fisico, gite domenicali, spostamenti. Io considero la bicicletta come mezzo di trasporto, ma anche come fonte di gioia e consapevolezza». Ma come si inizia la produzione? L’attività a livello artigianale richiede un’esperienza che si acquisisce sul campo, perché sono pochissimi i corsi di formazione per imparare a costruire due ruote. Tra questi, il Bicidoc (www.bicidoc.com), iniziativa promossa dalla comunità San Patrignano e dalla Provincia di Trento, che offre lezioni teoriche e pratiche (prezzo: 310 euro). In alternativa, con una buona gavetta in un centro riparazioni è possibile acquisire competenze sui vari componenti e sulla meccanica. «Ho lavorato in una ciclofficina per cinque anni e quando ho deciso di mettermi in proprio sono stato in grado di disegnare una geometria particolare per il telaio della Corse. La gavetta poi ti permette di offrire servizi di riparazione, indispensabili per far quadrare i conti. Ma per far funzionare l’attività è necessario anche occuparsi di rivendita di altri marchi e accessori» dice Scarpa. «Noi siamo riusciti a trovare componenti di difficile reperibilità in vari Paesi, tra cui Usa, Giappone, Germania: oltre a rivenderla, la usiamo per personalizzare i modelli di nostra produzione. Importantissima infine la scelta della location dell’attività, che deve essere lontana dai negozi della concorrenza» prosegue Scarpa. Ma come si produce una bicicletta?

La costruzione pratica di una due ruote, dopo il disegno del telaio, è seguita dalla ricerca di un telaista, cioè di un artigiano specializzato nella fabbricazione della parte più importante della bicicletta, che realizza il progetto nel materiale scelto (acciaio, alluminio, carbonio…). I nominativi non si trovano sulle Pagine Gialle o su Internet: è solo la conoscenza del settore a fornire riferimenti e contatti dei pochi ancora attivi in modo indipendente. Il mestiere di telaista infatti è ormai di nicchia, al punto che in alcune regioni non se conta nemmeno uno indipendente. Una volta costruito il telaio, si passa all’assemblaggio degli altri pezzi, dal manubrio alla sella, tutti acquistabili da imprese di settore: si tratta di aziende individuabili su Internet, che lavorano come terzisti anche per grandi industrie. «La costruzione della Corse richiede una quindicina di giorni. Il costo di 1.000 euro comprende montaggio, personalizzazione di ruote (nei mozzi, nei cerchi…), misura di telaio a seconda dell‘altezza della persona, colore. Al montaggio si affiancano prove di dinamica, resistenza, qualità…

Quali i numeri dell’attività? «Abbiamo investito circa 100mila euro per l’attrezzatura dell’officina, la ristrutturazione e l’arredamento dei locali, l’acquisto di merce. Contiamo di fatturare circa 30mila euro al mese: il 30% con la produzione artigianale, il 30% con la rivendita di accessori e biciclette di altro marchio, il 30% con la ciclofficina» calcola Alberto Braghi, socio di Scarpa.

Diversificata la promozione: in aggiunta al passaparola, associazioni di settore, radio e stampa. Farsi conoscere all’estero sembra poi il volano per far crescere il business: chi non può permettersi investimenti a tanti zeri può giocare con profitto il canale di Internet per proporsi dalla Spagna al Belgio, dove la cultura della bicicletta è più diffusa che in Italia. E poi… iniziare a pedalare.

Ladri di biciclette addio

In Cina lo hanno prescritto con una legge. L’antifurto per biciclette che prevede l’incisione del numero di telaio e la trascrizione delle generalità del proprietario è stato adottato dal Celeste Impero già dall’anno scorso. E in Italia la EasyTag, con il servizio Bicisicura, ne ha fatto un business: con 10 euro è possibile registrare la propria due ruote a un registro riconosciuto dalle Forze dell’ordine (www.registroitalianobici.it), consultabile 24 ore su 24, che riporta i dati del proprietario. Un’idea che potrebbe ridurre il numero delle biciclette rubate: nella sola Milano si parla di 10mila sparizioni l’anno, che diventano 390mila in Lombardia. Il servizio della EasyTag costa 9,90 euro e fornisce su richiesta un’assicurazione sul furto (a partire da 22 euro) per un valore massimo assicurato di tremila euro. La validità del sistema, a detta dei produttori, sta anche nella riduzione della probabilità di furto dal 12-15% all’1,5%. Inoltre la possibilità di recupero, in caso di sottrazione, sale al 35% grazie all’identificazione del numero di telaio, rispetto al 2% delle biciclette “anonime”. Ma la EasyTag non è l’unica in Italia a proporre un sistema di identificazione come deterrente al furto: per esempio la Isitech (www.isitech.it) fornisce un microchip e un decoder.

Consegne a pedale: Milano come New York

Avete presente i Pony express? A Milano, dallo scorso settembre, il servizio di consegne veloci è anche su bicicletta. «Il capoluogo lombardo si presta in modo particolare alla bici perché è contenuto nell’estensione, posizionato su una superficie piatta e dal clima temperato» commenta Luca Pietra, che con Andrea Vulpio e altri soci (foto sopra) ha avviato la Urban Bike Messenger. «Per ora siamo in due-tre a fare le consegne: lavoriamo con turni di cinque ore e portiamo a termine cinque-sei recapiti. Ogni viaggio dura 30 minuti, dalla chiamata all’arrivo» prosegue Pietra. I prezzi variano da 7 a 20 euro, a seconda del tempo necessario per il trasporto, ma i clienti che acquistano carnet di più corse pagano da 4,44 euro. «Rispetto ai motorini siamo concorrenziali sui tempi perché possiamo attraversare parchi ed entrare in vie pedonali. Attiriamo poi proprio perché non siamo inquinanti: le aziende più sensibili all’impatto ambientale segnalano ai loro clienti che fanno trasportare materiale senza danni ecologici. Abbiamo già circa 20 abbonati: lavoriamo con studi fotografici e consulenti finanziari, negozi, amministratori di condominio… Per ora limitiamo più possibile le spese: non abbiamo ufficio perché riceviamo le richieste dal cellulare, smaltiamo la parte burocratica del lavoro (fatturazioni, prenotazioni in anticipo…) dal Pc di casa, conosciamo la città tanto da non aver bisogno di un navigatore» aggiunge Pietra. Una decina le richieste da tutta Italia per l’avvio di una rete franchising, ma al momento la Urban Bike Messenger è più concentrata a conquistare l’esclusiva delle consegne del materiale dell’Expo milanese del 2015. INFO: www.urbanbm.it

È “made in Sicilia” la bike super lusso

A Serradifalco, un piccolo paese della Sicilia, negli anni 20 è nata una piccola azienda artigiana che nel giro di pochi anni è diventata Cicli Montante, un marchio amato da personaggi illustri ed entrato in alcuni racconti di Andrea Camilleri. Nel 2007, la Montante ha avviato la produzione di modelli extralusso con prezzi da 1.950 euro fino a 7-8mila euro, declinati in varie versioni per trekking, corsa, donna. «Lo scorso anno ne abbiamo vendute circa 2mila e il nostro obiettivo è arrivare a quota 10mila. Stiamo aprendo un negozio nel quadrilatero della moda milanese, a cui seguiranno altri punti vendita a Londra e Amsterdam. Il mercato c’è, ma bisogna puntare all’internazionalizzazione» afferma il titolare Antonello Montante. «Le nostre ricerche attestano che il business è in crescita: la bicicletta ora è considerata salutare, non inquinante, adatta alla circolazione nei centri storici. Ma produrre nella fascia medio-bassa è troppo rischioso a causa della concorrenza dei Paesi emergenti, che propongono prezzi risicatissimi. Meglio puntare sulla qualità e quindi sulla fascia alta di consumatori, con un prodotto dalle caratteristiche artigianali, in stile made in Italy. Il design, per questi prodotti, è importantissimo».

INFO: www.montantecicli.it

Maria Spezia, Millionaire 02/2009

 

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