Alibaba, l’ecommerce cinese vuole comprarsi il Milan

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L’imprenditore Jack Ma, fondatore del gigante dell’ e-commerce Alibaba, è il capo della cordata che vuole comprarsi il Milan. Uno degli uomini più ricchi del mondo, in trattativa con Silvio Berlusconi per acquistare il 70% del Milan, ha una storia bellissima: nato dal nulla, ex insegnante di inglese, ha creato un impero in soli 15 anni

Insegnante di inglese con la passione per la tecnologia

Prima di inventare Alibaba, era un insegnante di inglese che guadagnava 15 dollari al mese, una cifra che a quel tempo in Cina era sufficiente per mantenersi.

Nato a Hangzhou (1.300 km a sud di Pechino) nel 1964 in una famiglia di cantastorie, è un allievo poco brillante a scuola. Fin da bambino però dimostra interesse per la lingua di Shakespeare e per l’intraprendenza. Lavora nelle catene di fast food e fa la guida turistica gratuita agli stranieri di passaggio: per farlo, deve alzarsi alle 5 di mattina e pedalare un’ora fino all’albergo più vicino. Senza successo. Si iscrive a un’università di lingue statali di basso livello (che lui definisce «la peggiore della mia città») e durante gli studi inizia a insegnare inglese. Racimolati i pochi risparmi, si compra un cellulare. È il primo cinese della sua città a fare questo acquisto, che all’epoca necessitava il permesso della polizia.

Dopo poco punta ad aprire un’agenzia di traduzioni: un passo un po’ troppo lungo per le sue gambe, che costringe Jack a vendere cianfrusaglie per strada. È il lavoro di traduttore però che nel 1995 gli fa piovere dal cielo un’opportunità: un’azienda cinese che doveva recuperare dei crediti lo manda negli Stati Uniti. L’avventura sarà indimenticabile (i debitori americani cercano di corromperlo con una bustarella e minacce), perché scopre Internet che negli Usa si presentava come una nuova frontiera di business per chi era disposto a rischiare.

Con 1.000 euro fonda il suo primo sito

Il punto di svolta risale a una serata del 1995: circondato dai suoi allievi, Ma naviga in un motore di ricerca per ottenere informazioni sulla Cina nella sua lingua. Nessun risultato. Scrive un’altra richiesta generica: birra. Ancora nulla. Il futuro imprenditore capisce che c’è un vuoto e fonda una web directory, cioè una lista di siti, in cinese. Si chiama China Pages. Per concretizzare l’intuizione, investe tutti i suoi risparmi (circa 1.000 euro) e chiede un prestito di 2mila euro alla sorella. Poi presenta il progetto a 24 persone tra amici e studenti, ma ottiene la collaborazione di uno solo di loro, He Yibing, che a sua volta aveva già fondato un sito Internet. I due affittano un monolocale, comprano un Pc e si attaccano al telefono alla ricerca di potenziali investitori per la loro creatura, China Pages.

«Millantavamo di avere un vero e proprio ufficio e facevamo figurare moglie e fidanzata come le nostre segretarie» ha raccontato He. L’avventura si conclude nel migliore stile startupparo: China Pages viene venduta alla Telecom Cinese per 130mila euro. «In un primo momento abbiamo pensato che non avremmo lavorato mai più» ha commentato He, che oggi è il fondatore del maggiore sito di blogging cinese.

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Nel 1999 nasce Alibaba, che significava per tutti “Apriti Sesamo“

A quel punto Ma si trasferisce a Pechino e trova lavoro presso un’attività Internet del Ministero del Commercio cinese. E tocca con mano le difficoltà delle piccole imprese indipendenti nei confronti di quelle statali. È in quella occasione che nasce in lui l’idea di fondare una piattaforma online per il commercio tra aziende. L’idea andava a colpire una nicchia di business ancora inesplorata: il collegamento tra le imprese occidentali e i tanti produttori cinesi, che in meno di 10 anni sarebbero diventati il polmone dell’export asiatico. Chiarissime fin da subito le intenzioni di Ma, che punta all’inglese per sottolineare l’aspirazione globale del sito.

«Era il 1999. Alibaba era un nome semplice da pronunciare, un nome che per tutti significava “Apriti, Sesamo” e indicava tesori nascosti» ha ricordato Ma. In un primo momento deve fronteggiare ostacoli enormi, dalla lentezza della connessione in tante regioni cinesi alla diffidenza tra il mondo occidentale e quello orientale. «Avevamo pochi soldi.Così abbiamo speso ogni centesimo con grande attenzione» ha poi sottolineato Ma, che usa le pareti di casa per avviare la startup con una disponibilità inferiore a 50mila euro. «Il nostro obiettivo era riuscire a far ottenere la merce con pochi clic» ha spiegato Ma, che deve alla semplicità del funzionamento buona parte del successo del sito.

Avvia la startup in casa, con 50mila euro. Ma in sei mesi ottiene il primo finanziamento di quattro milioni di euro da parte della banca d’affari Goldman Sachs. Tuttavia nei primi anni le difficoltà sono continue: dalla mancanza di fondi nel 2002, che quasi porta alla chiusura del sito, fino all’epidemia di Sars nel 2003, che costringe gli impiegati a lavorare dal computer di casa.

Il punto di forza di Alibaba

Mister Ma conosce le abitudini e le propensioni al consumo di milioni di consumatori e imprese cinesi. «Il mio obiettivo è quello di raggiungere il milione di dipendenti. E io credo che l’azienda vivrà 102 anni» ha profetizzato Ma.

L’imprenditore crede nel taoismo, religione orientale che considera la spontaneità come migliore stile di vita. «Per il taoismo la leadership consiste nel non dirigere per nulla. Se qualcuno mi dice che un impiegato sta cercando di sorpassarmi, rispondo che io sono un insegnante e che questo è ciò che deve succedere tra maestro e allievi. Un imprenditore deve avere intorno a sé collaboratori più preparati di lui dal punto di vista tecnico, altrimenti è circondato dalle persone sbagliate» ha affermato Ma, che per gestire Alibaba si limita a dare indicazioni generali e a rappresentare la cultura aziendale.

Il rapido successo di Alibaba ha però sollevato qualche dubbio da parte dei commentatori. Al momento infatti sta dirigendo gli investimenti aziendali in direzioni diverse, tra cui una Internet tv, una grande catena di negozi, una App dedicata ai taxi, un servizio di mappatura digitale, le poste pubbliche di Singapore… Settori così eterogenei da far sorgere il sospetto sulla chiarezza di visione imprenditoriale del tycoon.

Il dubbio si è rafforzato lo scorso giugno, quando Alibaba ha acquistato per 150 milioni di euro la più grande squadra di calcio cinese, il Guangzhou Evergrande allenato da Marcello Lippi, nonostante Ma abbia affermato di aver giocato a calcio una sola volta in vita sua, il Milano sarebbe il suo secondo investimento nel mondo del pallone.

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All’esordio in Borsa batte Facebook

Il suo esordio alla Borsa di New York ha battuto quello del social network Facebook: Alibaba (www.alibaba.com), sito di e-commerce cinese, è diventato la stella più luminosa del firmamento Internet. I numeri parlano da soli: grazie a una crescita del 45% nei primi mesi del 2014, la piattaforma di vendita con base a Hangzhou ha superato colossi come Amazon ed eBay. Il patrimonio del suo fondatore, il cinese Jack Ma, eletto nel 2009 dal settimanale Times come uno dei 100 uomini più importanti della Terra, sembra moltiplicarsi di giorno in giorno, al punto da renderlo favorito nella prossima classifica degli uomini più ricchi del Celeste Impero.

E se i sogni si avverassero?

Il giorno della quotazione Ma ha raccontato alla stampa americana: «Anni fa ho chiesto a mia moglie se voleva un uomo ricco o un businessman rispettato. Ovviamente mi ha detto che voleva un businessman rispettato, perché non credeva che sarei mai diventato ricco». Lo stesso giorno, nella sede di Alibaba, tutti i dipendenti indossavano una maglietta bianca, regalata loro dal fondatore, e la scritta in cinese: «Bisogna avere dei sogni. E se si avverassero?».

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La lezione di Jack Ma

1.  Credi nei tuoi progetti. Nonostante le intuizioni di Ma fossero vincenti, in principio pochi erano disposti a dargli ascolto. Eppure lui ha dimostrato di non lasciarsi scoraggiare dalla scarsa fiducia raccolta. «Dimostrando passione, tenacia e pazienza, Ma può essere considerato un simbolo per tanti giovani che vogliono fare impresa» osserva Riccardo Porta, general manager Italia della multinazionale Become, che fornisce servizi dedicati allo shopping online (www.become.eu) e autore del libro Tecniche di web marketing (Franco Angeli, 25 euro, www.riccardoporta.it). «Finché non ti dai per vinto hai ancora una chance» ha dichiarato Ma.

2 Studia un’altra lingua e viaggia. «In Cina l’inglese è ancora poco conosciuto. Mr Alibaba poi ha avuto una carta in più per scoprire nuove nicchie di business, in aggiunta alla possibilità di coltivare tante relazioni. Viaggiare poi acuisce le nostre percezioni: un vantaggio prezioso per chi fa business. Da subito Ma ha dimostrato di volersi rapportare con un mondo più grande del suo. Per ora il suo sito fa poca concorrenza ai giganti occidentali del calibro di Amazon ed eBay, ma con poche variazioni sarà pronto per diventare un player a livello globale» commenta Porta.

3 Comincia in piccolo. Il primo ufficio di Alibaba è stato allestito tra le stanze di casa di Ma: era il 1999, la bolla di Internet si stava gonfiando e le startup occidentali riempievano i titoli dei giornali con le foto di feste milionarie e sedi lussuosissime. Alibaba però è ancora sul mercato, mentre quasi tutte le dotcom di allora hanno chiuso i battenti nel giro di un paio d’anni.

4 Ogni tanto non prenderti troppo sul serio. «I cinesi sono un popolo molto formale. Ma gli imprenditori più avveduti sanno che è sbagliato mettersi su un piedestallo» sottolinea Porta. Sul Web sono presenti foto di Ma che indossa una lunga parrucca bianca e impugna una chitarra: un costume indossato in occasione di una festa aziendale, in cui Ma si è esibito nel karaoke.

5 Quando il mercato cresce, cresci anche tu. Dopo il consolidamento di Alibaba, molti avrebbero dormito sugli allori. Non così Jack Ma, che ai primi segnali di nascita della nuova classe media cinese ha subito colto la nuova opportunità di business e fondato Taobao, piattaforma dedicata al commercio elettrico tra Pmi e largo pubblico. Continua l’aggiunta di prodotti su Alibaba: tra le ultime proposte, quella di contratti assicurativi. Mentre Tmall, piattaforma aperta da Ma per proporre ai cinesi grandi marchi del mondo occidentale, sta per accogliere tra le sue pagine l’abbigliamento del colosso spagnolo Zara, che non è riuscito a farsi largo da solo tra gli acquirenti locali.

Redazione

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