Apri la tua spiaggia

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La maggior parte d’Italia si affaccia sul mare. Sono in molti a gestire ombrelloni e cabine. Molti a guadagnarci, da anni. Lo spazio c’è, anche per nuovi imprenditori. E non servono grandi investimenti per partire

Spazio ce n’è: in Italia abbiamo 7.500 km di coste, per intenderci la distanza che c’è da Milano a Pechino. Con angoli di paradiso ancora da valorizzare. E fare business. Le nostre spiagge oggi sono la location di 28mila imprese balneari, dal chiosco minimale al bagno con gazebi di design e il Wi-Fi dappertutto. Attività nate in famiglia, che sempre più spesso diventano aziende in grado di occupare decine, centinaia di persone. D’estate. Ma in molti casi, per tutto l’anno.

Nell’ultimo decennio il loro numero è cresciuto costantemente, con migliori performance al Sud. Liguria e Toscana, Friuli, Veneto ed Emilia-Romagna hanno una tradizione balneare che ha già più di un secolo di storia alle spalle. Per molti di noi, la vacanza al mare è ombrellone e sdraio. E un bagnino che veglia sulla nostra sicurezza. Ma l’attività va ben oltre, in termini di servizio e strutture: dal ristorante al parco giochi, dagli spazi per la pratica sportiva alla beauty farm. E la sera, quando il sole se ne va, inizia la festa: aperitivi, musica, ballo.

 

Avvia uno stabilimento balneare

Cominciamo dalla spiaggia, che non si compra: si affitta. Il proprietario dell’arenile è lo Stato. Il Demanio gestisce le concessioni ai privati attraverso le Regioni, che delegano Province e Comuni. Una legge del 1993 ha stabilito che ogni Comune disciplini il suo territorio attraverso il Piano di utilizzazione degli arenili (Pua). Quindi è ai Comuni che ci si deve rivolgere per sapere se c’è qualche spiaggia da attrezzare. È difficile che siano dati in concessione nuovi arenili. Più facile che qualche concessionario ceda il proprio stabilimento. In genere, si occupano dell’intermediazione le agenzie immobiliari di zona. «Nel settore, il ricambio è scarso» spiega Andrea Cauli, ufficio stampa del Sindacato italiano balneari Fipe/Confcommercio (http://sindacatobalneari.vistaadv.com).

Ma ecco la buona notizia: solo il 30% del nostro litorale è dato in concessione: «Al Sud ci sarebbero ampi spazi per nuovi imprenditori, se i Comuni rilasciassero nuove concessioni» dice Cauli. Quali sono gli ostacoli? «Il mare stupendo non basta: i litorali devono essere raggiungibili. Strade, infrastrutture, cioè interventi che il Comune deve affrontare. Non tutte le amministrazioni sono aperte e dinamiche. E realtà locale, al Sud, è anche la malavita. Ci sono zone, poi, come la Sardegna, dove le concessioni demaniali sono poche per tradizione e cultura. O i lidi sono gestiti da grandi alberghi».

Il bello di lavorare sul mare

Lavorare sul mare e in spiaggia è gratificante: parola di operatore. Si sta all’aria aperta, a contatto con persone in vacanza, quindi più allegre del solito. Spesso si lavora in famiglia. Ma c’è anche qualche mito da sfatare. «Si lavora dalle cinque di mattina fino a notte: chi cresce in un “bagno” sa bene come vanno le cose. Non è vero che si lavora solo quattro mesi l’anno e si guadagna tantissimo. L’attività comincia all’inizio della primavera, arriva al top d’estate: ad agosto si fa il 50% del fatturato annuale. Anche se l’incognita maltempo è sempre in agguato. Se piove nei weekend, la gente non va in spiaggia, ma il personale deve essere presente e si paga ugualmente» spiega Cauli. Una tendenza emergente, soprattutto per le località liguri e quelle in prossimità di grossi centri, è quella di diventare una meta per la pausa pranzo. Il lavoro prosegue anche d’inverno, per la manutenzione. La salsedine non perdona, anche se l’uso di materiali come l’alluminio, più costosi del legno ma più resistenti, sta dando una mano ai gestori. «Gli stabilimenti balneari oggi sono simili a villaggi turistici. Offrono kinderheim, bar, sala benessere, happy hour. Scelgono se orientarsi di più verso i giovani o verso le famiglie. E tarano la loro offerta sul target. Ogni anno il turista vuole novità. E si diffonde tra gestori e clienti l’attenzione all’ambiente, che si traduce in impianti ecologici, riciclo delle acque, riscaldamento solare, gestione differenziata dei rifiuti, disponibilità di biciclette».

«Le prospettive di guadagno, già interessanti per chi gestisce uno stabilimento balneare, aumentano se si prevede di inserire all’interno della struttura anche il servizio di bar e ristorante» spiega Daniela Montefinale, curatrice della guida Come avviare uno stabilimento balneare (Genesis, guida più cd rom: 77 euro).

La legge da fare

Alla fine del 2009 è scoppiato un temporale nel cielo azzurro dei “bagni” italiani: bisogna attuare la direttiva europea (2006/123/CE), detta Servizi o Bolkestein, dal nome del commissario olandese che l’ha portata avanti sotto la bandiera del liberismo, per semplificare i servizi e uniformare il modo di operare delle amministrazioni, in tutta Europa. Quello che ha sconvolto gli operatori turistico-balneari è che le norme che rendevano possibile il rinnovo delle concessioni demaniali marittime alla stessa impresa, di sei anni in sei anni, non sono in linea con le indicazioni europee, pertanto andrebbero abrogate. I cambiamenti, che dovrebbero assicurare la concorrenza, in Italia, dove la situazione storica è diversa da quella di altre nazioni, minacciano la continuità di attività che hanno investito di tasca loro per migliorie (opere edilizie, strutture, impianti) sul terreno demaniale. Le cifre sono importanti e servono anni per il ritorno degli investimenti. Il Governo italiano ha approvato una moratoria dello status fino al 2015, con la proroga dei titoli concessori e la conferma (finanziaria 2007) della possibilità per i concessionari di investire sul bene demaniale disponendo di un periodo d’ammortamento fino a 20 anni dalla data di concessione.

Concessioni: all’asta dal 2016

Dal 2016, in teoria, tutte le concessioni potrebbero andare all’asta, al migliore offerente. Di fatto, le associazioni di categoria stanno collaborando a un’ipotesi di legge quadro per disciplinare il settore.

«Le nuove norme rendono precario il nostro lavoro. Il rischio è che chi gestisce un bagno operi solo investimenti minimi indispensabili e sfrutti al massimo la concessione, perché non ha garanzie di poter proseguire l’attività negli anni» dice Riccardo Borgo, presidente Sib e titolare dei bagni La Bussola a Bergeggi (Sv).

«Bolkestein è stato un problema: i valori degli stabilimenti balneari sono precipitati. E i primi a farne le spese sono stati i fornitori» ribadisce Vincenzo Lardinelli, presidente della Fiba, Federazione italiana imprese balneari (www.fibaconfesercenti.com). «Chi non ha sicurezza non investe in nuove attrezzature e rifacimenti». Lardinelli sa di cosa parla: è l’amministratore dello stabilimento Balena 2000 di Viareggio. Negli anni 90 e poi nel 2000 la società ha operato investimenti significativi. Oggi la spiaggia ha 120 tende e 150 ombrelli, con 4mila ospiti, d’estate, e una media di 600 persone al giorno. L’accesso giornaliero costa da 12 a 40 euro, la spesa per una cabina con bagno e doccia e tenda sul mare è di 4mila-5mila euro. «In Italia ci sono aree ancora da sviluppare, per esempio, nel litorale di Ostia, non ci sono turisti, perché non ci sono hotel per pernottare, ma solo escursionisti. Per non parlare di Calabria e Sicilia». Lardinelli è ottimista sullo spirito di collaborazione del Governo, in particolare di Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, e Michela Brambilla, ministro del Turismo. E ribadisce che la Fiba dà supporto e consulenza a chi si avvicina al settore, tramite i comitati regionali o provinciali. Offre anche corsi, per migliorare la professionalità dell’imprenditore: lingue, sicurezza, formazione del personale, contabilità, problematiche con le amministrazioni locali.

«Gran parte degli stabilimenti balneari sono stati acquistati con un mutuo: la vendita all’asta del dopo Bolkestein non permetterebbe di dare la giusta valutazione a tutto quello che c’è sopra il terreno demaniale. Sarebbe un danno gravissimo per chi ha investito. Inoltre potrebbero aggiudicarsi le concessioni multinazionali, che snaturerebbero il territorio» afferma Oreste Giannessi. È un giovane imprenditore della Versilia, che ha preso in mano l’attività di famiglia, il bagno Nettuno di Viareggio (www.bagno-nettuno.it). Costruito nel 1864, è il più grande sul litorale di Viareggio e della Versilia, con circa 200 cabine e 300 ombrelloni, con un frontale complessivo di 105 metri, due piscine con acqua di mare filtrata e depurata. Ma a Oreste l’attività non basta: ha avviato il Movimento balneare, un movimento di opinione che promuove la diffusione di notizie e il confronto tra operatori, tramite incontri reali e virtuali, su www.movimentobalneare.it

Non solo canone

Nel bilancio, ci sono da aggiungere l’Ici, sulla costruzione (che si paga anche se si è affittuari e non proprietari), la tassa sui rifiuti (cifra importante, in base alla metratura), poi quelle legate al pubblico esercizio. Nell’ipotesi di massimo sfruttamento, a cinque metri dalla battigia si possono mettere tre-quattro file di ombrelloni, uno ogni due metri, 30-35 in totale (con uno stabilimento di scarsa profondità). La tariffa per due lettini, ombrellone e spogliatoio, al Sud Italia va da 10 euro fino a 35 euro nelle zone più esclusive. Il canone non è la voce più pesante dei costi d’impresa. Ci sono gli investimenti per la struttura, il personale, i bagnini. Per una spiaggia piccola, servono almeno due persone, uno per l’accoglienza, l’altro per l’assistenza. Dato che l’attività d’estate va ben oltre le otto ore, si devono prevedere più persone che si alternino, a turno. Dove ci sono chioschi bar e ristoranti, si arriva a 15-20 addetti. Anche nel caso di impresa familiare, bisogna riconoscere il lavoro dei familiari e pagare gli investimenti.

Il parere di Legambiente

Ogni mq di spiaggia fa fatturato

Spiagge organizzate: è vero che rovinano l’ambiente?

«No. Una spiaggia libera rischia di diventare abbandonata, se non viene correttamente gestita» spiega Sebatiano Venneri, vicepresidente di Legambiente. L’associazione ogni anno cura la Guida Blu, con il Touring Club Italiano, al cui interno si presentano le 350 spiagge italiane più belle. «Sono molti gli esempi di stabilimenti balneari compatibili con l’ambiente. C’è una gestione del litorale che è amica dell’ambiente, quella del rifacimento morbido della spiaggia, di una limitata concentrazione di ombrelloni. Ogni metro quadrato di spazio porta fatturato: è nell’interesse dei gestori combattere l’erosione delle coste. Sono loro a promuovere, sull’Adriatico, un osservatorio sull’erosione per intervenire tempestivamente».

Al Sud ci sono zone ancora da valorizzare? «In Puglia un grande movimento di opinione si è scagliato contro una legge regionale che aumentava lo sfruttamento degli arenili fino al 50% (sempre inferiore all’80-90% del litorale emiliano-romagnolo)».

facciamo due conti

Ecco le cifre (in euro) sui possibili fatturati di uno stabilimento balneare, ipotizzati da Creaimpresa (www.creaimpresa.it). Abbiamo immaginato un bagno su 1.850 mq di spiaggia, con 40 cabine e 60 ombrelloni

INVESTIMENTI INIZIALI

(in media, l’ammortamento va dal 20 al 13% l’anno, su 5 anni)

Adempimenti burocratici e autorizzazione amministrativa (acquisto attività, non ex novo)         3.000

Piano di fattibilità            1.500

Opere murarie e sistemazioni   15.000

Cabine (40), spogliatoi, docce, servizi    35.000

Sdraio, lettini, ombrelloni (60)   12.000

Moscone, pedalò, canoa             6.000

Bar-ristorante   27.500

TOTALE INVESTIMENTI 100.000

 

RICAVI ANNUI (122 giorni)

Abbonamenti con cabina, senza cabina, ingressi giornalieri, noleggio moscone, acqua calda docce         73.168

Bar e ristorante (490 euro circa x 122, con circa 30 coperti)          60.000

TOTALE RICAVI                 133.168

COSTI variabili ANNUI

Manutenzione attrezzature       1.293

Docce calde (15% dei ricavi)       1.281

Materie prime bar e ristoranti (25% dei ricavi)   15.000

Ammortamenti                14.438

Canone di concessione demaniale          3.000

Spese personale Bagnini (2), barista, cuoco, commercialista, pulizie…   37.200

altre spese

Promozione, pala meccanica, utenze… 8.000

Tariffa igiene ambientale            10.800

TOTALE COSTI   91.812

reddito operativo           41.356

Storia 1

Gazebo in paglia, maratone per cani e spa… Si fa presto a dire bagno

Claudio Fantini è figlio di imprenditori del settore: i Bagni Fantini di Cervia esistono da 50 anni. Lui li ha rinnovati con lo sport, portando la superficie a 15mila mq.

Come è nata l’idea?

«20 anni fa, finita l’università, ho fatto il commercialista per due anni. Ma il mare mi chiamava. Allora giocavo a pallavolo. Fu mia madre a installare la prima rete in spiaggia, nel 1980. Da allora ho fatto decollare gli sport da spiaggia più trendy: beach soccer, beach tennis. Non abbiamo un mare eccezionale. Lo sport era un elemento e una motivazione importante per sceglierci. Sport e benessere vanno a braccetto. Tre anni fa ho costruito una spa di 500 mq».

Quante persone frequentano i vostri bagni?

«Siamo uno spazio mediatico: da marzo a ottobre muoviamo 400mila persone. Gente che viene anche solo per assistere a un evento spotivo o bere un aperitivo. Questo ha fatto di noi il partner ideale per aziende che ci sponsorizzano o promuovono i loro prodotti e la loro immagine».

Consigli per chi vuole intraprendere?

«Grande passione, idee chiare. I risultati non sono immediati. Bisogna crederci e avere un buon rapporto con le banche. Non improvvisare una competenza se non ce l’hai. Se fai pessimi cocktail, la gente andrà a berli da un’altra parte».

INFO: www.fantiniclub.com

Storia 2

Cabina dopo cabina, ho messo su una grande spiaggia

Aveva 20 anni quando ha lasciato la pompa di benzina per fare il bagnino. Oggi Pasquale Trinchillo, a 74 primavere, ha una grande impresa sul litorale domizio, a Napoli, i bagni Varca d’Oro.

Come è nata l’idea?

«Avevo individuato una spiaggia in località Varcaduro, uno spartifuoco nella pineta. Nessuno si era mai sognato di chiedere una concessione. Lo feci io. E cominciò la guerra. La gente del posto ci veniva coi carretti. Piantavano pali, sparavano per cacciare. Iniziai con 100 metri di fronte mare. Oggi sono 300. Sono stato il primo qui. Ho creato un modello, un sistema, che ha fatto nascere 150 stabilimenti in zona. Nell’88 ho visto l’acquascivolo a Rimini, l’anno dopo l’ho installato.

Poi cosa è successo?

«Dovetti scegliere: o l’animazione o la tranquillità, per i clienti. Scelsi la seconda. Tolsi lo scivolo, installai una piscina per 800 persone».

Difficoltà?

«Moltissime. Qui nessuno avrebbe investito. Mi hanno incendiato lo stabilimento quattro volte. L’ultima nel 1993. Non rimase niente, danni per 900 milioni di lire, strutture fisse di 800 mq distrutte. L’assicurazione, al secondo incendio, chiese premi indicibili. Ho sempre ricominciato da capo. Il lavoro ti entra nel sangue. Nel 1994 mi hanno sparato al torace. Il colpo diretto alla testa finì per fortuna sul piantone dell’auto. Ho avuto paura per i miei cinque figli: hanno cercato altre strade, ma alla fine sono tornati tutti alla passione di famiglia: il mare».

Consigli per intraprendere?

«Pensare da cliente: che cosa mi piacerebbe avere quando spendo 10-15 euro? Io giro per lo stabilimento e il villaggio. Mi siedo nei bagni per giudicare la perfezione del servizio: pulizia, ordine, organizzazione. Poi, il cibo. La gente non vuole perdere ore a tavola. Ho proposto un panino speciale, con pane cotto nel forno a legna, pomodoro, olio toscano e la mozzarella locale».

Quanti soldi servono per cominciare?

«Molti, in ogni caso, per un subentro. L’alternativa è una concessione ex novo, che permette di costruire l’azienda negli anni».

INFO: www.varcadoro.it

Storia 3

Ieri un’acciaieria, oggi un club

Umberto Frenna è figlio di un operaio dell’Italsider. Suo padre lavorava a Bagnoli, il quartiere di Napoli che si affaccia sul Golfo di Pozzuoli. Un’area naturale deturpata dall’acciaieria, che oggi è stata recuperata. E ospita Arenile Reload.

Come è nata l’idea?

«Siamo nati nel 1994, per caso. Organizzammo una manifestazione con artisti napoletani, per attirare l’attenzione sul degrado della zona. Fu un tale successo che la prolungammo. Un anno dopo, cominciammo il recupero della spiaggia. Altri ingredienti: la bellezza del posto e il clima».

Che lavoro faceva prima?

«Avevo una ditta di impiantistica. Col tempo mi sono buttato nell’avventura di Arenile Reload con un gruppo di imprenditori, che oggi può contare su fatturati annui di tre milioni di euro. È un’azienda che funziona 24 ore su 24. Dà lavoro a 64 persone d’inverno, 130 d’estate. Abbiamo circa 600mila presenze a stagione. E non stiamo risentendo della crisi».

Consigli per chi vuole intraprendere?

«Superate il timore: ci sono zone dove si può investire con tranquillità, con leggi che tutelano gli operatori. Puntate sulla natura: gli interventi sui litorali devono essere rispettosi. Cercate la polifunzionalità e offrite un complesso di attività ludiche e di spettacolo. L’attività non può limitarsi a luglio e agosto. La nostra fortuna è essere vicini a un’area urbana. Un centro come il nostro, di circa 10mila mq, richiede investimenti attorno al milione di euro. Il rientro va pensato nei cinque anni, la durata della concessione. Il fatturato va diviso per quattro: un quarto per il personale, uno per manutenzione e rinnovamento, uno per gli approvvigionamenti. L’ultimo quarto sono gli utili. Noi li reinvestiamo ogni anno in qualcosa di nuovo».

INFO: www.arenilereload.com

Storia 4

Magarìa non dorme mai

Non ha ancora un anno di vita ma i suoi bilanci economici sono molto positivi. Ce ne parla il titolare Dino Callari.

Come è nata l’idea?

«Il progetto mi è stato proposto in occasione del matrimonio di amici. Era l’aprile 2009. In due mesi abbiamo trasformato un pezzo di spiaggia mal ridotto in uno spazio per la movida notturna.

È stato tutto facile?

«No. Abbiamo affrontato problemi amministrativi, una burocrazia lenta nel rilascio delle relative licenze. Una forte difficoltà è causata dalle denunce dei vicini. Abitano a meno di 300 metri dalla battigia, spesso in case abusive. Vogliono impedire la movida notturna oltre le due di notte, causandoci un grave danno economico. Gli incassi dopo le due sono significativi… ».

La formula del successo?

«Il locale ospita dj set, esibizioni live e party. Fare impresa in spiaggia in Sicilia è un ottimo business. Bisogna incrementare la lista dei servizi, creare sempre movida notturna ed espandersi su altre spiagge. Stiamo pensando a Sciacca».

INFO: tel. 347 6964142

Storia 5

Con Toni la nostra spiaggia ha fatto gol

Otto soci, uno lo conoscono tutti. È Luca Toni, bomber italiano della Roma. La sua presenza ai Figli del sole di Cervia è una calamita per un certo tipo di clientela: giovane, modaiola e pronta a divertirsi, di giorno e di sera. «Siamo al terzo anno di attività» racconta Antonio Benfenati, 35 anni, uno dei soci «e gli affari vanno al di sopra di ogni aspettativa. Il coinvolgimento di Toni ha contribuito a fare dei bagni anche un ottimo spazio pubblicitario. Ci sono molti punti dove gli sponsor hanno visibilità: la zona balneazione, quella dove si fa sport, quella dell’aperitivo, il bar-ristorante. Tra maggio e luglio abbiamo circa 13mila presenze. E organizziamo eventi che attirano gente. Il prossimo, a luglio, un torneo di foot volley». I prezzi? Da 30 a 50 euro, per tutta la giornata.

INFO: www.metropolino.com/figli-del-sole

Silvia Messa, Millionaire 5/2011

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